Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15420 del 26/07/2016

Cassazione civile sez. I, 26/07/2016, (ud. 21/06/2016, dep. 26/07/2016), n.15420

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19695-2011 proposto da:

C.C.M.G.B., (c.f. (OMISSIS)),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COLLINA 36, presso l’avvocato

GAETANO IACONO, rappresentato e difeso dall’avvocato SERGIO MANGO,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI GANGI;

– intimato –

nonchè da:

COMUNE DI GANGI, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Sindaco pro

tempore, domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

CIVILE DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato GANDOLFO BLANDO, giusta procura a margine del

controricorso e ricorso incidentale condizionato;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

C.C.M.G.B.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 650/2011 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 16/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/06/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO PIETRO LAMORGESE;

udito, per il controricorrente e ricorrente incidentale, l’Avvocato

BLANDO GANDOLFO che ha chiesto il rigetto del ricorso principale,

accoglimento del ricorso incidentale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

AUGUSTINIS Umberto, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale e ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C.C.M.G.B. convenne in giudizio il Comune di Gangi, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni per avere rilasciato erronee attestazioni contenute in un certificato di destinazione urbanistica rilasciato il 23 aprile 1996, che avrebbero ingenerato una falsa rappresentazione sul regime urbanistico della porzione di un fondo (insistente sulle particelle 83 e 84, fg. 35, derivanti dal frazionamento della particella 27), in contrada (OMISSIS), riverberandosi sull’atto pubblico di divisione del 20 maggio 1996, notaio Lo Piccolo, posto in essere sul presupposto che fosse destinata a verde agricolo, mentre era destinata all’insediamento di impianti produttivi, con la conseguenza che la quota attribuitagli era stata inferiore a quella assegnata all’altro condividente, C.C.M.G.A..

La Corte d’appello di Palermo, con sentenza 16 maggio 2011, confermando la sentenza impugnata, ha rigettato la domanda. La Corte ha premesso che la divisione dei beni comuni era avvenuta con scrittura privata del 2 agosto 1993, con la quale le parti avevano assegnato le quote e attribuito al successivo atto pubblico di divisione il valore di mera riproduzione dell’accordo già raggiunto; di conseguenza, ha ritenuto che mancasse il nesso di causalità tra la certificazione urbanistica rilasciata dal Comune e il danno lamentato, poichè, a quell’epoca (nel 1996), le quote erano state già attribuite con la precedente scrittura del 1993; e che, comunque, l’attore già conoscesse la diversa destinazione della parte di terreno insistente sulla particella 12, sicchè avrebbe dovuto percepire l’erroneità del certificato rilasciato nel 1996 e compiere le opportune verifiche sulla restante parte del terreno.

Avverso questa sentenza vi è ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui si oppone il Comune di Gangi che propone un ricorso incidentale condizionato.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente denuncia vizio di motivazione, per avere ritenuto che con la scrittura privata del 1993 si fosse perfezionata la divisione dell’intero fondo, mentre dal tenore letterale di quel documento contrattuale risultava che i condividenti avevano convenuto di escludere dalla divisione la porzione di terreno individuata con la particella n. 27, fg. 35 (frazionata nelle particelle 83 e 84), la cui divisione era stata rinviata al successivo atto pubblico del maggio 1996. In altri termini, si addebita alla sentenza impugnata di avere trascurato il fatto, ritenuto decisivo, secondo il quale le parti avevano escluso dall’accordo divisionale contenuto nella scrittura privata del 1993 la particella 27, frazionata nelle particelle 83 e 84, poi ricomprese ed assegnate nell’atto pubblico di divisione del maggio 1996, che era stato stipulato sul falso presupposto della natura agricola del terreno, a causa dell’erronea destinazione urbanistica certificata dal Comune di Gangi in data 23 aprile 1996.

Il secondo motivo denuncia vizio di motivazione, per avere affermato che l’attore conosceva la diversa destinazione della contestata porzione del terreno e avrebbe dovuto rendersi conto dell’erroneità del certificato del 1996 e, comunque, compiere le opportune verifiche; al contrario, tale conoscenza, ad avviso del ricorrente, non era desumibile dal solo fatto che, in base ad una deroga al programma di fabbricazione, era stato autorizzato un impianto di conglomerato cementizio sulla diversa particella 12.

Entrambi i motivi, da esaminare congiuntamente, sono inammissibili.

La tesi sostenuta dal ricorrente è che l’accordo divisionale del 1993 non riguardasse la particella 27, ricompresa nell’atto pubblico del maggio 1996, sicchè la Corte di merito avrebbe errato nel ritenere che l’assegnazione delle quote fosse già avvenuta con la scrittura privata del 1993 e che la certificazione urbanistica del 23 aprile 1996 fosse stata meramente riproduttiva del precedente accordo e, quindi, irrilevante, ai fini della produzione del danno lamentato. Tuttavia, la predetta circostanza non risulta dalla sentenza impugnata nè il ricorrente ha precisato se e in quale momento e atto processuale l’abbia dedotta nel giudizio di merito. Tale lacuna, che rileva sotto il profilo della specificità dei motivi (art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6), è confermata dal fatto che il ricorrente si è limitato a riportare in ricorso un brano isolato della scrittura del 1993, senza trascrivere il contenuto integrale della stessa o quantomeno le parti salienti, così precludendo a questa Corte di comprendere se e quali differenze vi fossero rispetto all’atto pubblico del maggio 1996, e senza neppure riportare in ricorso (mediante trascrizione delle parti essenziali) il contenuto della certificazione urbanistica del 1996, al fine di consentire di valutare la coerenza logica e l’adeguatezza della motivazione con cui i giudici di merito ne hanno escluso la rilevanza causale nella produzione del danno dedotto in causa dall’attore. L’ulteriore addebito rivolto ai giudici di merito – di avere ritenuto che egli potesse rendersi conto dell’erroneità della certificazione urbanistica rilasciata dal Comune per la porzione di terreno contestata, essendo consapevole della non veridicità della stessa nella parte relativa ad un’altra porzione del terreno (insistente sulla particella 12) – si traduce nella contrapposizione di un diverso convincimento, corrispondente a quello soggettivo della parte, alla ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito. Ed è noto che tramite il mezzo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 non è possibile proporre un preteso, migliore e più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti nel processo, poichè si finirebbe per contestare il modo dell’esercizio della discrezionalità nell’apprezzamento dei fatti e nella valutazione degli elementi probatori, che è un’attività riservata al giudice di merito e non revisionabile in sede di legittimità. Se ne ha conferma nella rilevanza probatoria, non contestata in jure, attribuita alla mancata risposta dell’attore all’interrogatorio formale deferitogli dal Comune sulla circostanza che egli fosse “a conoscenza dell’effettiva destinazione urbanistica dei terreni di contrada (OMISSIS)”. In conclusione, i giudici di merito hanno escluso il nesso di causalità tra l’evento dannoso e il fatto illecito contestato, per l’erroneità del certificato di destinazione urbanistica rilasciato dal Comune nel 1996, con una valutazione di merito non adeguatamente censurata sotto il profilo motivazionale (v. Cass. n. 10741/2002).

Quindi, il ricorso principale è inammissibile; quello incidentale condizionato del Comune di Gangi è assorbito. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e assorbito il ricorso incidentale; condanna il ricorrente alle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 5000,00, di cui Euro 4800,00 per compensi, oltre spese forfettarie e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 21 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA