Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1546 del 24/01/2011

Cassazione civile sez. VI, 24/01/2011, (ud. 16/12/2010, dep. 24/01/2011), n.1546

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 1710-2010 proposto da:

T.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VTA PREMUDA 6, presso lo studio dell’avvocato YAMADA EIKO,

rappresentato e difeso dall’avvocato PESARESI AUGUSTO, giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

G.A. (OMISSIS), in proprio elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA FIPIPPO CIVININI 49, presso lo studio

dell’avvocato LUNARI FULVIO, che lo rappresenta e difende, giusta

procura in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

CONDOMINIO (OMISSIS), BANCA DELLE MARCHE SPA, RES ANTIQUAE

DI FABBRUCCI LAMBERTO & C. SAS, SACCARIA IDROTERMOSANITARI

SRL,

R.U., COMECA SPA, GAG SRL;

– intimati –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 564/2009 del TRIBUNALE di PESARO del 20/07/09,

depositata il 21/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/12/2010 dal Consigliere Dott. ADELAIDE AMENDOLA;

udito l’Avvocato Pasaresi Augusto, difensore del ricorrente che si

riporta agli scritti e chiede la P.U.;

è presente il P.G. in persona del Dott. LIBERTINO ALBERTO RUSSO che

ha concluso per il rigetto dei ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori delle parti.

“Il relatore Cons. Dr. Annamaria Ambrosio;

Letti gli atti depositati;

Osserva:

1 – L’avv. T.E. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza in data 21-7-2009, con la quale il Tribunale di Pesaro ha dichiarato inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi da esso ricorrente proposta nei confronti della COMECA s.p.a. e di altri creditori nel corso della procedura esecutiva ai danni di V. D..

1.1. Detta sentenza ha rilevato la tardività dell’opposizione proposta avverso le ordinanze emesse dal G.E., rispettivamente all’udienza del 17-1-2007 e del 28-2-2007 di revoca di precedente progetto di riparto e di approvazione del nuovo, osservando che: A) all’udienza del 29-11-2006 originariamente fissata per l’approvazione del progetto di riparto erano sorte contestazioni sul credito dell’avv. T.; questi non era presente all’udienza, per cui il GE lo aveva invitato a depositare i titoli in base ai quali era intervenuto in giudizio alla successiva udienza del 17-01-2007, disponendo la comunicazione via fax dei verbale di udienza; anche a questa udienza l’avv. T. ometteva di presenziare, per cui veniva disposta la redazione di un nuovo progetto, rinviandosi per la relativa approvazione all’udienza del 28-2-2007; in quest’ultima udienza era approvato il nuovo progetto di riparto, con esclusione dei credito contestato; B) il ricorrente non asseriva di non avere avuto conoscenza dell’udienza del 29-11-2006, ma soltanto di non avere ricevuto la seconda pagina del fax disposto dal G.E. a quella stessa udienza; senonchè – tenuto conto che ne processo esecutivo la mancata convocazione delle parti non determina di per sè nullità o irregolarità dell’atto, ma legittima solo l’opposizione ex art. 617 c.p.c. l’opposizione stessa era inammissibile, perchè tardiva atteso che, a prescindere dal fax, le ordinanze emesse in udienza, come quelle in oggetto, si ritengono conosciute dalle parti dalla data della loro pronuncia; C) le suddette ordinanze non potevano ritenersi inesistenti, dal momento che la categoria dell’inesistenza postula lo scostamento della fattispecie concreta da quella astratta di tale gravità da impedirne addirittura la riconducibilità della prima alla seconda.

2. Ha resistito con controricorso l’avv. G.A., il quale ha, a sua volta, proposto ricorso incidentale.

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

3. Il ricorso principale e quello incidentale possono essere trattati in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 c.p.c., per osservi rigettati entrambi.

3.1. Il ricorrente principale ha formulato quattro motivi, deducendo:

1) violazione e falsa applicazione dell’art. 617 c.p.c. sul presupposto della “nullità assoluta” delle ordinanze 17-1-2007 e 28- 2-2007 e della conseguente tempestività del ricorso; 2) omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione riguardo la violazione degli artt. 512 e 485 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5;

3) omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione riguardo alle infondate accezioni delle controparti nella procedura esecutiva giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5; 4) omessa motivazione riguardo la mancata ricezione del fax contenente l’ordinanza del 29-11-2006 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

3.2. I suddetti motivi di ricorso, suscettibili di trattazione unitaria per la stretta correlazione delle censure, contrastano con la giurisprudenza di questa Corte, in relazione alla quale il ricorrente non offre ragioni di ripensamento, secondo cui: A) nel processo esecutivo non è possibile configurare un generico ed astratto diritto al contraddittorio, risultando, perciò, inammissibile l’impugnazione di un atto dell’esecuzione con la quale si lamenti la mera lesione del contraddittorio, senza prospettare a fondamento dell’impugnazione stessa le ragioni per le quali tale lesione abbia comportato l’ingiustizia del processo, causata dall’impossibilità di difendersi a tutela di quei diritti o di quelle posizioni giuridicamente protette (ex plurimis, Cass. n. 12122 del 2003); B) il termine perentorio di decadenza previsto dall’art. 617 c.p.c. decorre dal momento in cui l’interessato ha avuto legale conoscenza del provvedimento impugnate – ovvero di un atto successivo che lo presuppone. (ex plurimis Cass. n. 11316 del 2009), che nella specie coincideva con il giorno della stessa udienza in cui l’ordinanza era stata adottata, sia per le parti che vi avevano partecipato, sia per quelle che (come l’avv. T.) erano state messe in condizione di parteciparvi (cfr. Cass. 19/08/2003, n. 12122); invero considerato che non era in contestazione la conoscenza da parte del creditore intervenuto dell’udienza del 29-11-2006 e tenuto conto, altresì, della sequenza delle ordinanze, tutte emesse in udienza – l’avv. T. ha avuto, come correttamente si afferma nella sentenza impugnata, “a prescindere dal fax” legale conoscenza di entrambe le ordinanze in contestazione a far data dalla loro pronuncia; C) la categoria della inesistenza giuridica o nullità radicale di un provvedimento avente contenuto decisorio va riservata al provvedimento erroneamente emesso da un giudice carente di potere o dal contenuto abnorme, irriconoscibile come atto processuale di un determinato tipo (cfr. Cass. 27428 del 2009): il che non è ravvisatale nella specie.

3.2. E’ appena il caso di aggiungere che il quarto motivo – postulando l’inesistenza delle modalità di comunicazione via fax – oltre che risultare privo di correlazione con le ragioni della decisione (posto che questa, come si è detto, ha evidenziato la legale conoscenza delle ordinanze di cui trattasi “a prescindere dal fax”) incorre ne rilievo di inammissibilità per novità della censura; mentre il secondo motivo prospetta questione “assorbita” dall’inammissibilità dell’opposizione.

4. il ricorso incidentale, con cui si censura la compensazione integrale delle spese de giudizio di opposizione, attiene a questione di stretto merito.

Invero la valutazione dell’opportunità della compensazione totale o parziale rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca, sia in quella della sussistenza di giusti motivi, quale è stata ravvisata nella specie in considerazione della complessità della vicenda processuale”.

Ritiene il collegio di dovere fare proprio il contenuto della sopra trascritta relazione, tanto più che le repliche alla stessa, contenute nella memoria depositata dal ricorrerne, pur se esprimono la soggettiva opinione della parte in ordine alle violazioni di logge e ai vizi motivazionali in cui sarebbe incorso il giudice a quo, non giustificano il superamento delle considerazioni svolte nella relazione e della pacifica giurisprudenza nella stessa ricordata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale; rigetta il ricorso incidentale; compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2011

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