Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15386 del 03/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/06/2021, (ud. 11/11/2020, dep. 03/06/2021), n.15386

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 1358/2014 R.G. proposto da:

POLICART. s.r.l. in persona del suo legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa giusta delega in atti dall’avv.

Paolo Di Gravio con domicilio eletto in Roma presso il ridetto

difensore in via Piediluco n. 9;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Campania n. 100/34/13 depositata il 20/05/2013, non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale

dell’11/11/2020 dal Consigliere Roberto Succio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza impugnata la CTR della Campania ha rigettato gli appelli della società contribuente e quindi confermato la pronuncia di primo grado che aveva dichiarato la legittimità dell’avviso di accertamento impugnato, per IVA e altri tributi 2005;

– ricorre a questa Corte la POLICART. s.r.l. con atto affidato a cinque motivi; resiste l’Amministrazione Finanziaria con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– il primo motivo di ricorso (rubricato sub. A in atto) denuncia la nullità della sentenza gravata per avere la CTR omesso di pronunciarsi su punti decisivi della controversia, con conseguente vizio di motivazione, non avendo esaminato le doglianze del contribuente;

– il motivo è inammissibile;

– parte ricorrente infatti non allega nè indica in alcun modo i punti decisivi dei quali denuncia la pretermissione da parte del giudice dell’appello, nè trascrive alcun atto del merito dal quale si evinca la loro tempestiva proposizione in quelle sedi;

– pertanto, il motivo risulta in concreto del tutto generico e va dichiarato inammissibile;

– il secondo motivo censura la pronuncia della CTR per non avere tenuto conto della documentazione prodotta in giudizio ex latere contribuentis;

– il motivo, invero generico come il precedente, è in ogni caso inammissibile per una ulteriore ragione;

– come questa Corte ha già chiarito (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 29404 del 07/12/2017) con il ricorso per cassazione la parte non può rimettere in discussione, proponendo una propria diversa interpretazione, la valutazione delle risultanze processuali e la ricostruzione della fattispecie operate dai giudici del merito poichè la revisione degli accertamenti di fatto compiuti da questi ultimi è preclusa in sede di legittimità;

– il terzo motivo, rubricato sub. n. 1), denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR erroneamente statuito sull’appello dell’Ufficio, che invece andava dichiarato inammissibile in quanto esso menzionava circostanze e soggetti del tutti estranei alla vicenda oggetto del giudizio e al contribuente POLICART s.r.l.;

– il motivo è infondato;

– invero, come si evince dalla lettura complessiva della sentenza impugnata, la presenza in essa delle indicazioni inconferenti rispetto al presente giudizio va ritenuta costituire una mera serie di errori di scritturazione dovuti a trascuratezza nella ricostruzione del fatto per cui è causa; le vicende processuali oggetto dell’accertamento invero sono peraltro sufficientemente ricostruite in sentenza, sia pure sinteticamente e pertanto esse sono state in concreto percepite dal giudice dell’appello che le ha adeguatamente valutate;

– il quarto motivo di ricorso (rubricato sub. n. 2) si incentra sulla violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR omesso di pronunciarsi sulle eccezioni sollevate dal contribuente quanto all’incidenza percentuale dei costi, la percentuale di ricarico adottata, l’utilizzo della media semplice anzichè di quella ponderata nella determinazione dell’incidenza del costo delle materie prime;

– il motivo è inammissibile;

– esso infatti, così come articolato, è diretto a sollecitare questa Corte al riesame del meritus causae, operazione evidentemente non consentita in questa sede di legittimità;

– il quinto motivo di ricorso (rubricato sub. n. 3) denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR erroneamente fatto applicazione del ridetto art. 39, avendo ritenuto legittimo l’avviso di accertamento emesso in forza di tal disposizione;

– il motivo è infondato;

– la CTR ha accertato in fatto la mancata presentazione da parte del contribuente sottoposto a controllo della documentazione richiesta dall’Ufficio (pag. 4 penultimo capoverso); conseguentemente, il ricorso all’accertamento di cui al ridetto art. 39, era consentito;

– come è noto, detta disposizione prevede che “in deroga alle disposizioni del comma precedente l’ufficio delle imposte determina il reddito d’impresa sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili in quanto esistenti e di avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti di cui al precedente comma, lett. d): ….d-bis) quando il contribuente non ha dato seguito agli inviti disposti dagli uffici ai sensi del presente Decreto, art. 32, comma 1, nn. 3) e 4), o del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 51, comma 2, nn. 3) e 4)”;

– e l’art. 32, surrichiamato al n. 3, prevede proprio che tal potere consista quanto all’accertamento delle imposte dirette nell'”invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a esibire o trasmettere atti e documenti rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, compresi i documenti di cui al successivo art. 34″; analogamente, il sopra citato art. 51, dispone che, quanto all’IVA, l’Ufficio possa “2) invitare i soggetti che esercitano imprese, arti o professioni, indicandone il motivo, a comparire di persona o a mezzo di rappresentanti per esibire documenti e scritture, ad esclusione dei libri e dei registri in corso di scritturazione, o per fornire dati, notizie e chiarimenti rilevanti ai fini degli accertamenti nei loro confronti anche relativamente ai rapporti ed alle operazioni, i cui dati, notizie e documenti siano stati acquisiti a norma del presente comma, n. 7), ovvero rilevati a norma dell’art. 52, u.c., o dell’art. 63, comma 1, o acquisiti ai sensi del D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 18, comma 3, lett. b)”;

– pertanto, in difetto di collaborazione da parte del contribuente, non potrà per ciò solo arrestarsi l’attività di controllo; viceversa l’Amministrazione viene posta dal Legislatore, in questi casi, in posizione di vantaggio poichè le è consentito di portarla a termine utilizzando proprio la tipologia di accertamento concretamente posta in essere in questo caso;

– il sesto motivo di ricorso censura la sentenza di appello per violazione e falsa applicazione dell’art. 84 TUIR, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR omesso di tener conto, nella determinazione delle imposte dovute, delle perdite pregresse di altri esercizi;

– il motivo è inammissibile;

– invero, dalla lettura della sentenza impugnata non risulta che la questione abbia formato oggetto del giudizio di appello, nè parte ricorrente ha trascritto in ricorso gli atti del merito dai quali possa evincersi la sua tempestiva proposizione; pertanto, essa risulta in concreto nuova eccezione della quale va dichiarata la inammissibilità;

– il settimo motivo si incentra sulla violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23, per avere la CTR omesso di rilevare la tardiva costituzione in giudizio dell’Ufficio di fronte alla CTP;

– il motivo è infondato;

– come questa Corte ha anche di recente confermato (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 2585 del 30/01/2019) nel processo tributario, la violazione del termine previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23, per la costituzione in giudizio della parte resistente comporta esclusivamente la decadenza dalla facoltà di proporre eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ ufficio e di fare istanza per la chiamata di terzi, sicchè permane il diritto dello stesso resistente di negare i fatti costitutivi dell’avversa pretesa, di contestare l’applicabilità delle norme di diritto invocate e di produrre documenti ai sensi del detto decreto, artt. 24 e 32;

– pertanto, il ricorso è rigettato;

– le spese sono regolate dalla soccombenza;

– sussistono i requisiti processuali per il c.d. “raddoppio” del contributo unificato per atti giudiziari.

PQM

rigetta il ricorso; liquida le spese in Euro 2.100,00 oltre a spese prenotate a debito che pone a carico di parte soccombente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 giugno 2021

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