Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15372 del 13/07/2011

Cassazione civile sez. III, 13/07/2011, (ud. 12/05/2011, dep. 13/07/2011), n.15372

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMATUCCI Alfonso – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

F.S. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIALE G. MAZZINI 11, presso lo studio dell’avvocato TOBIA GIANFRANCO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PIZZORNI PIER

GIORGIO giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INA ASSITALIA SPA (OMISSIS), (già Assitalia Le Assicurazioni

d’Italia spa), in persona del procuratore speciale

dell’amministratore delegato p.t. Avv. F.M.

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo

studio dell’avvocato VINCENTI MARCO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

S.O.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 324/2008 della CORTE D’APPELLO di

GENOVA,Sezione Seconda Civile, emessa il 26/02/2008, depositata il

14/03/2008/ R.G.N. 746/2003.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/05/2011 dal Consigliere Dott. GIOVANNI CARLEO;

udito l’Avvocato TOBIA GIANFRANCO;

udito l’Avvocato SPANI GIAN MARCO (per delega Avvocato VICENTI

MARCO);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo che ha concluso per il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione ritualmente notificata F.S. conveniva in giudizio S.O. e l’Ina Assitalia Spa esponendo che il 22 aprile 1991 in località (OMISSIS), mentre era a bordo del proprio ciclomotore, era stato tamponato dal veicolo (OMISSIS), di proprietà e condotto dal S., e quindi sbalzato di sella rovinando sul selciato. Ciò premesso, chiedeva la condanna dei convenuti in solido al risarcimento dei danni subiti oltre rivalutazione ed interessi. In esito al giudizio, in cui si costituiva la sola compagnia assicuratrice, il Tribunale di La Spezia condannava i convenuti a corrispondere all’attore la somma di L. 2.250.000 per danno biologico, L. 800.000 per danno patrimoniale oltre interessi e svalutazione. Avverso tale decisione il F. e l’Assitalia proponevano rispettivamente appello principale, il primo, ed appello incidentale, la seconda.

In esito al giudizio, in cui veniva disposta una nuova perizia medico- legale, la Corte di Appello di Genova con sentenza depositata in data 11 marzo 2008 respingeva entrambe le impugnazioni. Avverso la detta sentenza il F. ha quindi proposto ricorso per cassazione articolato in cinque motivi. Resiste con controricorso l’Assitalia.

Entrambe le parti hanno depositato memoria difensiva a norma dell’art. 378 del cod. proc. civ..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Le ragioni di doglianza, svolte dal ricorrente, sono state articolate, la prima e la terza, sotto il profilo della motivazione illogica e/o insufficiente circa un fatto decisivo del giudizio, la quinta, sotto il profilo della motivazione omessa mentre la seconda e la quarta sono state articolate, entrambe, sotto il profilo della violazione e falsa applicazione degli artt. 2727 e 2729 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Procedendo all’esame delle tre censure articolate sotto il profilo del vizio motivazionale, deve rilevarsi che esse sono assolutamente infondate in quanto la Corte di merito, contrariamente all’assunto del ricorrente, ha saputo spiegare in maniera chiara, bene articolata ed esaustiva le ragioni della propria decisione indicando opportunamente gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento e rendendo in tal modo possibile il necessario controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento. Ed invero, con riferimento all’effettività del verificarsi del trauma cranico, la Corte di merito ha in primo luogo richiamato l’attenzione sulla circostanza che nessun riferimento a trauma cranico era contenuto nè nel referto del Pronto Soccorso redatto subito dopo il fatto nè nel verbale dei Carabinieri; ha quindi evidenziato come, a seguito della visita specialistica eseguita nello stesso nosocomio nel mese successivo, al F. fu riscontrata soltanto una contrattura antalgica post traumatica (trauma contusivo coscia sinistra); ha inoltre sottolineato come, solo nel maggio 1995, a quattro anni dal sinistro, il F. subiva un ricovero psichiatrico e come solo, a sette anni dal sinistro, nel corso della perizia medico-legale, egli attribuiva all’incidente stradale un peggioramento del preesistente stato ansioso depressivo di cui era sofferente aggiungendo che nell’incidente de quo aveva riportato un trauma cranico casco- trasmesso.

Quanto alla pretesa sussistenza di nesso causale tra il trauma casco – trasmesso e la patologia psichiatrica insorta, la Corte di merito ha quindi motivato l’esclusione di tale nesso sulla base di svariate considerazioni, riassumibili in primo luogo nel lungo tempo intercorso tra sinistro e insorgenza della malattia, in secondo luogo nel rilievo che l’insorgenza delle patologie connesse alla schizofrenia matura proprio intorno ai 20 anni – e ciò, a conforto della tesi fondata su un’evoluzione naturale della malattia a prescindere da qualsiasi evento scatenante – in terzo luogo, nella condivisa affermazione del perito di ufficio, secondo il quale i rari casi di schizofrenia insorti dopo un trauma cranico attengano esclusivamente a casi di esposizione ad un evento stressante pesantemente continuativo, come quello bellico e come tale non può essere ritenuto una qualsiasi caduta.

Ne risulta pertanto l’assoluta insussistenza del vizio motivazionale lamentato così come è ugualmente infondata la censura di omessa motivazione in ordine all’istanza della rinnovazione della CTU. Ed invero, l’infondatezza della doglianza appare evidente ove si consideri che, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il giudice del merito non è tenuto, anche a fronte di un’esplicita richiesta di parte, a disporre una nuova consulenza d’ufficio (Cass. 167/02) nè a disporne l’integrazione (Cass. 19199/04), specialmente quando, come nel caso di specie, sia stata già disposta, in sede di gravame, la rinnovazione della perizia di ufficio già espletata in primo grado. Nè appare necessaria un’espressa pronuncia quando risulti dal complesso della motivazione che il giudice ha ritenuto esaurienti gli accertamenti già svolti (Cass. 1107/01, 16172/01), potendo la mancata rinnovazione della perizia essere ritenuta superflua anche per implicito (Cass. n. 7013/2004).

Passando ora all’esame delle censure, afferenti le violazioni degli artt. 2727 e 2729 c.c., deve premettersi che le due doglianze sono concluse dai seguenti quesiti di diritto: la seconda, “a fronte degli elementi di fatto sottoposti dal sig. F.S. al giudice di merito sopra evidenziati e singolarmente rubricati alle lettere da A ad M ovvero i seguenti .. dica pertanto la Corte Ecc.ma se ai fini dell’accertamento del fatto se il sig. F.S. in occasione del sinistro di cui è causa ha subito un trauma cranico di tipo casco trasmesso dovevasi fare applicazione anche della regola di diritto di cui agli artt. 2727 e 2729 c.c.”; la quarta, “a fronte degli elementi di fatto sottoposti dal sig. F.S. al giudice di merito sopra evidenziati e singolarmente rubricati alle lettere da A ad M ovvero i seguenti … dica pertanto la Corte Ecc.ma se ai fini dell’accertamento del nesso di causa tra il trauma cranico cd. casco trasmesso subito dal F. e la gravissima patologia di carattere psichiatrico insorta nel medesimo successivamente al sinistro di cui è causa dovevasi fare applicazione anche della regola di diritto di cui agli artt. 2727 e 2729 c.c.”.

Entrambe le censure sono infondate, alla luce del consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui spetta al giudice di merito valutare l’opportunità di fare ricorso alle presunzioni semplici, individuare i fatti da porre a fondamento del relativo processo logico e valutarne la rispondenza ai requisiti di legge, con apprezzamento di fatto che, ove adeguatamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità (Cass. 8023/09, conf. 14306/05).

Considerato che la sentenza impugnata appare in linea con il principio richiamato, ne consegue che il ricorso per cassazione in esame, siccome infondato, deve essere rigettato. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di questo giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, a favore della controricorrente, senza che occorra provvedere sulle spese in favore del S. in quanto tale parte, non essendosi costituita, non ne ha sopportate.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente alla rifusione, in favore della controricorrente, delle spese di questo giudizio di legittimità che liquida in Euro 6.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 12 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 luglio 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA