Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15482 del 14/07/2011

Cassazione civile sez. III, 14/07/2011, (ud. 07/06/2011, dep. 14/07/2011), n.15482

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 15291-2009 proposto da:

A.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA ANAPO 29, presso lo studio dell’avvocato GIZZI MASSIMO, che

lo rappresenta e difende giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

F.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA POMPEO MAGNO 2-B, presso lo studio dell’avvocato GRASSETTI

FABRIZIO, che la rappresenta e difende giusta delega a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 395/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

Sezione 4^ Civile, emessa il 16/09/2008, depositata il 28/01/2009;

R.G.N. 5086/2003.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/06/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO;

udito l’Avvocato GIZZI MASSIMO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

APICE Umberto che ha concluso per rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La domanda di F.E., volta ad ottenere il risarcimento dei danni alle strutture e alle piantagioni esistenti su un terreno del quale asseriva di essere proprietaria, nei confronti di A. C., proprietario di un fondo confinante da cui l’incendio si era propagato, veniva accolta dal Tribunale di Roma, che condannava l’ A. al pagamento di circa Euro 8.600,00.

L’impugnazione proposta da A. veniva rigettata dalla Corte di appello di Roma (sentenza del 28 gennaio 2009).

2. Avverso la suddetta sentenza propone ricorso per cassazione l’ A. con otto motivi, corredati da quesiti. Resiste con controricorso la F..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il collegio ha disposto l’adozione di una motivazione semplificata.

E’ applicabile ratione temporis l’art. 366-bis cod. proc. civ..

2. Con il primo e secondo motivo di ricorso si lamenta, rispettivamente, la violazione degli artt. 812, 959 e 821, nonchè la violazione dell’art. 960 c.c., comma 2 e art. 963 cod. civ.. Si censura la sentenza impugnata nella parte in cui riconosce la legittimazione attiva della F. – pacificamente enfiteuta al momento del verificarsi dei danni ((OMISSIS)) e della proposizione della domanda (1987) e poi, dal 1994, proprietaria del fondo rispetto al quale avevo chiesto il risarcimento del danno – sulla base della disciplina dell’enfiteusi, che, secondo la Corte di merito, attribuisce all’enfiteuta i diritti che avrebbe il proprietario sui frutti e l’obbligo di un canone a favore del proprietario, sul cui importo non incide la redditività del terreno.

2.1. I motivi vanno entrambi rigettati, con conseguente correzione della motivazione della sentenza impugnata, indipendentemente dalla verifica della fondatezza o meno delle censure, per l’assorbente ragione che la qualità di proprietaria de fondo è pacificamente sopravvenuta nel corso del giudizio di primo grado.

Trattandosi di condizione dell’azione è, secondo la giurisprudenza consolidata (vedi per diverse fattispecie, Cass. 9 giugno 2010, n. 13882; Cass. 27 maggio 2009 n. 12283; Cass. 18 luglio 2002, n. 10443), sufficiente che sussista al momento della decisione.

Risponde, pertanto, a principi di economia non esaminare se la F. avesse o meno la legittimazione a chiedere il risarcimento del danno in qualità di enfiteuta.

3. Con il terzo e quarto motivo di ricorso si lamenta, contestualmente, la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. e la contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata in riferimento al “tipo di responsabilità imputata al sig. A.”.

I motivi sono inammissibili per duplice ragione.

Il quesito rispetto all’art. 112 cod. proc. civ. e la sintesi rispetto alla contraddittorietà della motivazione sono palesemente inadeguati per astrattezza, genericità, rinvio ad atti processuali da cui tale contraddizione emergerebbe. In una parola, totalmente inidonei alla funzione di consentire alla Corte di individuare la censura rivolta alla sentenza. Inoltre, i motivi sono inammissibili perchè prospettano, contestualmente, una violazione processuale e il difetto di motivazione rispetto alla stessa censura rivolta alla sentenza impugnata, in contrasto con il principio, consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui tale vizio è deducibili solamente in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 4 (da ultimo Cass. 28 febbraio 2011, n. 4927).

4. Il quinto motivo, con il quale si deduce la violazione dell’art. 2051 cod. civ., si conclude con il seguente quesito di diritto “a) Se l’enfiteuta in periodo estivo è obbligato a migliorare il fondo e a tenerlo pulito e privo di erbacce, b) Se la colpa del presunto danneggiato integra il caso fortuito, escludendo quindi la colpa del custode ex art. 2051 c.c.”. All’evidenza, si tratta di quesito astratto e generico che si risolve in un’enunciazione tautologica, priva di qualunque indicazione della questione di diritto oggetto della controversia (cfr. Cass. 8 maggio 2008, n. 11210) ovvero in un interrogativo circolare, che già presuppone a risposta (v., da ultimo, Sez. Un. 2 dicembre 2008, n. 28536). Ne consegue l’inammissibilità del motivo.

5. Con il sesto, settimo, e ottavo motivo di ricorso si deduce carenza di motivazione su fatto controverso che emergerebbe, secondo la sintesi dello stesso motivo, da entrambe le sentenze di merito, oltre che dall’atto di appello. Anche in questo caso è palese l’inammissibilità dei motivi, per violazione dell’art. 366-bis cod. proc. civ..

6. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE rigetta il ricorso e condanna A.C. al pagamento, in favore F.E., delle spese processuali del giudizio di cassazione, che liquida in Euro, 1.500,00 di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 7 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2011

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