Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15413 del 26/07/2016


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Cassazione civile sez. I, 26/07/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 26/07/2016), n.15413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERNABAI Renato – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa M. – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 16414-2013 proposto da:

A.A. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CICERONE 28, presso l’avvocato PETER UGOLINI, che lo

rappresenta e difende, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

LABORATORIO ANALISI CLINICHE SANTACROCE S.R.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2555/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/06/2016 dal Consigliere Dott. DI VIRGILIO ROSA MARIA;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato P. UGOLINI che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

A.A., E. e F., nonchè M.P., quali cedenti delle quote di partecipazione al capitale della Laboratorio Analisi Cliniche e Microbiologiche Santa Croce s.r.l. a Mo.Pi., agivano nei confronti di detto cessionario, per ottenere i crediti maturati verso il S.S.N. dal dicembre 1988 al gennaio 1992, pari a Lire 116.699.833, in forza della clausola sub art. 5 del contratto di cessione, che disponeva che i crediti ed i debiti della società maturati entro il 31/1/1992 sarebbero rimasti a favore o a carico dei cedenti.

Nelle more del giudizio, i cedenti ottenevano decreto ingiuntivo nei confronti del Mo., per il pagamento della somma di lire 230.941.158, oltre interessi legali.

Il Mo. proponeva opposizione a detto decreto ingiuntivo; venivano riuniti i due giudizi pendenti nonchè altro giudizio proposto dalla s.r.l. nei confronti di A. e A.F. e M.P..

Con sentenza del 12/1-16/3/2000, il Tribunale di Roma confermava il decreto ingiuntivo e condannava A.A. e la M. al pagamento alla società della somma di Lire 234.304.000, oltre interessi al 4% annuo sulla somma non rivalutata, di Lire 186.000.000, decorrenti dal 31/12/92 sino alla data di pubblicazione della sentenza, oltre interessi legali per il periodo successivo sino al saldo, sulla somma complessiva liquidata; condannava A.A. a restituire alla s.r.l. l’autovettura Mercedes Benz tg. (OMISSIS), rendeva ulteriori statuizioni e compensava tra tutte le parti le spese di lite.

Appellavano A. e F. A. nonchè M.P.; la Corte d’appello, con sentenza del 26/11/0310/6/04, in parziale riforma della sentenza di primo grado, condannava A.A. e la M. al pagamento in solido della somma di Euro 116.323,84, oltre interessi al 4% sulla somma di Euro 92.342,49, decorrenti dal 31/1/1992 al 16/3/00, oltre interessi legali sino al saldo; respingeva nel resto gli appelli e compensava le spese del grado.

Proponevano ricorso per cassazione A.A. e la M.; la S.C., con sentenza n. 21828 del 2010, ha accolto il secondo motivo (inteso a far valere l’erroneo cumulo tra rivalutazione ed interessi e l’illegittima liquidazione degli interessi successivi su tutta la somma rivalutata), cassato la pronuncia impugnata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione.

Riassunto il giudizio dall’ A. e dalla M., la Corte d’appello, con sentenza del 3/4-10/5/2012, ha condannato l’ A. e la M. al pagamento a favore della s.r.l. della somma di Euro 152.690,79, oltre interessi legali dal 16/3/00 al saldo, e ha dichiarato inammissibili le ulteriori domande delle parti; ha compensato le spese del giudizio di legittimità e condannato gli attori in riassunzione al rimborso delle spese del grado alla società.

La Corte del merito, premesso il passaggio in giudicato dei capi non annullati dal S.C., e quindi ritenuto limitato il giudizio alla quantificazione degli interessi, ha rilevato che il debito dei sigg. A. e M. era ab origine di valuta e, posto che la società non aveva allegato alcun elemento di danno ulteriore rispetto al rendimento netto dei buoni annuali del Tesoro, ha limitato la condanna all’importo, corretto dalla Corte d’appello, di Lire 178.800,00, pari ad Euro 92.342,49, oltre gli interessi ed il maggior danno costituito dalla differenza tra l’eventuale minore interesse legale ed il rendimento dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi, oltre interessi legali dal 16/3/00 sino al saldo, e quindi, alla data del 16/3/00 – come da conclusioni della società – alla somma di Euro 57.461,06 per interessi e per l’ulteriore danno, Euro 2887,24. Ha condannato gli attori in riassunzione alle spese del giudizio di riassunzione, tenuto conto dell’esito e, soprattutto, del mancato pagamento anche delle somme non contestate nell’arco di venti anni.

Ricorre avverso detta pronuncia A.A. con ricorso affidato a due motivi.

La s.r.l. non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1.- Col primo motivo, il ricorrente si duole del vizio ex art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione agli artt. 99 e 112 c.p.c.; nel giudizio di riassunzione, la società creditrice aveva chiesto gli interessi al 4% annuo(secondo il rendimento medio dei buoni del tesoro) sulla somma di Euro 92.342,49 dal 31/1/92 al 16/3/00, nonchè gli ulteriori interessi, mentre la Corte del merito ha riconosciuto gli interessi legali oltre al maggior danno, così riconoscendo somma superiore al richiesto(negli anni in oggetto gli interessi legali sono stati superiori al rendimento del 4% e sono scesi solo dal 1/1/99).

2.1.- Il motivo è fondato.

La Corte del merito è infatti incorsa nel vizio di ultrapetizione, avendo riconosciuto alla s.r.l. sul credito di valuta gli interessi legali ed il maggior danno, pari alla differenza tra il minore interesse legale ed il tasso medio di rendimento dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi, mentre la società aveva specificamente chiesto i soli interessi al 4% annuo dal 31/1/92 al 16/3/00 (tasso mediamente inferiore a quello degli interessi legali nel periodo considerato) e gli ulteriori interessi sulla somma complessivamente liquidata, sino al saldo (e dette conclusioni assunte in sede di riassunzione risultano riportate nella stessa sentenza, oltre che riproposte nell’odierno ricorso).

1.2. – Col secondo motivo, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 91, 92 e 118 disp. att. c.p.c., art. 132 c.p.c., e degli artt. 24 e 111 Cost.. L’ A. si duole della motivazione addotta per la condanna alle spese del giudizio di rinvio e sostiene di non essere stato nei fatti soccombente nel giudizio di rinvio perchè il fine del giudizio di Cassazione e poi di riassunzione non era l’eliminazione del debito, ma la riduzione dello stesso, da cui sarebbe dovuta derivare la compensazione delle spese.

2.2.- Il secondo motivo è assorbito, visto che occorre procedere alla riliquidazione delle spese tra le parti del presente giudizio.

3.1.- Conclusivamente, accolto il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, va cassata la pronuncia impugnata in relazione al motivo accolto e, non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., 2 comma, va condannato A.A. al pagamento a favore della Laboratorio Analisi Cliniche Santacroce s.r.l., sulla somma già riconosciuta in linea capitale di Euro 92.342,49, degli interessi al tasso del 4% annuo dal 31/1/1992 al 16/3/2000, oltre gli ulteriori interessi legali sulla somma complessivamente liquidata, sino al saldo.

Avuto riguardo all’esito complessivo della lite, va mantenuta ferma la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità, come disposta nella sentenza impugnata, e vanno compensate le spese del giudizio di riassunzione e del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la pronuncia impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, condanna A.A. al pagamento a favore della Laboratorio Analisi Cliniche Santacroce s.r.l., sulla somma già riconosciuta in linea capitale di Euro 92.342,49, degli interessi al tasso del 4% annuo dal 31/1/1992 al 16/3/2000, oltre gli ulteriori interessi legali sulla somma complessivamente liquidata, sino al saldo.

Mantiene ferma la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità, come disposta nella sentenza impugnata, compensa le spese del giudizio di riassunzione e del presente giudizio.

Ai sensi, del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma l bis.

Così deciso in Roma, il 9 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2016

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