Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15465 del 26/07/2016


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Cassazione civile sez. II, 26/07/2016, (ud. 19/05/2016, dep. 26/07/2016), n.15465

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21774-2011 proposto da:

C.A.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

V.LE DELLE MILIZIE 106, presso lo studio dell’avvocato GUIDO VALORI,

rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO ZOMPI’;

– ricorrente –

contro

M.S., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avv. SABRINA TEODORA CONTE;

– controricorrente –

e contro

CA.AN.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 98/2011 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 07/02/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/05/2016 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;

udito l’Avv. Zampì Francesco difensore della ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avv. Conte Sabrina Teodora difensore del controricorrente che

ha chiesto l’inammissibilità del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1 Con atto 18.11.1988 Ca.An. convenne davanti al Tribunale di Lecce il vicino M.S. lamentando la realizzazione, da parte di costui, di una nuova costruzione in violazione delle distanze legali dai fabbricati e di una pensilina a distanza illegale dal confine. Chiese pertanto la riduzione in pristino e il risarcimento dei danni.

Il convenuto, costituitosi, si oppose alla domanda invocando il diritto di prevenzione e deducendo a sua volta l’abusività della costruzione dell’attore. In subordine, in caso di riconoscimento della prevenzione a favore del Ca., dichiarò di volersi avvalere della facoltà prevista dall’art. 873 c.c. portando la sua costruzione in aderenza a quella già realizzata dall’attore a mt. 1,30 dal confine.

2 Il Tribunale adito, con sentenza 26.5.2003 respinse la domanda e la Corte d’Appello di Lecce, con sentenza 7.2.2011, dichiarò inammissibile l’impugnazione proposta dal Ca. (in contraddittorio con C.A.M., intervenuta nel corso del giudizio di appello, in qualità di acquirente) e per giungere a tale conclusione rilevò che l’appello era stato notificato in luogo diverso da quello stabilito dalla legge e cioè all’avv. Silvio Bonea, domiciliatario del domiciliatario avv. Schivano in assenza di qualunque collegamento col destinatario dell’atto: di conseguenza, la notifica doveva ritenersi non già nulla, ma affetta da inesistenza e quindi insanabilmente viziata, non assumendo rilevanza la rinnovazione della notifica alla parte personalmente disposta con l’ordinanza collegiale in data 3.3.2006.

3 Contro tale pronuncia C.A.M. ricorre per cassazione con due motivi.

Resiste il M. con controricorso.

Ca.An. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 Col primo motivo si denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione degli artt. 330 e 156 c.p.c. Pur non contestando che l’avv. Schivano, procuratore del M. nel giudizio di primo grado, aveva eletto domicilio in “(OMISSIS)”, e che la notificazione dell’atto di appello è stata eseguita in luogo diverso cioè all’avv. Silvio Bonea quale domiciliatario, la ricorrente non condivide l’affermazione secondo cui tale ultimo luogo non abbia alcun nesso o riferimento col destinatario dell’atto perchè, come risulta da certificazione 4.5.2011 rilasciata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce, l’avv. Schivano alla data del 5.7.2004 aveva indicato il suo domicilio in Lecce alla via N. Sauro presso lo studio Bonea. Ritiene pertanto che la Corte di merito sia incorsa in errore perchè, nonostante l’esistenza di precedenti notifiche presso l’avv. Bonea (ordinanza del 3.3.2006 di rinnovazione della notifica dell’atto di appello e ordinanza del Tribunale 7.3.2002), ha mutato completamente opinione affermando la inesistenza della notificazione sulla base di un presupposto del tutto erroneo (assoluta irriferibilità del luogo al destinatario), per essere invece detto luogo l’abituale domicilio legale in Lecce dell’avv. Schivano.

2 Con un secondo motivo la ricorrente denunzia violazione degli artt. 330 e 156 c.p.c. nonchè L. n. 36 del 1994, art. 10. Secondo la ricorrente, dalla lettura di quest’ultima disposizione (che trascrive) risulta che il domicilio nel capoluogo del circondario (nel caso di specie, Lecce) è il primo, se non l’unico riferimento di ogni notifica che debba avvenire presso il procuratore al quale possono aggiungersi – ma non sostituirsi – eventuali altri domicili che il procuratore dovesse eleggere con riferimento a un determinato giudizio. In ogni caso – prosegue la ricorrente – il domicilio nel capoluogo è e resta il domicilio legale del procuratore, ove ben possono eseguirsi tutte le notifiche relative a qualsiasi giudizio celebrato dinanzi ad una autorità giudiziaria dello stesso capoluogo. Cita poi una serie di massime giurisprudenziali a sostegno della sua tesi.

3 Il ricorso è fondato.

Dagli atti del processo – che la natura del vizio dedotto consente senz’altro di consultare – risulta che nel gennaio del 2000 il convenuto M. procedette alla nomina di un nuovo difensore nella persona dell’avv. Schivano Fernando. La redazione della comparsa di costituzione è poco chiara nella parte riguardante l’elezione di domicilio, ma dalla procura rilasciata a margine dell’atto si desume l’elezione dei domicilio presso lo studio del difensore (il carattere grafico è sbiadito, ma il senso è indubbiamente questo, come si evince dal numero delle parole).

Orbene, come più volte affermato in giurisprudenza, l’ipotesi dell’inesistenza giuridica della notificazione si configura unicamente qualora essa sia stata effettuata in modo assolutamente non previsto dalla relativa disciplina, in modo tale, cioè, da non potere essere assunta nel modello legale della figura, mentre si ha semplice nullità qualora la notificazione sia fatta nei confronti del destinatario mediante consegna a persone o in luogo diverso da quello stabilito dalla legge, ma che abbia tuttavia pur sempre un qualche nesso o riferimento con il destinatario medesimo (Sez. L, Sentenza n. 11963 del 18/11/1995 Rv. 494699; Cass., 11 aprile 1991, n. 3819; v. inoltre Cass., 29 gennaio 1993, n. 1143; Cass., 8 giugno 1993, n. 6438; v. altresì Sez. 1, Sentenza n. 12047 del 13/09/2000 Rv. 540128; Sez. 1, Sentenza n. 11799 del 21/11/1998 Rv. 520938; v. altresì Sez. 2, Sentenza n. 22293 del 26/11/2004 Rv. 578355).

E’ stato altresì affermato che la notifica dell’atto di impugnazione effettuata a mani della persona “addetta al ritiro”, in luogo diverso da quello indicato dal procuratore domiciliatario e pur in assenza di alcuna indicazione negli atti processuali, in cui non risulti nemmeno un’eventuale comunicazione all’Ordine degli avvocati da parte del destinatario, deve ritenersi perfettamente valida, dovendosi privilegiare il riferimento personale su quello topografico, in quanto, ai fini della notifica dell’impugnazione ai sensi dell’art. 330 c.p.c., l’elezione di domicilio presso lo studio del procuratore assume la mera funzione di indicare la sede di questo ed è priva di una sua autonoma rilevanza (v. tra le varie, Sez. 1, Ordinanza n. 17391 del 24/07/2009 Rv. 610453; Sez. 3, Sentenza n. 19763 del 13/11/2012 Rv. 624386; Sez. 1, Sentenza n. 21291 del 10/10/2007 Rv. 599305).

Tornando al caso di specie, la notificazione dell’atto di appello fu eseguita dall’appellante Ca. all’appellato Sebastiano M. “elettivamente domiciliato presso il suo procuratore costituito in primo grado, avv. Fernando Schivano, con studio in Lecce, presso l’avv. Silvio Bonea, alla via Nazario Sauro 16”.

L’atto venne ritirato direttamente dall’avv. Silvio Bonea, dichiaratosi “domiciliatario del domiciliatario”, come attesta l’ufficiale giudiziario nella propria relata di notifica.

La notifica dell’atto avvenne dunque non già nel domicilio indicato o eletto nella comparsa di costituzione, bensì in un luogo diverso.

Tuttavia – contrariamente a quanto affermato dalla Corte d’Appello – non può ritenersi che la notifica dell’impugnazione sia stata compiuta in luogo e a persona non aventi alcun riferimento con il destinatario: come, infatti, la stessa Corte d’Appello rileva, già nel corso del giudizio di primo grado, l’ordinanza del 7.3.2002 “fu notificata all’avv. Schivano presso l’avv. Bonea” e non risulta che il primo giudice abbia mai disposto una rinnovazione della notifica di tale ordinanza, una volta constatata la mancata comparizione, all’udienza fissata e a quella successiva, dell’avv. Schivano (mancata comparizione di cui pure dà atto la Corte d’Appello nella sentenza impugnata). Inoltre, l’avv. Bonea, che ben avrebbe potuto rifiutare la notifica dell’appello, provvide invece, come già detto, personalmente al ritiro dell’atto dichiarandosi “domiciliatario del domiciliatario”.

A ciò aggiungasi – e quest’ultimo rilievo tronca definitivamente ogni ulteriore discussione che il controricorrente non ha assolutamente contestato il fatto, pure sottolineato a chiare lettere dal ricorrente, che già dal luglio del 2004 l’avv. Schivano avesse comunicato al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce il suo domicilio legale in Lecce alla via N. Sauro n. 16 presso l’avv. Bonea, il che rende del tutto pacifica la circostanza rendendo di conseguenza superflua ogni valutazione sulla tempestività o meno del deposito in questa sede della certificazione rilasciata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce.

La sentenza impugnata – che pur partendo da corrette premesse in diritto – non ha tratto le debite conclusioni sulla riferibilità della consegna dell’atto di impugnazione al destinatario, deve pertanto essere cassata con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte d’Appello di Lecce che si atterrà agli esposti principi di diritto, provvedendo anche alla regolamentazione delle spese di questo grado di giudizio.

PQM

accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Corte d’Appello di Lecce.

Così deciso in Roma, il 19 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2016

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