Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1542 del 27/01/2014


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 1542 Anno 2014
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: MELONI MARINA

SENTENZA

sul ricorso 14941-2007 proposto da:
PROFESSIONISTI ASSOCIATI MASSIMO BRIGNOLI, GIOVANNI
TAMBUSSI in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliati in ROMA VIALE
PARIOLI 43, presso lo studio dell’avvocato D’AYALA
VALVA FRANCESCO, che li rappresenta e difende
2013
2880

unitamente all’avvocato LOVISOLO ANTONIO giusta
delega in calce;
– ricorrenti contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI VOGHERA;
– intimato –

Data pubblicazione: 27/01/2014

non chè contro

.

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

avverso la sentenza n. 27/2006 della COMM.TRIB.REG.
di MILANO, depositata il 05/04/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 21/10/2013 dal Consigliere Dott. MARINA
MELONI;
udito per il ricorrente l’Avvocato D’AYALA VALVA che
ha chiesto l’accoglimento;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

– resistente –

Svolgimento del processo

L’associazione

professionale

Professionisti

riceveva una cartella di pagamento emessa per il
recupero IVA dell’anno 1998 che impugnava davanti
alla Commissione Tributaria Provinciale di Pavia
lamentando la decadenza del termine per
l’iscrizione a ruolo di cui all’art. 17 DPR 29
settembre 1973 nr. 602, e quindi entro il 31
dicembre del secondo anno successivo a quello di
presentazione della dichiarazione.
La

Commissione Tributaria Provinciale di Pavia

accoglieva parzialmente l’impugnazione con sentenza
nr.27/43/06 successivamente appellata dall’Ufficio
e riformata dalla Commissione Tributaria Regionale
della Lombardia.

Associati Massimo Brignoli e Giovanni Tambussi

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria
regionale della Lombardia ha proposto ricorso per
cassazione la contribuente con tre motivi. La
Agenzia delle Entrate non ha spiegato difese.

MOTIVI DELLA DECISIONE

n

Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente
lamenta violazione e/o falsa applicazione dell’art.
17 DPR 29 settembre 1973 nr. 602, secondo il quale

fonte liquidate in base agli accertamenti degli
Uffici devono essere iscritte in ruoli resi
esecutivi, a pena di decadenza, entro il 31
dicembre del secondo anno successivo a quello di
presentazione della dichiarazione, e quindi per
l’anno d’imposta 1998 entro il 31 dicembre 2001.
Nella fattispecie, infatti, il ricorrente assume
che il ruolo era divenuto esecutivo oltre il
termine di decadenza del 31 dicembre 2001 in quanto
l’Ufficio lo aveva trasmesso telematicamente al
Concessionario del Servizio oltre il termine
(precisamente nel giugno 2003) e la trasmissione
telematica coincide con la firma digitale e con la

le imposte, le maggiori imposte e le ritenute alla

consegna al concessionario .
Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente
lamenta omessa motivazione circa un fatto
controverso e decisivo per il giudizio ai sensi
dell’art. 360 primo comma nr. 5 cpc in quanto la
CTR aveva confermato che l’esecutività del ruolo
2

e/

si era verificata in

data

28/12/2001,

data in cui l’Ufficio aveva affermato di aver
provveduto a rendere esecutivi i ruoli , ed i giudici
di appello avevano omesso di indicare perché
avevano ritenuto irrilevante la data in cui il
ruolo era stato telematicamente trasmesso al

Concessionario della Riscossione e perché le
eccezioni relative alla formazione telematica dei
ruoli, sollevate dalla ricorrente, dovevano
ritenersi prive di rilevanza giuridica.
Il ricorso è inammissibile e deve essere respinto.
Infatti premesso che alla fattispecie risulta
applicabile “ratione temporis” l’art. 366 bis cpc
in quanto la sentenza è stata depositata in data
5/4/2006, osserva il Collegio che il ricorrente ha
formulato quesiti di diritto plurimi che danno
luogo ad un mero interpello svincolato dalla
fattispecie concreta ed in ordine ai quali non
risultano specificate in dettaglio le concorrenti e
differenti violazioni di legge( 50143163 (AD, e'” 31 ” (Pf i

Gi(

Questa Corte ha recentemente affermato, a tale
proposito, l’inammissibilità, per violazione
dell’art. 366 bis cod. proc. civ., del ricorso per
cassazione nel quale il quesito di diritto si
risolva in una generica istanza di decisione
3

(y1.-

sull’esistenza

della

violazione

di

legge denunziata nel motivo. (sez. U, Sentenza n.
21672 del 23/09/2013).
Le sezioni unite hanno affermato nella sentenza
sopra citata che il quesito di diritto deve essere

civ., in termini tali da costituire una sintesi
logico-giuridica unitaria della questione, onde
consentire alla corte di cassazione l’enunciazione
di una regula iuris suscettibile di ricevere
applicazione anche in casi ulteriori rispetto a
quello deciso dalla sentenza impugnata. Ne consegue
che è inammissibile il motivo di ricorso tanto se
sorretto da un quesito la cui formulazione sia del
tutto inidonea a chiarire l’errore di diritto
imputato alla sentenza impugnata in relazione alla
concreta controversia (Cass. 25-3-2009, n. 7197),
quanto che sia destinato a risolversi (Cass. 19-22009, n. 4044) nella generica richiesta (quale

formulato, ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc.

quelle di specie) rivolta al giudice di legittimità
di stabilire se sia stata o meno violata una certa
norma – e tanto è a dirsi anche nel caso in cui il
ricorrente intenda dolersi dell’omessa applicazione
di tale norma da parte del giudice di merito. Il
quesito deve, di converso, investire la ratio
decidendi della sentenza impugnata, proponendone
4

o/

una

alternativa

di

segno opposto. Le

stesse sezioni unite di questa corte hanno
chiaramente specificato (Cass. ss. uu. 2-12-2008,
n. 28536) che deve ritenersi inammissibile per
violazione dell’art. 366 bis cod. proc. civ. il

dei singoli motivi sia accompagnata dalla
formulazione di un quesito di diritto che si
risolve in una tautologia o in un interrogativo
circolare, che già presupponga la risposta (ovvero
la cui risposta non consenta di risolvere il caso
sub iudice). La corretta formulazione del quesito
esige, in definitiva (Cass. 19892/09),che il
ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie
concreta, poi rapporti ad uno schema normativo
tipico, infine formuli, in forma interrogativa e
non assertiva, il principio giuridico di cui chiede
l’affermazione; onde, va ribadito (Cass.
19892/2007) l’inammissibilità del motivo di ricorso
il cui quesito si risolva (come nella specie) in

ricorso per cassazione nel quale l’illustrazione

una generica istanza di decisione sull’esistenza
della violazione di legge denunziata nel motivo.
Per quanto sopra il ricorso deve essere respinto
con condanna alle spese a favore dell’Agenzia.

5

K

‘Ar7tr,,m-

Ai

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio di legittimità a
favore della Agenzia delle Entrate che si liquidano

e

1.500,00 complessivamente oltre spese

prenotate a debito.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della
V sezione civile il 21/10/2013
Il consigliere estensore

Il

esid

in

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