Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15564 del 22/06/2017

Cassazione civile, sez. VI, 22/06/2017, (ud. 23/05/2017, dep.22/06/2017),  n. 15564

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15306/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

T. COSTRUZIONI s.r.l., T.G.,

T.N.F.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 107/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA – SEZIONE DISTACCATA di FOGGIA, depositata il

20/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 23/05/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTA CRUCITTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Commissione Tributaria Regionale della Puglia, con la sentenza indicata in epigrafe – dichiarata l’inammissibilità dell’appello principale proposto dai contribuenti avverso la decisione di primo grado perchè non depositato presso la segreteria del giudice di primo grado – dichiarava, conseguentemente, inammissibile anche l’appello incidentale proposto avverso la medesima sentenza dall’Agenzia delle Entrate, anch’esso, peraltro, non depositato presso la segreteria del Giudice a quo.

Avverso la sentenza l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidandosi a unico motivo.

I contribuenti non resistono.

A seguito di proposta ex art. 380 bis c.p.c. e di fissazione dell’adunanza della Corte in Camera di consiglio, ritualmente comunicate, la ricorrente ha depositato memoria.

Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo – rubricato: violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 53 e 54, L. n. 23 del 2014, art. 7, comma 1 e del D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 36 – la ricorrente censura la C.T.R. per avere posto a carico dell’appellante incidentale l’onere di depositare presso la Segreteria della Commissione provinciale copia dell’appello incidentale, una volta verificato il mancato deposito da parte dell’appellante principale, laddove nessuna prescrizione normativa, in tal senso, è prevista a carico della parte processuale che abbia proposto tempestivamente, entro sessanta giorni, l’appello incidentale ed anzi la novella relativa a tali norme l’ha espressamente esclusa.

2. La censura non è meritevole di accoglimento. La sentenza impugnata ha fatto, invero, corretta applicazione delle norme indicate come violate, seguendo l’interpretazione datane da questa Corte. Si è, infatti, affermato che “in tema di contenzioso tributario, l’appello incidentale è inammissibile, anche se tempestivamente proposto, quando non sia depositata copia dello stesso nella segreteria della Commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata, ove sia inammissibile anche l’appello principale. Infatti, pur non essendo la prima impugnazione travolta dall’inammissibilità della seconda, atteso che questa conseguenza è prevista per le sole impugnazioni incidentali tardive, l’incombente del deposito deve ritenersi imposto anche all’appellante incidentale tempestivo, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 2, come modificato dal D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 3 bis, convertito nella L. 2 dicembre 2005, n. 248, in quanto diretto ad evitare il rischio di un’erronea attestazione del passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Nè la previsione di tale onere a carico dell’appellante incidentale rende allo stesso estremamente difficile l’esercizio del diritto di difesa, spettandogli il termine di sessanta giorni dalla notifica dell’appello principale per costituirsi e, quindi, per verificare se l’appellante principale abbia effettuato l’adempimento o se, invece, egli debba surrogarsi a questo per evitare la pronuncia di inammissibilità” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 4679 del 23/03/2012 integralmente richiamata da Cass. Sez. 6-5, Sentenza n. 12017 del 2013 e, di recente, Cass. n. 15432/2015; 17222/16).

3. A fronte di detti principi, le argomentazioni a confutazione svolte dalla ricorrente, anche in memoria, non colgono nel segno laddove, da un canto, l’inammissibilità dell’appello incidentale in caso di mancato deposito presso la segreteria del Giudice che ha emesso la sentenza impugnata, pur non essendo previsto espressamente dalla norma, deriva conseguenzialmente dal carattere autonomo dell’impugnazione incidentale tempestiva; e, dall’altro, la previsione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 3 (il quale prescrive che subito dopo il deposito del ricorso in appello la segreteria della commissione tributaria regionale chiede alla segreteria della commissione provinciale la trasmissione del fascicolo del processo, che deve contenere copia autentica della sentenza)” non soccorre ad evitare il rischio di un’erronea attestazione del passaggio in giudicato della sentenza impugnata, trattandosi, di norma di natura meramente acceleratoria, la cui applicazione, per come rilevato anche dalla Corte Costituzionale con la pronuncia n 321/2009, viene a gravare la segreteria del Giudice di appello di compiti informativi necessariamente intempestivi (perchè successivi alla costituzione in giudizio dell’appellante) ed organizzativamente onerosi. Mentre la novella non trova applicazione ratione temporis alla fattispecie.

4. Il ricorso va, pertanto, rigettato senza pronuncia sulle spese per la mancata attività difensiva da parte degli intimati.

PQM

 

Rigetta il ricorso.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 23 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2017

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