Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15398 del 21/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/06/2017, (ud. 01/03/2017, dep.21/06/2017),  n. 15398

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19602-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, C.F. (OMISSIS), in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BALDO DELGI

UBALDI 43, presso lo studio dell’avvocato MARCO BRUNELLI,

rappresentato e difeso dagli avvocati PATRIZIA MELONI, MICHELE

MAGADDINO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 262/25/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO, depositata il 26/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’01/03/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

RILEVATO

che:

1. la C.TR. ha accolto l’appello del contribuente relativo ad un avviso di accertamento sulla plusvalenza realizzata con una cessione di azienda intervenuta nel 2004, ritenendo emendabile in sede giudiziaria il duplice errore commesso dal contribuente, quello di diritto relativo all’assoggettamento al regime di tassazione separata anzichè ordinaria (non essendo trascorsi cinque anni dal proprio acquisto) e quello di fatto per l’indicazione nel quadro RM di una plusvalenza superiore a quella effettiva (non avendo tenuto conto del valore dell’avviamento, ancora da ammortizzare);

2. l’amministrazione ricorrente fonda entrambi i motivi di ricorso – “violazione e/o falsa applicazione”: 1) del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 9, (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3); 2) degli artt. 115 e 116 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4) – sull’unico rilievo per cui non si tratterebbe di “un errore meramente formale”, ma della “omissione da parte del contribuente della dichiarazione della plusvalenza a tassazione ordinaria e della deduzione del costo non ammortizzato”, che aveva “di fatto comportato l’indicazione di un maggior reddito imponibile ed un conseguente maggior debito d’imposta”;

3. all’esito della camera di consiglio, il Collegio ha disposto l’adozione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. i motivi, che in quanto connessi possono essere esaminati congiuntamente, risultano infondati alla luce del recente indirizzo elaborato dalle Sezioni Unite di questa Corte, in base al quale, indipendentemente dai termini previsti per la dichiarazione integrativa (segnatamente: il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, ai sensi del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8bis, per emendare errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito; i termini stabiliti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, per emendare errori od omissioni in grado di determinare un danno per l’amministrazione; il termine di decadenza di quarantotto mesi di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, per il rimborso dei versamenti non dovuti), “il contribuente, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria” (Cass. Sez. U. 30/06/2016, n. 13378), e ciò anche a fronte di pretese azionate “con diretta iscrizione a ruolo a seguito di mero controllo automativato”, purchè sia fornita la prova delle circostanze allegate (conf. Cass. nn. 21740/15, 10775/15, 26198/14, 3754/14, 2226/11);

5. la rilevanza del recente intervento nomofilattico giustifica l’integrale compensazione delle spese processuali tra le parti;

6. risultando soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato, in quanto amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (Cass. Sez. U. sent. n. 9338/14; conf. Cass. sez. 6-L, ord. n. 1778/16 e Cass. 6-T, ord. n. 18893/16).

PQM

 

Rigetta il ricorso. Compensa integralmente le spese processuali.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 1 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2017

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