Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15534 del 21/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 21/07/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 21/07/2020), n.15534

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

Dott. DI PAOLA Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27546-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

B.A., EQUITALIA NORD SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 16/2013 della COMM. TRIB. REG. del

VENETO/VENEZIA, depositata il 10/04/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/02/2020 dal Consigliere Dott. DI PAOLA LUIGI.

Fatto

RILEVATO

che:

con la sentenza impugnata è stata confermata la pronuncia della Commissione tributaria provinciale di Treviso, con la quale era stata accolta l’impugnativa proposta da B.A. avverso la cartella di pagamento n. (OMISSIS), sul rilievo che il contribuente aveva proceduto al regolare pagamento rateale del debito erariale, previa prestazione di garanzia fideiussoria;

per la cassazione della decisione ha proposto ricorso l’Agenzia delle Entrate, affidato a tre motivi;

B.A. ed Equitalia nord S.p.A. sono rimasti intimati.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo, l’Agenzia delle Entrate – denunciando nullità della sentenza per mancanza del requisito motivazionale previsto dal combinato disposto del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 61 e art. 36, comma 2, n. 4, nonchè violazione dell’art. 132 c.p.c. e dell’art. 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – si duole che il giudice di appello abbia reso una statuizione (i.e.: “Anche il secondo motivo è contraddetto dalla lettura della sentenza impugnata, dal momento che il Giudice di primo grado, contrariamente a quanto affermato nell’appello, aveva ben saputo individuare il punto di diritto applicato alla fattispecie concreta, ravvisato nell’assenza di norma di legge che comminasse inequivocabilmente la decadenza dal beneficio del pagamento rateale per il ritardo nella presentazione della garanzia patrimoniale”) corredata da una apparente motivazione e gravemente manchevole sotto il profilo giuridico poichè priva di qualsivoglia riferimento alla fattispecie in esame;

con il secondo motivo – denunciando violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 3 bis e del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – lamenta che il predetto giudice abbia errato nell’interpretare la normativa di riferimento, che non prevede, come ritenuto, la sussistenza di un diritto alla rateizzazione, bensì una agevolazione fiscale assoggettata a determinate condizioni – non verificatesi nel caso -, tra cui l’invio all’Ufficio della documentazione relativa alla prestazione della garanzia entro dieci giorni dal versamento della prima rata e la commisurazione della garanzia stessa alle sanzioni in misura piena;

con il terzo motivo – denunciando violazione e/o falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – si duole che la CTR abbia dichiarato inammissibile, per difetto di specificità, il primo motivo di ricorso in appello, con il quale era stata dedotta la carenza della motivazione della sentenza di primo grado, in quanto il motivo in questione conteneva una precisa critica (i.e.: “La Commissione non ha tenuto conto del fatto che la parte era soggetta a sanzione piena in quanto, come prescritto dalla norma, non provvedendo a presentare la polizza nei tempi prescritti, era decaduta dall’agevolazione concessa della riduzione ad un terzo delle sanzioni”) alla predetta sentenza;

il primo motivo è infondato, poichè, contrariamente a quanto sostenuto in ricorso, la sentenza reca una motivazione, incentrata sull’assenza di una norma di legge cui ricondurre la previsione della decadenza dal beneficio del pagamento rateale per il ritardo nella presentazione della garanzia patrimoniale;

il secondo motivo è invece fondato (con conseguente assorbimento del terzo), in quanto dal D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 3 bis (in vigore per il periodo di imposta accertato, ove, per quanto di interesse, era previsto che “Le somme dovute ai sensi dell’art. 2, comma 2, e dell’art. 3, comma 1, se superiori a duemila Euro, possono essere versate in un numero massimo di sei rate trimestrali di pari importo, ovvero, se superiori a cinquemila Euro, in un numero massimo di venti rate trimestrali di pari importo. Se le somme dovute sono superiori a cinquantamila Euro, il contribuente è tenuto a prestare idonea garanzia commisurata al totale delle somme dovute, comprese quelle a titolo di sanzione in misura piena, per il periodo di rateazione dell’importo dovuto aumentato di un anno, mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria… In tali casi, entro dieci giorni dal versamento della prima rata il contribuente deve far pervenire all’ufficio la documentazione relativa alla prestazione della garanzia… L’importo della prima rata deve essere versato entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione”) si trae il principio secondo cui la mancata tempestiva presentazione della garanzia impedisce il sorgere del beneficio alla rateizzazione, analogamente a quanto accade in materia di accertamento con adesione ai sensi del D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 8 (cfr., sul punto, Cass. 25/05/2018, n. 13143, ove è statuito che “il pagamento della prima rata e la prestazione della garanzia non costituiscono mera modalità di esecuzione della procedura bensì presupposto fondamentale ed imprescindibile di efficacia della stessa: ne consegue che, quando sia stata omessa la prestazione della garanzia prevista dalla legge, in caso di pagamento rateale, i futuri pagamenti non possono essere rimessi alla sola diligenza del debitore, per cui la procedura non può dirsi perfezionata e permane, nella sua integrità, l’originaria pretesa tributaria oggetto di accertamento, da impugnare in via autonoma”; in senso conforme v., tra le altre, Cass. 2/10/2013, n. 22510);

in accoglimento del secondo motivo di ricorso, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla C.T.R. del Veneto, in diversa composizione, per un nuovo esame ed anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

rigetta il primo motivo di ricorso ed accoglie il secondo, assorbito il terzo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. del Veneto, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2020

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