Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15410 del 21/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/06/2017, (ud. 02/03/2017, dep.21/06/2017),  n. 15410

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3511-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

N.N.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1505/13/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di BARI, depositata il 26/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/03/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 1505/13/2015, depositata il 26 giugno 2015, non notificata, la CTR della Puglia ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale di Bari, nei confronti dell’architetto dott. S.N. per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Bari, che aveva accolto il ricorso del contribuente avverso il silenzio – rifiuto dell’Ufficio sulle istanze di rimborso che il S. aveva presentato per l’IRAP versata negli anni dal 2004 al 2007. Avverso la pronuncia della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo.

L’intimato non ha svolto difese.

Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denunciando come erronea in diritto la statuizione con la quale la pronuncia impugnata ha escluso, nella fattispecie in esame, il requisito dell’autonoma organizzazione quale presupposto impositivo del tributo in oggetto, in relazione a fattispecie nella quale il contribuente, per lo svolgimento della propria attività professionale di architetto, si avvaleva di studio di circa mq 110, utilizzando beni strumentali per circa Euro 20.000,00, nell’ambito di associazione professionale con un ingegnere.

Il motivo risulta fondato alla luce del principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. 14 aprile 2016, n. 7371), che hanno affermato che “presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi; ma quando l’attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell’imposta a norma del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 3 – comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni- essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell’autonoma organizzazione”. Nella fattispecie in esame è incontroverso in fatto che il contribuente, negli anni con riferimento ai quali sono state formulate le istanze di rimborso, si avvalesse per l’esercizio della propria attività di associazione professionale con un ingegnere, condividendo lo studio ed i beni strumentali e mettendo quindi insieme le rispettive professionalità in modo tale da incrementarne la produttività.

La sentenza impugnata, che ha escluso nella fattispecie in oggetto il requisito dell’autonoma organizzazione quale presupposto impositivo dell’Irap, si è dunque posta in contrasto con il principio di diritto come sopra enunciato dalle Sezioni Unite di questa Corte e va per l’effetto cassata. Non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, u.p., dovendo pertanto rigettarsi l’originario ricorso del contribuente.

Stante la sopravvenienza della citata decisione delle Sezioni Unite in pendenza del presente giudizio di legittimità, ricorrono i presupposti di legge che giustificano la compensazione delle spese dell’intero giudizio tra le parti.

PQM

 

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta l’originario ricorso del contribuente.

Dichiara compensate tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2017

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