Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15385 del 21/06/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 21/06/2017, (ud. 08/03/2017, dep.21/06/2017),  n. 15385

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26542/2012 proposto da:

SAIS AUTOLINEE S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CHIANA 48, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO PILEGGI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato SALVATORE FERRARA,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, in

proprio e quale mandatario della S.C.C.I. CARTOLARIZZAZIONE CREDITI

INPS S.P.A. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’istituto,

rappresentato e difeso dagli Avvocati CARLA D’ALOISIO, LELIO

MARITATO, ANTONINO SGROI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

SERIT SICILIA S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 390/2011 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 10/11/2011 R.G.N. 830/2008.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 18.11.2011, la Corte d’appello di Caltanissetta, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, ha dichiarato SAIS Autolinee s.p.a. tenuta a pagare all’INPS la somma di Euro 129.382,75 (oltre interessi pari a Euro 69.004,95) a titolo di sgravi indebitamente fruiti in relazione a contratti di formazione e lavoro stipulati con propri dipendenti;

che avverso tale statuizione ha proposto ricorso per cassazione SAIS Autolinee s.p.a., con tre motivi di censura illustrati da memoria;

che l’INPS ha resistito con controricorso, mentre è rimasta intimata SERIT Sicilia s.p.a., concessionaria dei servizi di riscossione;

che il Pubblico ministero ha concluso per il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo, la società ricorrente ha dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., artt. 2907 e 2967 c.c., artt. 115, 414 e 415 c.p.c. (tutti ex art. 360 c.p.c., n. 4), per avere la Corte di merito arbitrariamente mutato la causa petendi della pretesa creditoria dell’Istituto, sul presupposto che assunzioni con contratto di formazione e lavoro effettuate in asserita violazione della legge italiana dovessero considerarsi ipso iure incompatibili con la normativa comunitaria in tema di divieto di aiuti di Stato;

che, con il secondo motivo, la società ricorrente ha denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 10 e 117 Cost., in relazione all’art. 87 Trattato CE e alla decisione della Commissione europea dell’11.5.1999, per avere la Corte territoriale ritenuto che il requisito della giovane età degli assunti con contratto di formazione e lavoro fosse individuato dalla normativa europea relativa al divieto di aiuti di Stato; che, con il terzo motivo, la società ricorrente ha lamentato violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9-10, per avere la Corte di merito ritenuto che la normativa interna in tema di prescrizione quinquennale dei crediti per contributi non pagati andasse disapplicata allorchè impedisse il recupero dell’aiuto di Stato dichiarato incompatibile con la citata decisione della Commissione europea;

che, con riguardo alle doglianze di cui primo e al secondo motivo, la giurisprudenza costituzionale ha ormai consolidato il principio secondo cui l’ordinamento comunitario e l’ordinamento interno sono configurati come sistemi normativi autonomi e distinti, ancorchè coordinati, secondo la ripartizione di competenze stabilita e garantita dai Trattati, di talchè, sebbene le disposizioni derivanti dalla fonte comunitaria vengano a ricevere, ex art. 11 Cost. e art. 117 Cost., comma 1, diretta applicazione nel territorio italiano, esse rimangono tuttavia estranee al sistema delle fonti interne e, se munite di efficacia diretta, precludono semplicemente al giudice nazionale di applicare la normativa interna con esse ritenuta inconciliabile, previo, ove occorra, rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia (cfr., tra le più recenti, Corte Cost. nn. 125 del 2009 e 111 del 2017);

che, conseguentemente, non è consentita all’interprete l’interpolazione di comandi provenienti da fonti normative appartenenti ad ordinamenti che restano diversi, pur essendo coordinati, risolvendosi codesta (con)fusione in un’operazione viziata sotto il profilo logico e giuridico (cfr. in termini Corte cost. n. 125 del 2009, cit.);

che l’oggetto del presente giudizio è stato chiaramente individuato dall’INPS, fin dalla costituzione in primo grado, nel recupero, ai sensi della decisione della Commissione europea dell’11.5.1999, di sgravi goduti dall’azienda ricorrente in diversi periodi, analiticamente indicati nella memoria di costituzione (debitamente trascritta, in parte qua, a pagg. 11-12 del ricorso per cassazione);

che la citata decisione della Commissione ha individuato, quale requisito di conformità degli aiuti all’ordinamento comunitario, la circostanza che gli sgravi siano concessi o per l’assunzione di lavoratori che, al momento dell’assunzione, non avevano ancora ottenuto un impiego o che l’avevano perso, sicchè la loro assunzione ha contribuito alla creazione netta di nuovi posti di lavoro nelle imprese interessate, ovvero di lavoratori in possesso, alternativamente, dei requisiti di età inferiore ai 25 anni, di età non superiore a 29 anni, se laureati, o disoccupati da più di un anno, sempre che le imprese non abbiano proceduto a riduzioni di organico nei 12 mesi precedenti e abbiano mantenuto in servizio, assumendoli a tempo indeterminato, almeno il 60% dei lavoratori il cui contratto di formazione e lavoro sia scaduto nei 24 mesi precedenti (cfr. in tal senso, tra le più recenti, Cass. n. 2521 del 2016);

che, com’è evidente, non v’è alcuna disposizione del diritto comunitario che preveda l’ulteriore requisito dell’età anagrafica comunque inferiore a 32 anni per l’assunzione di disoccupati di lunga durata o di lavoratori la cui assunzione comporti un incremento netto dell’occupazione, come invece ritenuto dalla Corte territoriale, di talchè l’opinione di quest’ultima secondo cui “le assunzioni avvenute al di fuori della normativa italiana non possono essere considerate compatibili con la normativa comunitaria” (così la sentenza cit., pag. 12), oltre a realizzare un’indebita interpolazione tra disposizioni normative appartenenti ad ordinamenti differenti, ha alterato la causa petendi dell’azione promossa dall’INPS mediante l’iscrizione a ruolo, trasformando un’azione di recupero di aiuti di Stato illegittimamente concessi secondo il diritto comunitario in un’azione di recupero di sgravi contributivi indebitamente fruiti secondo il diritto interno;

che, con riguardo al terzo motivo, va ribadito che, agli effetti del recupero degli sgravi contributivi integranti aiuti di Stato incompatibili col mercato comune, vale il termine ordinario di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c., decorrente dalla notifica alla Repubblica Italiana della decisione comunitaria di recupero, mentre non possono ritenersi applicabili nè il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione ex art. 2033 c.c., atteso che lo sgravio contributivo opera come riduzione dell’entità dell’obbligazione contributiva e l’ente previdenziale, che agisce per il pagamento degli importi corrispondenti agli sgravi illegittimamente goduti, non può conseguentemente definirsi attore in ripetizione di indebito oggettivo, nè il termine di prescrizione quinquennale L. n. 335 del 1995, ex art. 3, commi 9 e 10, dal momento che, riguardando tale disposizione le sole contribuzioni di previdenza e assistenza sociale e potendo invece l’incompatibilità comunitaria riguardare qualsiasi tipo di aiuto, non è possibile assimilare l’azione di recupero dello sgravio da aiuto di Stato illegittimo e l’azione di pagamento di contributi non versati e applicare analogicamente alla prima il termine di prescrizione proprio della seconda (cfr. in termini Cass. nn. 6671 e 6756 del 2012);

che, pertanto, in accoglimento dei primi due motivi, la sentenza impugnata va cassata per quanto di ragione e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello di Catania, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Catania, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 8 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2017

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