Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15567 del 14/07/2011

Cassazione civile sez. I, 14/07/2011, (ud. 14/06/2011, dep. 14/07/2011), n.15567

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30913/2006 proposto da:

B.G. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE 22, presso l’avvocato

POTTINO Guido, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ZAULI CARLO, giusta, procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.L. (c.f. (OMISSIS)), B.R.,

elettivamente domiciliate in ROMA, VIA FABIO MASSIMO 60, presso

l’avvocato CAROLI Enrico, rappresentate e difese dall’avvocato ZAVOLI

ANTONIO, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1017/2006 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 09/10/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

14/06/2011 dal Consigliere Dott. FRANCESCO FELICETTI;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato A. CUCCIA, per delega, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito, per le controricorrenti, l’Avvocato E. CAROLI che ha chiesto

il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il sig. B.G., con ricorso 28 maggio 2002 al tribunale di Rimini chiedeva che fosse dichiarata l’interdizione o l’inabilitazione della propria madre sig.ra G.L.. Il contraddittorio veniva instaurato nei confronti dell’interdicenda e della figlia sig. B.R., le quali si costituivano chiedendo la reiezione della domanda e i danni ex art. 96 c.p.c..

Espletata CTU, il tribunale rigettava tutte le domande e condannava l’attore al pagamento delle spese processuali nei confronti di G. L. e B.R.. Il sig. B.G. proponeva appello, deducendo la nullità della perizia (e chiedendone la rinnovazione), la mancata ammissione di prove testimoniali da lui richieste, l’erroneità della decisione impugnata anche con riferimento alla liquidazione delle spese in favore della sig.ra B.R. e dell’interdicenda. Chiedeva conclusivamente l’interdizione, ovvero l’inabilitazione della madre, o in ulteriore subordine la nomina in via provvisoria di un amministratore di sostegno. Le appellate si costituivano chiedendo la reiezione del gravame e la condanna dell’appellante al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c..

La Corte d’appello di Bologna, con sentenza depositata il 9 ottobre 2006, respingeva l’appello e la domanda ex art. 96 c.p.c.. Il sig. B.G. ha proposto ricorso a questa Corte avverso tale sentenza con atto notificato alle controparti il 9/11 novembre 2006 alla sig.ra G.L. ed il 9/14 novembre 2006 alla sig.ra B.R., formulando 10 motivi di gravame. Le parti intimate resistono con controricorso notificato il 13 dicembre 2006.

Il ricorrente ha anche depositato memoria.

Il collegio delibera a che si faccia luogo a motivazione semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si denuncia la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia su una domanda, nonchè degli artt. 194, 195, 201 e 202 c.p.c.. L’omessa pronuncia riguarderebbe il primo motivo dell’appello, con il quale era stata dedotta la nullità della CTU per violazione del contraddittorio. Con il motivo, in subordine, si ripropone la censura, così formulandosi il quesito di diritto a conclusione del motivo: “Si chiede alla Corte di precisare se una consulenza svolta senza che il CTU interpelli i CTP, nè invii a costoro l’elaborato per raccogliere le loro argomentazione tecniche, sia o non sia da ritenersi inesistente, ovvero nulla e comunque priva di qualunque effetto probatorio, anche solo indiziario, nel processo in cui è stata disposta ovvero in altro giudizio (con conseguente obbligo di disporne la rinnovazione o la nomina di altro esperto ai sensi dell’art. 196 c.p.c.). Si chiede in particolare alla Corte di precisare se il CTU deve inviare preventivamente a entrambi i CTP le proprie conclusioni e quindi raccogliere, nel termine previsto dal decidente, le eventuali note critiche e/o quelle dissenzienti”.

Il motivo è infondato. La Corte d’appello ha dato atto che i consulenti tecnici di parte sono stati avvisati dell’inizio delle operazioni peritali e ciò deve ritenersi sufficiente a garantire il contraddittorio, essendo onere dei consulenti di parte seguire la consulenza tecnica e formulare le loro osservazioni in contrario nel corso di essa o dopo il suo deposito. Nè rileva la modifica intervenuta al testo dell’art. 195 c.p.c., ad opera della L. n. 69 del 2009, non applicabile “ratione temporis” al processo.

2. Con il secondo motivo si denuncia la violazione degli artt. 414 e 415 cod. civ., in relazione alla o valutazione data dalla Corte d’appello alla relazione peritale – che si riporta in parte – al fine del rigetto sia della domanda d’interdizione di quella d’inabilitazione. Si formula al riguardo il seguente quesito:

“Sussistono i requisiti dell’interdizione o dell’inabilitazione in presenza di una persona logorroica e non particolarmente organica nella ricostruzione dei fatti, notevolmente ansiosa e preoccupata, con una certa rigidità ideativa, e una capacità mnesica più efficace in relazione a eventi di vecchia data che non a fatti recenti, un eloquio ripetitivo e una circostanzialità del ricordo che, unito a una notevole logorrea, ha di fatto impedito la raccolta di un’anamnesi adeguata, non in grado di informazioni chiare e cronologicamente ben individuabili?” Il motivo è inammissibile, chiedendosi con il quesito formulato a sua conclusione una valutazione di mero fatto, del tutto estranea alla funzione ed eccedente i limiti del giudizio di cassazione.

3. Con il terzo motivo si denuncia la violazione degli artt. 404 e 418 cod. civ. e omessa pronuncia in relazione alla domanda subordinata di nomina di un amministratore di sostegno provvisorio.

Si formula al riguardo il seguente quesito: “In relazione a un’ipotesi di persona da ritenersi logorroica e non particolarmente organica nella ricostruzione dei fatti, notevolmente ansiosa e preoccupata, con una certa rigidità ideativa, e una capacità mnesica più efficace in relazione a eventi di vecchia data che non a fatti recenti, un eloquio ripetitivo e una circostanzialità del ricordo che, unito a una notevole logorrea, ha di fatto impedito la raccolta di un’anamnesi adeguata, deve il giudice porsi il problema dell’applicabilità dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, e disporre la trasmissione degli atti al giudice tutelare dopo avere adottato i provvedimenti provvisori ex art. 405 cod. civ.?” Il motivo è infondato essendo il rigetto della domanda subordinata implicito nella motivazione e nel dispositivo della sentenza impugnata.

4. Con il quarto motivo si denunciano la violazione dell’art. 115 c.p.c., e vizi motivazionali per non avere il giudice di secondo grado, come già il tribunale, ammesso, senza adeguata motivazione, una prova testimoniale (di cui si riportano i capitoli) diretta a provare fatti relativi a comportamenti tenuti in alcune circostanze dall’interdicenda. Si formula il seguente quesito: “Il giudice deve ammettere una prova testimoniale ammissibile dalla quale possano emergere circostanze utili ai fini dell’interdizione in corso?”.

Il motivo è inammissibile, per essere il quesito del tutto astratto e pertanto non conforme ai consolidati criteri elaborati da questa Corte in proposito.

5. Con il quinto motivo si denuncia la violazione degli artt. 115, 116 e 61 c.p.c., art. 2697 cod. civ., e vizi motivazionali in relazione alla mancata ammissione di una CTU contabile al fine di esaminare come l’interdicenda usasse il proprio denaro. Si formula al riguardo il seguente quesito: “In relazione alla prova di fatti rilevanti per l’interdizione e/o l’inabilitazione e/o la nomina di un amministratore di sostegno, può il giudice di merito respingere la consulenza volta a provarne il fondamento e ritenere al contempo sguarniti di prova i fatti che tendevano a provarlo?”.

Il motivo è inammissibile, sia per quanto attiene alla deduzione di vizi motivazionali, non essendo accompagnato dalla sintesi prescritta dall’art. 366 bis c.p.c.; sia per quanto attiene alle dedotte violazioni di legge, avendo la Corte d’appello, com’era nei suoi poteri di giudice di merito, ritenuto non necessaria la consulenza contabile, avendo già acquisito gli elementi necessari per la decisione in base alla CTU espletata sulla persona dell’interdicenda.

6. Con il sesto motivo si denunciano la violazione degli artt. 210, 211 e 213 c.p.c. nonchè omesso esame di un punto decisivo, per avere la Corte d’appello ignorato la richiesta del ricorrente di acquisizione della documentazione bancaria relativa all’interdicenda e quella relativa alla salute dell’interdicenda presso la casa di riposo di (OMISSIS). Si formula il seguente quesito: “Ove l’esibizione richiesta e non ammessa (inerente la documentazione bancaria e sanitaria) risulti funzionale alla dimostrazione di punti decisivi della controversia, è tenuto il giudice ad assecondarla?”.

Anche tale motivo è inammissibile, sia per quanto attiene alla deduzione di vizi motivazionali, non essendo accompagnato dalla sintesi prescritta dall’art. 366 bis c.p.c.; sia per quanto attiene alle dedotte violazioni di legge, avendo la Corte d’appello, com’era nei suoi poteri di giudice di merito, ritenuto superflue le acquisizioni richieste avendo già acquisito gli elementi necessari per la decisione in base alla CTU espletata sulla persona dell’interdicenda.

7.Con il settimo motivo si denunciano la violazione degli artt. 115, 116 e 345 c.p.c., nonchè motivazione contraddittoria su un punto decisivo per avere la Corte d’appello ingiustificatamente rifiutato di disporre la rinnovazione della CTU, anche in relazione al tempo nel frattempo trascorso. Si formula il seguente quesito: “In relazione alla prova di fatti rilevanti per l’interdizione e/o l’inabilitazione e/o la nomina di un amministratore di sostegno può il giudice di merito in relazione ad una questione definita ingravescente dal consulente di prime cure per presenza del morbo di Parkinson respingere la CTU volta a provarne il fondamento e ritenere al contempo sguarniti di prova i fatti che tendevano a provarlo?”.

Il motivo è inammissibile, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito accogliere o rigettare l’istanza di rinnovo di CTU, senza che il provvedimento negativo possa essere censurato in sede di legittimità ove risulti, come nel caso di specie, con motivazione adeguata, che gli elementi di convincimento per disattendere la richiesta siano stati tratti dalle risultanze già acquisite e ritenute esaurienti (ex multis Cass. 11 maggio 2007, n. 10849).

8. Con l’ottavo motivo si denuncia la violazione degli artt. 91, 417, 712, 713, 714 e 716 c.p.c., in relazione alla condanna alle spese in favore della figlia dell’interdicenda, B.R., che non era legittimata al processo. Si formula il seguente quesito: “La figlia dell’interdicendo può essere parte del procedimento d’interdizione e può reclamare spese giudiziali in caso di reiezione della domanda proposta dal ricorrente?”.

Il motivo è infondato, essendo stata la figlia dell’interdicenda parte di entrambi i gradi del giudizio d’interdizione, nel quale si è costituita avendone legittimazione, e quindi, nella sua qualità di parte, aveva diritto alla condanna alle spese della parte soccombente.

9. Con il nono motivo si denuncia la violazione degli artt. 91, 712, 716 e 718 c.p.c., in relazione alla condanna del ricorrente alle spese nei confronti dell’interdicenda, trattandosi di procedimento di volontaria giurisdizione per il quale non è prevista la condanna alle spese. Si formula il seguente quesito: “Può essere considerato soccombente chi agisce, come nel caso di specie B.G., nell’interesse della madre, ossia dell’interdicenda?”.

Il motivo è infondato, configurandosi il giudizio d’interdizione, pur nella sua particolarità, come un giudizio contenzioso speciale, con la conseguente applicabilità della normativa in tema di condanna alle spese giudiziali (Cass. 9 novembre 2011, n. 21718).

10. Con il decimo motivo si denuncia la violazione dell’art. 92 c.p.c., in relazione alla mancata compensazione delle spese, poichè il procedimento era, stato promosso dal ricorrente nell’interesse esclusivo della madre. Si formula il seguente quesito: “Costituiscono gravi motivi ex art. 92 c.p.c., quelli ut supra individuati?”.

Il motivo è inammissibile richiedendosi con esso a questa Corte una valutazione estranea al giudizio di legittimità.

Il ricorso va pertanto rigettato, con la condanna del ricorrente alle spese del giudizio di cassazione che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di cassazione che liquida nella misura complessiva di Euro duemilasettecento, di cui Euro duecento per spese vive, oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 14 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2011

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