Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15447 del 21/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/06/2017, (ud. 15/03/2017, dep.21/06/2017),  n. 15447

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24288/2015 proposto da:

B.E. e P.V., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA PIEVE DI CADORE 30, presso lo studio dell’avvocato

VINCENZO USSANI D’ESCOBAR, rappresentati e difesi dall’avvocato

PAOLA COPPOLA;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2298/23/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARI

REGIONALE di NAPOLI, depositata il 06/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/03/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito del D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016;

dato atto che il collegio ha autorizzato, come da Decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

La CTR della Campania, con sentenza n. 2298/23/2015, depositata il 6 marzo 2015, non notificata, rigettò l’appello proposto dai signori P.V. ed B.E. avverso la sentenza della CTP di Napoli, che aveva solo parzialmente accolto il ricorso dei contribuenti avverso avviso di accertamento relativo al classamento di talune unità immobiliari, confermando l’attribuzione della categoria catastale A/7 in luogo di quella A/4 proposta dai contribuenti con denuncia DOCFA e riducendo la classe 4 attribuita dall’Ufficio a quella 3, in luogo di quella 1 proposta dai contribuenti per ciascuna unità immobiliare salvo che per una, per la quale era stata proposta l’attribuzione della classe 2.

Avverso la pronuncia della CTR i contribuenti hanno proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

I primi due motivi, che denunciano difetto assoluto di motivazione ovvero motivazione apparente per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 comma 2, n. 4, oltre che delle correlative disposizioni del codice di rito, rispettivamente in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 3, sono infondati.

Diversamente da quanto dedotto dai ricorrenti, la decisione impugnata dà conto in maniera sufficiente dei motivi di gravame addotti avverso la sentenza di primo grado, così da consentire la verifica che la condivisione della decisione resa dal giudice di primo grado è frutto di esame critico dei relativi motivi di gravame.

Viceversa è fondato nei termini di qui a breve esposti il terzo motivo, nel quale i contribuenti cumulano in realtà una pluralità di censure, che sono peraltro formulate in modo da consentirne l’esame autonomo (cfr. Cass. sez. un. 9 maggio 2015, n. 9100).

Viene preliminarmente in rilievo la censura con la quale i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, artt. 7 e 12, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dolendosi i contribuenti del rigetto dell’eccezione, riproposta come specifico motivo d’appello, con la quale i contribuenti avevano, sin dal ricorso introduttivo, dedotto la nullità dell’avviso di classamento per carenza di motivazione, non consentendo esso, di là dalle formule di stile in concreto adoperate, di porre i contribuenti in condizione di comprendere in base a quali elementi l’Ufficio avesse disatteso la proposta di classamento DOCFA.

Il motivo è da ritenersi manifestamente fondato, alla stregua della più recente giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 16 giugno 2016, n. 12497; Cass. sez. 5, 31 ottobre 2014, n. 23237), cui il collegio ritiene di dover dare ulteriore continuità.

Si è infatti osservato che “in tema di classamento di immobili, qualora l’attribuzione della rendita catastale avvenga a seguito della procedura disciplinata dal D.L. n. 16 del 1993, art. 2, convertito in L. n. 75 del 1993 e dal D.M. n. 701 del 1994 (cd. procedura DOCFA), l’obbligo di motivazione dell’avviso di classamento può ritenersi soddisfatto con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita solo se gli elementi di fatto indicati dal contribuente non siano stati disattesi dall’Ufficio e l’eventuale discrasia tra rendita proposta e rendita attribuita derivi da una valutazione tecnica sul valore economico dei beni classati, mentre, in caso contrario, la motivazione dovrà essere più approfondita e specificare le differenze riscontrate sia per consentire il pieno esercizio del diritto di difesa del contribuente, sia per delimitare l’oggetto dell’eventuale contenzioso”.

Nella fattispecie in oggetto l’Ufficio del Territorio ha totalmente ignorato gli specifici elementi fattuali addotti dai contribuenti e supportati da perizia allegata, allo scopo di giustificare categoria e classe proposte con riferimento a ciascuna delle unità immobiliari accertate, solo formalmente avendo fatto ricorso l’Ufficio a valutazioni di estimo comparativo, atteso che non risultano minimamente indicate le caratteristiche dei pretesi cespiti assunti in comparazione, a fronte di ben 106 unità proposte dai ricorrenti che avrebbero dovuto legittimare il classamento proposto.

Il ricorso va pertanto accolto in relazione al terzo motivo nei termini sopra indicati, con conseguente cassazione della sentenza impugnata. Non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere quindi decisa nel merito, con accoglimento dell’originario ricorso dei contribuenti, stante l’illegittimità dell’avviso di classamento impugnato, in quanto carente di motivazione.

Possono essere compensate tra le parti le spese del doppio grado del giudizio di merito, in considerazione dell’evoluzione contestuale della giurisprudenza di questa Corte in tema di soddisfacimento del requisito motivazionale di avviso di classamento nei procedimenti a forte struttura partecipativa, come quelli originati da dichiarazione c.d. DOCFA, ponendosi le spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, a carico dell’Amministrazione, secondo soccombenza.

PQM

 

Accoglie il ricorso in relazione al terzo motivo, rigettati il primo ed il secondo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo la causa nel merito, accoglie l’originario ricorso dei contribuenti.

Dichiara compensate tra le parti le spese del doppio grado del giudizio di merito e condanna la controricorrente al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, se dovuti.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2017

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