Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15397 del 03/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/06/2021, (ud. 03/02/2021, dep. 03/06/2021), n.15397

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13609-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

CCH SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, V. ELEONORA D’ARBOREA 30,

presso lo studio dell’avvocato BERNARDO CARTONI, che la rappresenta

e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 102/2013 della COMM. TRIB. REG. ABRUZZO,

depositata il 03/06/2013; udita la relazione della causa svolta

nella camera di consiglio del 03/02/2021 dal Consigliere Dott.

MARINA CIRESE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

l’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Giulianova oggi Direzione Provinciale di Teramo, notificava alla C.C.H. s.r.l. un avviso di accertamento ed irrogazione sanzioni volto a recuperare l’imposta di registro in relazione ad un atto stipulato in data 30.9.2005 con la società Eight Wonders Italia s.r.l. recante la dicitura “atto di cessione di crediti” risultato non sottoposto a registrazione.

Impugnato il provvedimento impositivo da parte della società contribuente in ragione della invalidità della notifica e nel merito dell’insussistenza della pretesa, la CTP di Teramo con sentenza in data 19.3.2010 accoglieva il ricorso.

Proposto appello avverso detta pronuncia da parte dell’Agenzia delle Entrate, la CTR dell’Abruzzo con sentenza in data 3.6.2013 rigettava il gravame ritenendo non dovuta l’imposta di registro.

Avverso detta pronuncia la Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione articolato in un motivo cui resisteva con controricorso la società contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con l’unico motivo di ricorso rubricato “Violazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 2, comma 3, lett. a) e art. 10, comma 1, n. 4, del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 15 e 40, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3″ parte ricorrente censurava la sentenza impugnata per aver ritenuto che la cessione di credito de qua fosse un’operazione di finanziamento come tale assoggettata ad Iva ancorchè esente ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10.

Il motivo è inammissibile.

La censura attinge la qualificazione effettuata nella sentenza impugnata della scrittura privata sottoposta a registrazione laddove la Ctr ha ritenuto che la cessione del credito debba essere qualificata come operazione finanziaria ed inoltre esente e non già invece come operazione patrimoniale in ragione della contemporaneità di detta cessione con l’atto di partecipazione.

A detta ricostruzione dell’operazione parte ricorrente contrappone una diversa qualificazione dell’operazione con ciò di fatto sollecitando una rilettura della decisione di merito preclusa in sede di legittimità.

Peraltro anche a volere superare tale aspetto, occorre considerare che al fine di assoggettare a corretta imposizione una cessione di credito è necessario indagare sulla sua natura onde determinare se l’operazione rientri, o meno, nel campo di applicazione dell’IVA e quindi, in virtù del principio di alternatività tra IVA ed imposta di registro, sia o meno soggetta all’imposta di registro in misura proporzionale o fissa.

E nella specie non risulta nè trascritto nè allegato l'”atto di cessione di crediti” il cui esame sarebbe necessario al fine di vagliare la natura dell’operazione. Nè tantomeno è possibile valutare se l’atto per cui è processo sia o meno collegato ad un contratto di associazione in partecipazione.

In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile.

La regolamentazione delle spese del giudizio, disciplinata come da dispositivo, segue la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 5000,00 oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale effettuata da remoto, il 3 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 giugno 2021

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