Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15482 del 26/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 26/07/2016, (ud. 23/06/2016, dep. 26/07/2016), n.15482

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11517-2015 proposto da:

V.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL CORSO

433/D, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI SPINAPOLICE,

rappresentato e difeso dall’avvocato SEBASTIANO DE FEUDIS, giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1974/6/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di BARI del 6/5/2014, depositata il 07/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

V.T. ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della CTR della Puglia indicata in epigrafe affidato a sei motivi. L’Agenzia delle entrate non si è costituita tempestivamente e non ha partecipato alla discussione in camera di consiglio.

Il primo motivo di ricorso è manifestamente inammissibile. L’errore in diritto che la parte ricorrente prospetta per non avere considerato l’omessa allegazione di atti all’accertamento, omette di considerare che, secondo la giurisprudenza pacifica di questa Corte, ai fini del rispetto del canone normativo della motivazione degli atti tributari, è sufficiente che l’atto contenga gli elementi essenziali per consentire al contribuente di difendersi nell’instaurando giudizio – cfr. Cass. n. 26472 del 17/12/2014 -. Sul punto la censura difetta di autosufficienza, non contenendo indicazioni sul contenuto dell’avviso di accertamento – cfr. Cass. n. 22003 del 17/10/2014 – che potessero consentire a questa Corte di valutarne la congruità rispetto alla censura esposta dallo stesso ricorrente. Il che rende inammissibile anche la censura sotto il profilo dell’art. 360, comma 1, n. 5.

Il secondo motivo è inammissibile quanto alla censura ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non contestando l’omesso esame di fatti decisivi e rilevanti per il giudizio e parimenti inammissibile quanto alla dedotta violazione di legge in ordine all’operato della CTR, attenendo alle valutazioni di merito esposte dal giudice tributario che non possono essere sindacate da questa Corte al di fuori di fatti considerati erroneamente come presunzioni – cfr. Cass. n. 101 del 08/01/2015; Cass. n. 9108 del 06/06/2012 -.

Il terzo motivo di ricorso è inammissibile, prospettando una censura contenente questioni non esaminate dal giudice di appello che avrebbero dunque imposto la formulazione del vizio di omessa pronunzia ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e non quella di violazione di legge o di omesso esame di fatti da parte del giudice di merito.

Analoghe considerazioni vanno fatte con riguardo al quarto motivo.

Il quinto motivo di ricorso è manifestamente infondato – v. Cass. n. 8504 del 08/04/2009; Cass. 8653/2011).

Il sesto motivo è manifestamente inammissibile, attenendo a questione che non risulta dedotta nel corso del giudizio di merito stando al ricorso e che intenderebbe comunque sollecitare questa Corte ad un accertamento di fatto insindacabile.

Il ricorso va quindi rigettato. Nulla sulle spese.

PQM

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

Rigetta il ricorso. Nulla sulle spese. Dà atto della ricorrenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile, il 23 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2016

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