Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15397 del 26/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 26/07/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 26/07/2016), n.15397

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10827-2015 proposto da:

L.I., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAPRANICA 78, presso lo studio dell’avvocato FEDERICO MAZZETTI, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONINO BONGIORNO

GALLEGRA giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

B.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI

SCIPIONI 268-A, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO PETRETTI, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato RENATO SPECIALE

giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1314/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 28/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. DANILO SESTINI;

udito l’Avvocato Alessio Petretti difensore della controricorrente

che si riporta agli scritti.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

E’ stata depositata la seguente relazione ex art. 380 bis c.p.c..

“1. La Corte di Appello di Genova, pur riducendo l’importo stabilito dal primo giudice, ha ribadito l’obbligo della L. (co-conduttrice di un immobile utilizzato come studio professionale dalla medesima e, per porzioni distinte, da altri due architetti) di risarcire alla proprietaria B.E. (avente causa dall’originaria locatrice) il danno subito per non avere potuto rilocare l’intero appartamento (rilasciato dagli altri due conduttori) a causa della perdurante illegittima occupazione da parte della L..

2. Con l’unico morivo, la ricorrente deduce “errata applicazione dell’art. 1316 c.c. – omessa applicazione dell’art. 1314 c.c. – violazione degli artt. 2697 c.c. e 115 c.p.c.”.

La L. censura la sentenza per averla condannata “al risarcimento del danno come se avesse abusivamente occupato l’intero immobile e come se la attrice non avesse accettato la parziale restituzione” da parte degli altri due conduttori; rileva che risultava ampiamente provato che la B. era rientrata nella disponibilità delle porzioni rilasciate dagli altri conduttori (eseguendovi anche interventi di ristrutturazione) ed assume che l’obbligazione di restituzione originariamente indivisibile – era divenuta divisibile per effetto dell’accettazione della restituzione parziale, cosicchè la proprietaria non avrebbe potuto “pretendere dalla convenuta il risarcimento del danno per la presunta, indebita, occupazione di una parte dell’immobile che era invece nella sua disponibilità”.

3. Il motivo è inammissibile in quanto postula la violazione di norme di diritto (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) sul presupposto di una ricognizione della fattispecie fattuale diversa da quella compiuta dalla Corte, secondo la quale, “nel momento in cui uno dei tre conduttori – L.I. – conservava la detenzione di una parte dell’immobile, esso, nella sua interezza, risultava concretamente non locabile”.

Comportando il preliminare – opposto – accertamento della possibilità di locare parzialmente l’appartamento (anche in relazione all’interesse della società richiedente la locazione a non acquisire l’integrale disponibilità del bene), le censure svolte dalla ricorrente si risolvono dunque nella sollecitazione a compiere un non consentito diverso apprezzamento di merito in sede di legittimità.

4. Si propone pertanto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con condanna alle spese di lite”.

All’esito della discussione in camera di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, ritenendoli non superati dalle argomentazioni svolte nella memoria della ricorrente.

Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite.

Trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, ricorrono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese di lite, liquidate in Euro 5.200,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi), oltre rimborso delle spese forfettarie e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 9 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2016

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