Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15567 del 30/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2010, (ud. 14/05/2010, dep. 30/06/2010), n.15567

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ALTIERI Enrico – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.E. e C.G., residenti a (OMISSIS), rappresentati

e difesi come da procura alle liti a margine del ricorso

dall’Avvocato prof. Tesoriere Giovanni, domiciliati presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione.

– ricorrenti –

contro

Comune San Cipriano Picentino;

– intimato –

avverso la sentenza n. 341/4/05 della Commissione tributaria

regionale della Campania, Sezione distaccata di Salerno, depositata

il 18 ottobre 2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 14

maggio 2010 dal consigliere relatore Dott. Mario Bertuzzi;

Viste le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. MATERA Marcello, che ha chiesto il rigetto del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato a mezzo del servizio postale spedito il 4.12.2006, C.E. e C.G. ricorrono, sulla base di dieci motivi, per la cassazione della sentenza n. 341/4/05 della Commissione tributaria regionale della Campania, Sezione distaccata di Salerno, depositata il 18.10.2005, che aveva respinto il loro appello per la riforma della pronuncia di primo grado che, previa riunione, aveva rigettato i loro ricorsi per l’annullamento di sei avvisi di accertamento con cui il Comune di San Cipriano Picentino gli chiedeva il pagamento dell’ici per gli anni dal 1995 al 2000 relativamente a terreni siti nel proprio territorio, in particolare, il giudice di secondo grado aveva motivalo la propria decisione reputando infondate tutte le eccezioni di rito dei ricorrenti e rilevando, nel merito, che gli atti impugnati erano sufficientemente motivati, per fare essi “riferimento, per supportare la pretesa tributaria, all’estensione in mq. di ogni area fabbricabile catastalmente individuata con partita foglio e particella, nonchè alla ubicazione in zona, destinata a verde pubblico per attrezzature di interesse comune il cui valore unitario in mq. di L. 40.000 risulta determinato dal Servizio Espropri del Comune per l’acquisizione delle aree stesse per interventi pubblici”.

L’intimato Comune di San Cipriano Picentino non si è costituito.

Le parti ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo di ricorso denunzia “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 16, 17, 31 e 61, all’art. 101 c.p.c. e art. 24 Cost.”, censurando la sentenza impugnata per non avere rilevato d’ufficio che la comunicazione dell’avviso di rinvio al 20.12.2002 dell’udienza di trattazione del ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Salerno era avvenuta tardivamente nei confronti del ricorrente C.G., non risultando rispettato il termine dilatorio di 30 giorni stabilito dalla legge.

Il motivo è infondato alla luce della giurisprudenza di questa Corte secondo cui le irregolarità relative alla comunicazione dell’avviso di fissazione dell’udienza soggiacciono alla regola generale secondo cui la nullità degli atti processuali si convertono in motivi di impugnazione (art. 161 cod. proc. civ., comma 1), con l’effetto che esse possono essere fatte valere soltanto impugnando tempestivamente la sentenza conclusiva del grado di giudizio in cui si sono verificate (Cass. n. 5454 del 2008; Cass. n. 19576 del 2004). Nel caso di specie, essendo pacifico che l’asserita nullità si sarebbe verificata in primo grado e essa non ha formato motivo specifico di appello, la decisione della Commissione tributaria regionale, che non si è pronunciata sulla relativa questione, appare pertanto corretta.

Il secondo motivo di ricorso denunzia “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, in relazione all’art. 101 c.p.c., all’art. 24 Cost., ed al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 24 e 32”, lamentando che la Commissione tributaria regionale abbia considerato ammissibile e non tardiva la memoria istruttoria del Comune, che non si era costituito in primo grado, ed abbia altresì negato ai ricorrenti il rinvio dell’udienza a fine di eccepirne la nullità e di contestarla nel merito.

Il motivo è inammissibile in quanto l’atto di cui si deduce la nullità – a prescindere da ogni valutazione sulla effettiva ricorrenza del vizio lamentato – appare nella specie irrilevante, atteso che, non avendo punto influenzalo il convincimento del giudice come manifestatosi in sentenza, la dedotta nullità non si è estesa alla decisione. Si legge infatti nella sentenza impugnata – ed il relativo accertamento non risulta in alcun modo contestato – “che la motivazione della semenza di 1^ grado è fondata su elementi già contenuti nei provvedimenti impositivi e indipendente dalla memoria depositata dal Comune, a seguito dell’ordinanza n. 141/02, in data 18.09.2002, della Commissione Provinciale, e dalla quale ha potuto chiaramente prescindere”.

Il terzo motivo di ricorso denunzia “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 1 e 2), nonchè contraddittorio motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5)”, censurando la sentenza impugnata per avere ritenuto i terreni tassati suscettibili di utilizzazione edificatoria sulla base del solo dato che essi risultavano inseriti nel Piano regolatore generale, a prescindere dalla loro edificabilità in concreto.

Il mezzo è inammissibile in quanto propone una censura nuova. Nè dal ricorso per Cassazione ne dalla sentenza impugnata risulta, infatti, che i ricorrenti abbiano sollevato la questione de qua già in sede di ricorso introduttivo, per poi riproporla in grado di appello, assumendola a causa della dedotta illegittimità degli atti impugnati.

Il quarto motivo di ricorso denunzia “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11), nonchè, omessa motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5)”, censurando la sentenza impugnata per avere “mancato di considerare che gli avvisi di accertamento erano privi di motivazione, in quanto non indicavano fra l’altro le caratteristiche delle aree interessate, nè la zona territoriale di ubicazione, nè la destinazione d’uso consentita, nè gli oneri necessari ai fini della costruzione, nè il prezzo di mercato”, il quinto motivo di ricorso denunzia “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5), e omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5)”, censurando la sentenza impugnata per avere confermato il valore attribuito dall’Amministrazione alle aree in questione, nonostante che essa non si fosse preoccupata di accertare il valore venale in comune commercio e non avesse fatto riferimento ai parametri fissati dall’art. 5 citato.

Entrambi i motivi, che possono esaminarsi congiuntamente per la loro connessione logico e giuridica, sono infondati.

La Commissione tributaria regionale ha ritenuto gli avvisi di accertamento opposti sufficientemente motivati in ragione del rilievo che essi indicavano i dati catastali di identificazione dei terreni e, ai fini della determinazione della base imponibile, la loro ubicazione e destinazione urbanistica, nonchè la stima del loro valore medio unitario operata dall’Ufficio Espropri del Comune, la valutazione effettuata dal giudice territoriale merita di essere condivisa, apparendo i dati di contenuto rilevati dal giudice a quo sostanzialmente in linea – contrariamente a quanto dedotto con il quinto motivo – con la prescrizione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, laddove essa prevede che per le aree fabbricabili il valore è costituito da quello in comune commercio, avendo riguardo, tra l’altro, alla zona di ubicazione, all’indice di edificabilità e alla destinazione d’uso consentita, nonchè ai prezzi medi rilevati sul mercato aventi analoghe caratteristiche. In particolare, il riferimento presente negli avvisi, evidenziato dal giudice territoriale, alla ubicazione dei terreni “in zona destinata a uso pubblico per attrezzature di interesse comune” ed al “valore medio unitario a mq. di L. 40.000” come determinato dall’Ufficio Espropri del Comune, portano a ritenere assolti i requisiti di contenuto previsti dalla legge, tenuto altresì conto che l’obbligo di motivazione in materia tributaria deve ritenersi adempiuto tutte le volte in cui il contribuente sia stato posto in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e, quindi, di contestare efficacemente l’an ed il quantum della stessa (Cass. n. 13335 del 2009) e che, nella specie, il ricorso non espone critiche effettive alla decisione impugnata, indicando in modo specifico le ragioni per cui la valutazione del giudice sarebbe contraria alle disposizioni di legge.

Il sesto motivo di ricorso, che denunzia “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 7, 23 e 32). Insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia l’art. 360 c.p.c., n. 5), lamenta il mancato accoglimento delle censure svolte dai ricorrenti nei confronti dell’ordinanza con la quale la Commissione provinciale, facendo cattivo uso dei poteri istruttori previsti dall’art. 7 citato, aveva invitato il Comune al deposito di documenti.

Il motivo è inammissibile per le stesse considerazioni svolte in occasione dell’esame del secondo motivo, avendo la Commissione regionale escluso, con accertamento di fatto non investito da alcuna censura, che la pronuncia di primo grado fosse basata sulla memoria o sui documenti versati in atti dal Comune a seguito dell’ordinanza istruttoria oggetto di critica.

Il settimo motivo di ricorso, che denunzia “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione all’art. 115 c.p.c. e al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2) Insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5)”, censura la decisione impugnata per avere tratto argomenti decisivi dalla sulla memoria depositata dal Comune, da ritenersi inammissibile perchè tardiva. La decisione di secondo grado ha infatti respinto il motivo che contestava la mancanza di motivazione degli avvisi impugnati sulla base di considerazioni – l’avere essi fatto riferimento “all’estensione in mq. di ogni area fabbricabile catastalmente individuata con partita foglio e particella, nonchè alla ubicazione in zona, destinata a verde pubblico per attrezzature di interesse comune il cui valore unitario in mq. di L. 40.000 risulta determinato dal Servizio Espropri del Comune per l’acquisizione delle aree stesse per interventi pubblici che non erano contenute negli avvisi medesimi, ma soltanto nella memoria istruttoria depositata dal Comune.

Il motivo è inammissibile in quanto si risolve in una mera contestazione di un accertamento compiuto dal giudice di merito, quale quello relativo al contenuto motivazionale degli avvisi impugnati, che avrebbe potuto essere contestato unicamente sotto il profilo della violazione dei criteri di interpretazione dell’alto e previa riproduzione, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, del testo degli avvisi impugnati e di quello della memoria istruttoria del Comune, al fine di porre il Collegio nella possibilità di apprezzare la Fondatezza della censura. Costituisce diritto vivente di questa Corte infatti il principio che il ricorso per cassazione – per il principio di autosufficienza – deve contenere in sè tutti gli elementi necessari a costituire e ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad clementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito (Cass. n. 15952 del 1997; Cass. n. 14767 del 2007: Cass. n. 12362 del 2006).

L’ottavo motivo di ricorso denunzia “Omessa motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5) e violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla L. n. 212 del 2000, art. 7”, assumendo che la Commissione regionale avrebbe dovuto rilevare il difetto di motivazione degli avvisi anche in ragione del fatto che ad essi non era allegato il documento proveniente dall’Ufficio Espropri del Comune, che si assume contenere gli indici di stima dei terreni.

Il mezzo appare inammissibile in quanto nè dal ricorso per cassazione nè dalla sentenza impugnata risulta che i ricorrenti avessero sollevato il vizio di motivazione degli atti impositivo sotto il profilo della mancata allegazione del documento di stima in esso menzionato. Nè risulta, invero, in mancanza della riproduzione degli avvisi di accertamento, se tale documento fosse soltanto menzionato negli avvisi, con conseguente onere di allegazione, ovvero in essi riprodotto nel suo contenuto, con conseguente inesistenza di qualsiasi onere corrispondente, attesa la sostanziale equipollenza, ai fini dell’adempimento stabilito dalla L. n. 212 del 2000, art. 7, della riproduzione dell’atto richiamato con la sua allegazione.

Il nono motivo di ricorso, che denunzia “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 23, 24, 32 e 58, comma 2) nonchè difetto di motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5) “assume che “La memoria istruttoria richiamata dalla CTP e fatta propria dalla sentenza della CTR non poteva essere ammessa come prova o documento nemmeno nel processo di appello, perchè il Comune non era costituito”.

Il mezzo è inammissibile in virtù della considerazione svolta in sede di esame del secondo e settimo motivo.

Il decimo motivo denunzia “Omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti (art. 360 c.p.c., n. 5)” lamentando che la Commissione tributaria regionale non si sia pronunciata su decreto di esproprio del 30.3.2000 depositato dagli appellanti il 26.4.2005 a riprova che le aree, proprio per essere espropriagli, avevano un valore inferiore rispetto a quello accertato.

Il motivo appare inammissibile per mancata decisività della censura, atteso che esso non deduce e non dimostra che la valutazione dei beni da parte del Comune ai fini dell’applicazione dell’imposta non abbia preso in considerazione la espropriabilità degli stessi, conclusione che appare formalmente in contrasto con l’accertamento della sentenza impugnata secondo cui gli stessi avvisi facevano riferimento alla stima operata dall’Ufficio espropri del Comune. Nè viene dedotto e dimostrato che il carattere di espropriabilità dei terreni, se considerato, avrebbe portato ad una valutazione degli stessi inferiore a quella operata dal Comune negli avvisi di accertamento impugnati.

Il ricorso va pertanto respinto.

Nulla si dispone sulle spese di giudizio, non avendo il Comune intimato svolto attività difensiva.

PQM

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 14 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2010

 

 

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