Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1548 del 24/01/2011

Cassazione civile sez. VI, 24/01/2011, (ud. 16/12/2010, dep. 24/01/2011), n.1548

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 3539-2010 proposto da:

T.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, PIAZZA DEI PRATI DEGLI STROZZI 22, presso lo studio

dell’avvocato VENETO GAETANO, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato BELLANTUONO DOMENICO, giusta procura speciale a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.L. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA ASIAGO, 2, presso lo studio dell’avvocato PAIANO SIMONA,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIANCASPERO BERARDINO, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

D.G.R. (OMISSIS), D.G.E.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

GIAMBATTISTA VICO 40, presso lo studio dell’avvocato PRIMAVERA

MICHELE, che li rappresenta e difende, giusta procura speciale in

calce al controricoarso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1054/2009 della CORTE D’APPELLO di BARI del

28/10/09, depositata il 11/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/12/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ADELAIDE AMENDOLA;

è presente il P.G. in persona del Dott. LIBERTINO ALBERTO RUSSO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori delle parti.

“Il relatore, cons. Adelaide Amendola esaminati gli atti;

Osserva:

1. Con ricorso del 7 maggio 2004 T.G. chiese al Tribunale di Bari sezione specializzata agraria – che, dato atto della validità dei contratti di affitto stipulati con S. T. il 21 ottobre 1996 e il 10 giugno 1999, fosse dichiarata, in applicazione della L. n. 203, art. 27 la durata quindicennale del rapporto; che venisse inoltre accertata l’infondatezza di ogni pretesa vantata da C.L., da D.G.R. e da D.G.E. sui fondi de quibus; che la C. venisse condannata al rilascio delle particelle nn. 7 e 68 del foglio 76, dalla stessa detenute.

1 convenuti, costituitisi in giudizio, contestarono con varie argomentazioni le avverse pretese.

2. Il Tribunale di Bari, con sentenza depositata il 22 novembre 2007, accolse la domanda della T. limitatamente al contratto stipulato il 21 ottobre 1996, neutre rigettò ogni altra istanza.

La decisione di prime cure venne impugnata sia da C.L. che da T.G. innanzi alla Corte d’appello che, riuniti i ricorsi, in data 11 novembre 2009, ha accolto il gravame della C., per l’effetto rigettando integralmente, in riforma della impugnata sentenza, le domande proposte dalla T..

3. Avverso detta pronuncia T.G. ha proposto ricorso per cassazione, chiedendo alla Corte di accertare l’insussistenza della dedotta simulazione del contratto di affitto da essa stipulato con T.S. il 21 ottobre 1996 nonchè di escludere la coesistenza dei diritti in favore di D.G.R. e di T.G., non potendosi applicare alla fattispecie il disposto dell’art. 1380 cod. civ.. C.L., D.G. R. e D.G.E. hanno resistito con controricorso.

4. L’impugnazione che, in ragione della data della sentenza impugnata, successiva al 4 luglio 2009, è soggetta alla disciplina dettata dall’art. 360 bis, inserito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. a) appare destinata alla declaratoria di inammissibilità per le ragioni che seguono.

Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato e vincolato dai motivi di ricorso; il singolo motivo, infatti, assume una funzione identificativa, condizionata dalla sua formulazione tecnica, delle ipotesi tassative di censura formalizzate con una limitata elasticità dal legislatore. La tassatività e la specificità del motivo di censura esigono, quindi, una precisa formulazione, in modo da consentire la verifica che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche di censura enucleate dal codice di rito (Cass. civ., 3 luglio 2008, n. 18202).

Va poi aggiunto che, in conformità a una giurisprudenza più che consolidata di questa Corte regolatrice, i motivi per i quali si richiede la cassazione devono avere i caratteri di specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata.

Tale principio comporta, tra l’altro, che è inammissibile il ricorso nel quale non venga precisata la violazione di legge nella quale sarebbe incorsa la pronunzia di merito, con la precisazione che, al riguardo, neppure sufficiente un’affermazione apodittica non seguita da alcuna dimostrazione, dovendo il ricorrente adeguatamente esporre alla Corte di legittimità le ragioni per le quali ritiene che il decidente abbia fatto malgoverno di una certa norma (Cass. 15 febbraio 2003, n. 2312).

Viceversa, la allegazione di una erronea ricognizione della fattispecie concreta, a mezzo delle risultanze di causa, impingendo nella tipica valutazione del giudice del merito, è censurabile, in sede di legittimità solo sotto l’aspetto del vizio di motivazione (confr. Cass. 20 novembre 2006, n. 24607).

4. Venendo al caso di specie, la ricorrente non solo ha del tutto omesso in ricorso di specificare le norme giuridiche asseritamente violate dalla Corte territoriale, ma neppure ha indicato con precisione le lacune, le illogicità, le contraddizioni rinvenibili nel tessuto motivazionale della sentenza impugnata, svolgendo in definitiva critiche volte esclusivamente a sollecitare una rivalutazione dei fatti e delle prove preclusa in sede di legittimità”.

Prima dell’udienza i ricorrenti hanno depositato in cancelleria un atto di rinuncia al ricorso, sottoscritto dalli parti e dai loro avvocati.

Ne consegue che, a norma dell’art. 390 cod. proc. civ., il processo deve essere dichiarato estinto.

Si ritiene opportuno, ex art. 391 cod. proc. civ., comma 2 compensare interamente tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio per rinuncia. Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, il 16 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2011

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