Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1550 del 23/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 23/01/2020, (ud. 11/12/2019, dep. 23/01/2020), n.1550

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36851-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.N.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2111/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 10/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 11/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LA TORRE

MARIA ENZA.

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Lombardia, meglio indicata in epigrafe, che, in controversia su impugnazione avverso intimazione di pagamento IRPEF-ALTRO, anno 2000, ha rigettato l’appello dell’ufficio, ritenendo “inammissibile l’eccezione di sospensione dei termini di prescrizione per settantaquattro giorni per effetto della L. n. 147 del 2013, in quanto proposta per la prima volta in appello”.

M.N. è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione e/o falsa applicazione degli artt. 112 e 113 c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, nonchè dell’art. 2938 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver la CTR ritenuto l’eccezione di sospensione della prescrizione una domanda nuova, inammissibile in appello.

Il motivo è fondato.

Nel contenzioso tributario costituisce eccezione in senso stretto lo strumento processuale attraverso il quale si fa valere un atto giuridico avente efficacia modificativa od estintiva della pretesa fiscale, non potendo essere considerata tale – e non comportando pertanto il divieto di sollevare eccezioni nuove in appello, posto dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 57 – la nuova deduzione, in grado di appello, di cosiddette eccezioni improprie, o mere difese, in quanto dirette a sollecitare il rilevo d’ufficio da parte del giudice, della inesistenza dei fatti costitutivi del diritto dedotto in giudizio, ovvero, specularmente, volte alla mera contestazione da parte dell’Amministrazione finanziaria delle censure mosse dal contribuente all’atto impugnato con il ricorso, ed alle quali rimane circoscritta l’indagine rimessa al giudice.

Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 2, infatti, comporta esclusivamente la preclusione delle eccezioni nuove, cioè di quelle eccezioni che si risolvono in “mutamento, in secondo grado, degli elementi materiali del fatto costitutivo delle pretesa” con conseguente ampliamento del “thema decidendum”.

Ne consegue che, avuto riguardo all’oggetto del contendere così per come definito dal ricorso in primo grado del contribuente – individuato nella prescrizione del diritto – le contrarie allegazioni dell’Ufficio, volte ad affermare a sospensione di settantaquattro giorni dei termini di prescrizione per effetto della L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 623 – rappresentano una mera difesa o un’eccezione in senso improprio, pienamente ammissibile anche in appello in quanto mera contestazione delle censure mosse all’atto impugnato con il ricorso, senza introduzione di alcun elemento nuovo d’indagine (cfr. Cass. Sez. 5 -. Sentenza n. 242.1.L del 29/11/2016; Cass. n. 19567 del 30/09/2016). Se ciò vale con riferimento all’allegazione dei fatti a fondamento dell’eccezione di sospensione dei termini prescrizionali, a maggior ragione, deve altrettanto ritenersi qualora l’eccezione de qua si fondi su una norma di legge soggetta, peraltro, al principio iura novit curia.

La Sezioni Unite hanno altresì statuito la rilevabilità d’ufficio dal giudice in qualsiasi stato e grado del processo dell’eccezione di sospensione della prescrizione – così come dell’eccezione d’interruzione della prescrizione – configurandosi, diversamente dall’eccezione di prescrizione, come eccezione in senso lato, purchè sulla base di allegazioni e di prove ritualmente acquisite o acquisibili al processo ed il rilievo d’ufficio – delle eccezioni in senso lato – non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione della parte; ciò anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino ritualmente acquisiti agli atti, in guanto il regime delle eccezioni si pone in funzione del valore primario del processo, costituito dalla giustizia della decisione, che resterebbe svisato ove anche le questioni rilevabili d’ufficio fossero subordinate ai limiti preclusivi di allegazione e prova previsti per le eccezioni in senso stretto (Sez. Un., n. 10531 del 07/05/2013; Cass. n. 18602 del 05/08/2013).

In applicazione dei superiori principi, pertanto, ha errato, nel caso di specie, la CTR nel dichiarare inammissibile l’appello dell’Ufficio, ritenendo l’eccezione di sospensione di prescrizione quale domanda nuova.

Il ricorso, pertanto, va accolto e la sentenza conseguentemente cassata, con rinvio alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 11 Dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 23 gennaio 2020

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