Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15553 del 30/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2010, (ud. 12/05/2010, dep. 30/06/2010), n.15553

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – rel. Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

COMUNE DI LUCCA in persona del Commissario Straordinario pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA V.LE DELLE MILIZIE 34, presso lo

Studio dell’avvocato AGOSTINO ROCCO, rappresentato e difeso

dall’avvocato LOGOZZO MAURIZIO, giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

M.L., elettivamente domiciliata in ROMA VIA CRESCENZIO

91, presso lo studio dell’avvocato POMPEI CLAUDIO, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato DE CESARI PAOLO, giusta delega a

margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 118/2005 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,

depositata il 22/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/05/2010 dal Consigliere Dott. MARIAIDA PERSICO;

udito per il ricorrente l’Avvocato MARINO BISCONTI, per delega

dell’Avvocato LOGOZZO, che ha chiesto l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

M.N. propose ricorso avverso n. 5 avvisi di accertamento con i quali il Comune di Lucca aveva liquidato la maggiore ICI accertata, oltre sanzioni, per gli anni dal 1995 al 1999 relativamente ai terreni da lei posseduti; dedusse la carenza di motivazione e l’inapplicabilità dei valori standardizzati, risultando i terreni edificabili solo dopo l’approvazione del PE.D. che esige la concorde partecipazione al piano attuativo di almeno il 75% dei proprietari, cosichè la mera riduzione del 25% non poteva considerarsi sufficiente. Il Comune resisteva specificando che nelle more erano state riformate le rendite ed i valori.

Con coevo ricorso la sig.ra M., quale erede di M. A., impugnò altri n. 5 avvisi di liquidazione ICI, anch’essi relativi agli anni dal 1995 al 1999 con medesima motivazione.

La Commissione Tributaria Provinciale, riuniti i due ricorsi, respingeva gli stessi.

Contro la relativa sentenza la contribuente proponeva appello,proseguito poi dall’erede della stessa M.L., reiterando le proprie doglianze, in particolare lamentava la circostanza che, pur essendo i suoli edificabili dal 1970, non era mai stato costruito nulla, dal che derivava l’irrilevanza del prezzo astrattamente determinato. Il Comune resisteva proponendo appello incidentale sulle sanzioni.

La Commissione tributaria regionale, con la sentenza indicata in epigrafe, accoglieva l’appello.

Contro tale sentenza ricorre con motivo unico il Comune, che deposita altresì memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.; l’intimata resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVAZIONE

Il Comune ha dedotto la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, lett. b) (art. 360 c.p.c., n. 3) sul rilievo che la Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto, in via di fatto, l’inedificabilità dell’area soggetta ad imposizione ICI “rimanendo la possibilità di costruirvi sopra un fatto puramente cartaceo”.

La censura è fondata in virtù del principio già enucleati dalle Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U, Sentenza n. 25506 del 30/11/2006, Rv. 593375; in senso conf. n. 15558 del 02/07/2009,Rv.

608628)) che ha affermato “In tema di ICI, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 11 quaterdecies, comma 16, convertito con modificazioni dalla L. 2 dicembre 2005, n. 248, e del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 36, comma 2, convertito con modificazioni dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, che hanno fornito l’interpretazione autentica del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, comma 1, lett. b), l’edificabilità di un’area, ai fini dell’applicabilità del criterio di determinazione della base imponibile fondato sul valore venale, dev’essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione dello stesso da parte della Regione e dall’adozione di strumenti urbanistici attuativi. L’inizio del procedimento di trasformazione urbanistica è infatti sufficiente a far lievitare il valore venale dell’immobile, le cui eventuali oscillazioni, in dipendenza dell’andamento del mercato, dello stato di attuazione delle procedure incidenti sullo “ius aedificandi” o di modifiche del piano regolatore che si traducano in una diversa classificazione del suolo, possono giustificare soltanto una variazione del prelievo nel periodo d’imposta, conformemente alla natura periodica del tributo in questione, senza che ciò comporti il diritto al rimborso per gli anni pregressi, a meno che il Comune non ritenga di riconoscerlo, ai sensi del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 59, comma 1, lett. f). L’inapplicabilità del criterio fondato sul valore catastale dell’immobile impone peraltro di tener conto, nella determinazione della base imponibile, della maggiore o minore attualità delle sue potenzialità edificatorie, nonchè della possibile incidenza degli ulteriori oneri di urbanizzazione sul valore dello stesso in comune commercio.”.

Nel caso di specie l’edificabilità delle aree in questione è incontestata, così come è pacifica la mancanza del P.E.D. (Piano Esecutivo di Dettaglio). E’ ugualmente incontrastato che tale mancanza ha comportato l’inserimento da parte del Comune del cespite in questione tra quelli la cui edificabilità non è piena, essendo subordinata alla presentazione del piano attuativo, ed il cui valore è stato quindi determinato scontando il valore del 25%.. Da tanto consegue, in attuazione dei principi di cui sopra, l’erroneità del pronunciato del giudice dell’appello che – nel dare atto dell’esistenza di un contrasto giurisprudenziale sul punto e della rimessione della questione alle Sezioni Unite – ha ritenuto non corretto il valore venale determinato dal Comune ed il conseguente prelievo fiscale liquidato, nonostante la mancata adozione in concreto dello strumento attuativo, quale il Piano Esecutivo di Dettaglio.

Pertanto l’impugnata decisione deve essere annullata; la causa, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., viene decisa nel merito con il rigetto dei ricorsi introduttivi.

Tenuto conto dell’epoca di formazione dell’indirizzo giurisprudenziale fatto proprio da questo Collegio in relazione alla data di presentazione del ricorso per Cassazione, vengono interamente compensate tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta i ricorsi introduttivi; compensa interamente tra le parti le spese di giudizio.

Così deciso in Roma, il 12 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2010

 

 

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