Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15426 del 28/06/2010

Cassazione civile sez. I, 28/06/2010, (ud. 05/05/2010, dep. 28/06/2010), n.15426

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G

MARCORA 18/20, presso lo studio dell’avvocato FAGGIANI GUIDO, C/O

SERVIZIO LEGALE CENTRALE PATRONATO ACLI rappresentato e difeso

dall’avvocato DE CASTRO ROBERTA, giusta procura speciale a margine

del ricorso;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI BARI, PROCURA DELLA

REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI LECCE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 47/2009 del TRIBUNALE di LECCE del 9/03/09,

depositata il 18/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/05/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO DIDONE;

è presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

1. C.M. ha proposto, sulla base di un unico motivo, regolamento di competenza nei confronti del Ministero dell’Interno, della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Bari e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce avverso la sentenza in data 18.3.2009, con la quale il Tribunale di Lecce ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, ravvisando la competenza del Tribunale di Bari ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, come modificato dal D.Lgs. n. 159 del 2008, art. 1, in ordine al suo ricorso proposto in data 12.12.2008 avverso il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato di Bari in data 11.11.2008 di diniego della richiesta di riconoscimento della protezione internazionale;

1.1. Non hanno svolto difese gli intimati. Acquisite le conclusioni scritte del P.G. – il quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso – il regolamento è deciso ai sensi dell’art. 380 ter c.p.c..

Il ricorrente ha depositato memoria difensiva.

2. Il Tribunale di Lecce ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, quale tribunale che ha sede nel capoluogo del distretto in cui si trova il centro di accoglienza presso cui è ospitato il ricorrente, ed ha ravvisato la competenza territoriale del Tribunale di Bari, quale tribunale che ha sede nel capoluogo del distretto dove ha sede la Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato, ritenendo che la eccezionale competenza del tribunale che ha sede nel capoluogo del distretto in cui si trova il centro di accoglienza e la altrettanto eccezionale riduzione a quindici giorni del termine per impugnare la decisione della Commissione territoriale operano soltanto se e quando il ricorso giudiziario sia stato proposto nel ristretto arco temporale previsto dal citato D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 20, comma 3, ovvero nell’ambito del periodo di accoglienza inteso in senso stretto e finalizzato all’espletamento degli adempimenti indicati nell’art. 20, comma 2; ad avviso del Tribunale di Lecce, inoltre, se in concreto l’iter complessivo relativo alla domanda di protezione internazionale non vede intervenire la decisione della Commissione territoriale entro 33 giorni dalla presentazione della domanda stessa e si articola in tempi più lunghi, il richiedente è tutelato dal rilascio del permesso di soggiorno temporaneo e, se anche rimane nella medesima struttura in condizioni di accoglienza, non è più soggetto alla limitazione del termine per impugnare, ma beneficia dell’ordinario termine di trenta giorni e deve rivolgersi al giudice ordinariamente competente;

2.1. Il ricorrente censura la sentenza impugnata, deducendo che l’interpretazione del Tribunale di Lecce non trova riscontro nel testo della legge, che non fa riferimento a profili temporali, ma tende a individuare determinate categorie di richiedenti asilo, per i quali, stante la loro peculiarità (l’essere entrati in Italia senza documenti, oppure l’avere eluso le frontiere), il legislatore ha ritenuto opportuno prevedere una procedura di impugnazione differente;

3. il ricorso per regolamento di competenza è fondato, in quanto:

a) è pacifico in atti, risultando le relative circostanze dalla sentenza impugnata, che il ricorrente, fin dal 5.8.2008 e comunque alla data di proposizione del ricorso, si trovava nel centro di accoglienza di (OMISSIS) (sito in provincia di (OMISSIS), nel distretto della Corte di appello di Lecce) per gli adempimenti previsti dal del D.Lgs. n. 25, del 2008, art. 20, lett. a), non risultando in atti l’esistenza di provvedimento alcuno che abbia modificato tale situazione ed anzi avendo il Tribunale di Lecce dato atto che il ricorrente è rimasto nel suddetto centro anche dopo la decorrenza del termine massimo di accoglienza, non essendogli stato rilasciato il permesso di soggiorno temporaneo rinnovabile;

b) il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, comma 1, come modificato dal D.Lgs. n. 159 del 2008, nel prevedere, in ordine al ricorso proposto avverso la decisione della Commissione territoriale, la competenza del tribunale che ha sede nel capoluogo di distretto di corte d’appello in cui ha sede il centro di accoglienza, fa esclusivo riferimento ai “casi di accoglienza o trattenimento disposti ai sensi degli artt. 20 e 21”, e quindi, per quel che rileva nella specie, al provvedimento che ha disposto l’accoglienza ed ai presupposti di fatto che hanno determinato tale provvedimento, senza alcun riferimento, nè letterale nè logico, alla vicenda esecutiva del provvedimento medesimo, in particolare per quanto riguarda il rispetto del relativo termine di durata; sembra pertanto doversi aver riguardo, ai fini della determinazione del giudice territorialmente competente a pronunciarsi sul ricorso avverso il provvedimento della Commissione territoriale, al dato oggettivo della permanenza del ricorrente, alla data di presentazione del ricorso, presso il centro di accoglienza in ragione dell’esistenza di uno dei presupposti stabiliti dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 20, in mancanza di provvedimenti successivi che abbiano modificato tale situazione e, in particolare, in mancanza del rilascio del previsto permesso di soggiorno, permanendo anche in tale situazione l’esigenza, posta a base della previsione derogatoria della competenza, di assicurare al richiedente la protezione internazionale una tutela giurisdizionale più agevole, che gli consenta di adire l’ufficio giudiziario più vicino al centro di accoglienza.

Pertanto, va affermata la competenza del Tribunale di Lecce e il provvedimento impugnato deve essere cassato.

Le spese processuali del giudizio di legittimità – liquidate in dispositivo – vanno poste a carico dell’Amministrazione intimata.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e dichiara la competenza del Tribunale di Lecce. Condanna l’Amministrazione intimata a rimborsare al ricorrente le spese processuali del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 1.400,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 5 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2010

 

 

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