Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15488 del 30/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2010, (ud. 14/04/2010, dep. 30/06/2010), n.15488

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ALTIERI Enrico – rel. Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.A., res. in (OMISSIS), rappresentato e difeso

dagli Avvocati Mosele Antonella e Antonio Maccari ed elettivamente

domiciliato in Roma, via Alberico II, n. 53, presso l’Avvocato Franco

Chiapparelli;

– ricorrente –

contro

1) COMUNE di Spresiano (TV), in persona del Sindaco, rappresentato e

difeso dagli Avvocati Riposati Francesco, Domenico Riposati (entrambi

dei foro di Treviso) e Stanislao Aureli del foro di Roma, nel cui

studio in Roma, via Asiago 8, è Enrico Altieri elettivamente

domiciliato;

2) Agenzia del Territorio, in persona del Direttore Generale,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, nei cui

uffici in Roma, via dei Portoghesi, 12, è domiciliata;

– controricorrenti –

per la cassazione della sentenza della commissione tributaria

regionale del Veneto 20 luglio – 25 settembre 2005 n. 30/25/05;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

presidente dott. Enrico Altieri;

Sentito per il Comune di Spresiano l’Avvocato Aureli, il quale ha

concluso per il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del sostituto procuratore generale dott.

SEPE Ennio Attilio, il quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso

soltanto per quanto attiene a sanzioni ed interessi e il rigetto nel

resto.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

p.1 Svolgimento Del Processo.

Il Comune di Spresiano notificava a M.A., in data 10 agosto 2002, avvisi di liquidazione ICI per gli anni da 1997 a 2001, in relazione a un fabbricato, sulla base di atti di attribuzione di rendita dell’Agenzia del Territorio di Treviso, adottati il 24 novembre 1999 e consegnati al Comune, per la notifica, il 4 febbraio 2000.

Il M. impugnava gli avvisi nei confronti del Comune e dell’Agenzia de Territorio. La commissione tributaria provinciale di Treviso rigettava il ricorso osservando:

– i termini per impugnare l’attribuzione di rendita decorrevano dalla data di affissione all’albo pretorio del Comune;

– non era rilevante il certificato dell’UTE, concernente l’attribuzione di rendita provvisoria;

– la legittimità degli avvisi era una conseguenza dell’attribuzione di rendita definitiva.

Con sentenza 20 luglio – 26 settembre 2005 la commissione tributaria regionale del Veneto confermava la sentenza di primo grado con la seguente motivazione:

– l’inosservanza del termine di cui al D.Lgs., artt. 54 e 23 per la costituzione in giudizio non comportava decadenza, stante il suo carattere non perentorio;

– non era applicabile l’invocata ipotesi di cui alla L. n. 342 del 2000, art. 74, comma 1 essendo valida la notifica effettuata mediante affissione all’albo pretorio del Comune, avvenuta il 4 febbraio 2002.

Era, quindi da applicarsi l’art. 74, comma 3 riferentesi a rendite attribuite prima del 31 dicembre 1999 e non ancora recepite in atti impositivi dell’ente locale al momento di entrata in vigore della L. n. 342 del 2000;

– in tale situazione il Comune doveva liquidare l’imposta in base alla rendita definitiva, recuperando eventuale differenze rispetto a quella dovuta in base alla rendita provvisoria;

– gli atti impositivi integravano anche mezzi di notifica della rendita, anche a prescindere dalla notifica per affissione all’albo pretorio;

– non doveva ritenersi necessaria l’allegazione dell’atto di attribuzione della rendita all’avviso di liquidazione, contenente questo tutti i dati del classamento; doveva, inoltre, considerarsi che la L. n. 342 del 2000 era posteriore allo Statuto del contribuente, e quindi poteva derogare allo stesso;

– la retroattività della rendita e la conseguente imposizione erano previste dallo stesso art. 74. La retroattività discendeva anche dal combinato disposto del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11 e del già citato art. 74, nel senso che già la prima norma prevede la ripresa delle differenze d’imposta derivanti dal raffronto tra rendita provvisoria e definitiva;

– in conformità al principio affermato da Cass., n. 4310 del 1 marzo 2005, il vincolo della notifica della rendita da parte dell’Agenzia del Territorio vale solo per le rendite adottate dopo il 31 dicembre 1999.

Avverso tale sentenza R.A. ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di cinque mezzi d’annullamento.

Resistono con controricorso il Comune di Spresiano e l’Agenzia del Territorio.

p.2. I motivi di ricorso.

Col primo motivo, denunciando violazione della L. n. 342 del 2000, art. 74 si lamenta che siano stati addebitati sanzioni ed interessi per gli anni 2000 e 2001. Richiama la sentenza della stessa commissione tributaria regionale, con la quale, in accoglimento del suo appello, aveva escluso l’applicazione di sanzioni ed interessi per il 2002.

Col secondo motivo, denunciando erronea motivazione, il ricorrente deduce l’invalidità della notificazione della rendita per mezzo di affissione all’albo pretorio. Richiama la regola contenuta nello Statuto dei diritti del contribuente (L. n. 212 del 2000), secondo la quale l’amministrazione finanziaria deve assicurare al contribuente l’effettiva conoscenza degli atti che lo interessano e incidono sulla sua sfera patrimoniale. Sulla non equipollenza dell’affissione alla notifica individuale richiama Cass. 4509 del 2000 e 4760 del 2001.

Col terzo motivo, denunciandosi insufficiente motivazione, si deduce che secondo l’art. 74, comma 1 gli atti di attribuzione di rendita devono essere notificati direttamente al contribuente dall’ufficio dell’amministrazione finanziaria competente, e cioè l’Ufficio del Territorio (ex UTE). Nella specie, l’atto dell’ente impositore, nel quale doveva essere trasfuso quello dell’amministrazione finanziaria, quale provvedimento amministrativo doveva essere portato a conoscenza direttamente dell’interessato, oltre ad essere oggetto di pubblicazione. Col quarto motivo, denunciando omessa motivazione, il ricorrente deduce che la notificazione dell’atto di attribuzione della rendita da parte del Comune doveva considerarsi inesistente.

Richiama l’art. 6 dello Statuto dei diritti del contribuente, che può ritenersi derogato dalla L. n. 342 del 2000, art. 74 secondo il quale l’amministrazione finanziaria deve assicurare la piena conoscenza da parte del contribuente degli atti a lui destinati.

L’inesistenza deriverebbe dal fatto che il Comune non è parte dell’amministrazione finanziaria.

Col quinto motivo si censura la motivazione della sentenza impugnata, per non contenere la stessa alcuna spiegazione circa il modo con cui si è giunti a determinare il valore dell’immobile. Nella specie la denuncia era stata presentata nel 1993 e da allora l’imposta era stata versata sulla base della rendita presunta, indicata nel foglio rilasciato dall’ufficio, senza che alcuna contestazione venisse mossa. Secondo il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11 il Comune doveva trasmettere la denuncia all’UTE, il quale avrebbe dovuto, entro un anno, attribuire la rendita, dandone comunicazione al contribuente e al Comune.

Si contesta, poi, che sia stata effettuata una stima diretta e che l’attribuzione della rendita non sia sostenuta da idonea motivazione, e soprattutto da un riferimento a fabbricati similari e aventi identiche caratteristiche.

Si lamenta, infine, che l’atto di attribuzione della rendita non sia stato allegato all’atto impositivo, come prescritto dall’art. 7 dello Statuto dei diritti del contribuente.

p.3. Motivi della decisione.

3.1. Iniziando ad esaminare le censure del ricorrente dal secondo, terzo, quarto e quinto motivo, per esigenze di priorità logica in quanto investono la debenza del tributo richiesto, le stesse censure non meritano accoglimento. Il Collegio ritiene, infatti, di condividere le ragioni poste a fondamento della decisione impugnata, per le seguenti considerazioni:

a) per gli atti di attribuzione di rendita adottati prima del 31 dicembre 1999, gli stessi sono immediatamente vincolanti per il comune, il quale deve determinare l’imposta dal momento in cui si sono verificati i presupposti di fatto (nella specie, al momento della denuncia presentata nel 1993) per la quantificazione della rendita; conseguentemente dovrà essere richiesta al contribuente la differenza rispetto all’imposta minore pagata sulla base di rendita provvisoria; l’atto di attribuzione di rendita deve essere portato a conoscenza degli interessati mediante deposito negli uffici comunali, pubblicizzato per manifesti. Non era, quindi, necessaria l’allegazione all’atto impositivo dell’atto di attribuzione della rendita, essendo quest’ultimo espressamente richiamato ed essendo per lo stesso previsto uno speciale procedimento per portarlo a legale conoscenza dell’interessato, tanto più considerando che lo stesso poteva agevolmente accedere all’atto stesso. D’altra parte il ricorrente non svolge censure circa un’osservanza delle formalità predette, sostenendo soltanto la necessità di un’apposta e personale notificazione della rendita. La Corte si uniforma integralmente ai principi enunciati nella sentenza della Sezione 11 settembre 2009, n. 19640;

b) per quanto attiene all’atto di attribuzione della rendita, dal ricorso non emerge se tale atto sia stato espressamente impugnato anche per vizi propri, oltre all’affermato difetto di notifica, per cui esso svolge effetto vincolante nei confronti del Comune e del contribuente, con la conseguenza che il suo contenuto non può essere oggetto di sindacato giurisdizionale nell’ambito dell’impugnazione dell’atto impositivo de comune. Il secondo, terzo, quarto e quinto motivo devono essere, pertanto, rigettati.

3.2. Merita invece, accoglimento il primo motivo. Come ha esattamente rilevato il ricorrente, l’applicazione del regime provvisorio di cui alla L. n. 342 del 2000, art. 74 comportava la non applicabilità di interessi e sanzioni. La sentenza deve, pertanto essere cassata in relazione a detta censura e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto. La Corte, nell’esercizio del potere di decisione della causa nel merito, ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ., accoglie il ricorso introduttivo sul punto, dichiarando non dovuti sanzioni ed interessi per gli anni 2000 e 2001.

3.3. Il parziale accoglimento del ricorso, con decisione nel merito sul punto, giustifica una pronuncia delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE accoglie il primo motivo e rigetta gli altri motivi; cassa in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, dichiara non dovuti interessi e sanzioni relativamente agli anni d’imposta 2000 e 2001; compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione tributaria, il 14 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2010

 

 

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