Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15369 del 21/06/2017


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Cassazione civile, sez. III, 21/06/2017, (ud. 27/04/2017, dep.21/06/2017),  n. 15369

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26851/2015 proposto da:

S.R., domiciliato ex lege in ROMA, rappresentato e

difeso dagli avvocati ELENA DOMENIS, RINO BATTOCLETTI giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AUTOTECNICA PUGLIESE SRL in persona del legale rappresentante Dott.

A.O., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO

VISCONTI, 11, presso lo studio dell’avvocato ROBERTA SIMONE, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRANCESCO GRILLI

giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 472/2014 del TRIBUNALE di GORIZIA, depositata

il 05/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/04/2017 dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per l’accoglimento;

udito l’Avvocato SIMONE ROBERTA;

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con atto di citazione notificato in data 4 marzo 2009 S.R. conveniva Autotecnica Pugliese Srl – società con sede in (OMISSIS) – dinanzi al giudice di pace di Gorizia perchè fosse condannata a pagargli la somma di Euro 2565,20, corrispondente alla differenza tra l’Iva da lui versata nell’aliquota del 20% per acquistare da essa una vettura e quella nell’aliquota del 4% che avrebbe in realtà dovuto corrispondere in quanto vittima del terrorismo ai sensi della L. n. 206 del 2004, equiparabile ai Grandi Invalidi di guerra D.P.R. n. 915 del 1978, ex art. 14.

La convenuta si costituiva eccependo l’incompetenza territoriale per inapplicabilità del foro del consumatore, che aveva giustificato il radicamento da parte dell’attore del giudizio in Gorizia; sosteneva invece la convenuta che si sarebbero dovuti applicare gli artt. 19 e 20 c.p.c., con conseguente competenza del giudice di pace di Barletta.

Con sentenza del 3 dicembre 2010 il giudice di pace di Gorizia accoglieva l’eccezione, negando quindi la propria competenza a favore di quella del giudice di pace di Barletta.

Avendo il S. proposto appello davanti al Tribunale di Gorizia, ed essendosi l’appellata costituita resistendo, il giudice d’appello, con sentenza del 4-5 novembre 2014, ha respinto l’impugnazione, confermando la competenza territoriale del giudice di pace di Barletta per non applicabilità della normativa attinente al foro del consumatore.

2. Ha presentato ricorso il S. sulla base di due motivi e chiedendo altresì decisione nel merito; si difende con controricorso Autotecnica Pugliese Srl. Il ricorrente ha depositato altresì memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3.1 Deve anzitutto rilevarsi che la sentenza del Tribunale che decide, in grado di appello, esclusivamente sulla competenza del giudice di pace è impugnabile unicamente con il regolamento necessario di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c., per cui il ricorso ordinario per cassazione è inammissibile se non risulta convertibile nella istanza di regolamento suddetta, avendo proposto censura sulla competenza e osservato il termine per il suo deposito (cfr. p. es., Cass. sez. 3, 5 marzo 2009 n. 5391). Il termine previsto specificamente per il regolamento di competenza è quello perentorio di 30 giorni dalla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla competenza, ex art. 47 c.p.c., comma 2. La giurisprudenza di questa Suprema Corte ha peraltro riconosciuto l’applicabilità al regolamento anche del generale termine lungo di cui all’articolo 327 c.p.c. nel caso in cui manchi la comunicazione della sentenza impugnata da parte della cancelleria (v. ancora Cass. sez. 3, 5 marzo 2009 n. 5391, nonchè Cass. sez. 3, ord.12 marzo 2009 n. 5391, Cass. sez. 3, ord. 14 ottobre 2009 n. 21814, Cass. sez. 6-3, ord. 2 febbraio 2012 n. 1539 e Cass. sez. 6-3, ord. 4 giugno 2013 n. 14135). Nel caso di specie, non emergendo dagli atti la comunicazione della sentenza impugnata, il ricorso risulta sotto tale profilo convertibile, essendo stato rispettato il termine ex art. 327 c.p.c..

Il ricorso, come già si è anticipato, si è articolato in due motivi: il primo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione dell’art. 132 c.p.c., per radicale carenza e/o apparenza della motivazione, che condurrebbe alla nullità della sentenza; il secondo denuncia violazione del D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 33, comma 2, lett. u), (Codice del consumo). E’ evidente – e conseguente a quanto già più sopra si accennava – che la conversione del ricorso in istanza di regolamento di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c., rende ammissibile e quindi vagliabile esclusivamente il secondo motivo, unico ad essere conforme alla esatta species impugnativa (cfr. Cass. sez. 3, 20 dicembre 1979 n. 6610 e Cass. sez. 3, ord. 18 marzo 2009 n. 6579).

3.2 Riguardo allora alla questione della competenza, affrontata nel secondo motivo del ricorso, adduce appunto il ricorrente che il Tribunale avrebbe violato il D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 33, comma 2, lett. u), per non avere applicato, pur trattandosi di contratto tra professionista e consumatore, il foro speciale esclusivo a favore del consumatore, e per avere invece invocato l’art. 44, dello stesso Codice del consumo, che a sua volta richiama il D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, non concernente la determinazione del foro.

In effetti il Tribunale, dato atto che il contratto in questione fu stipulato entro un locale commerciale di Autotecnica Pugliese Srl, ha affermato l’applicazione al caso in esame dell’articolo 44 del Codice del consumo, desumendone che “è esclusa l’applicabilità dell’art. 63 (sic) del Codice del consumo” e giungendo così, in sostanza ex abrupto, a identificare il foro competente in Barletta ai sensi degli artt. 19 e 20 c.p.c., perchè ivi fu stipulato il contratto e fu eseguita l’obbligazione.

In realtà, l’art. 44 del Codice del consumo richiama, per i “contratti negoziati nei locali commerciali”, “ove non diversamente disciplinato dal presente codice”, la disciplina per il settore del commercio cui al D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, che non regola però la competenza territoriale; al contrario quest’ultima è disciplinata proprio “dal presente codice”, cioè dal Codice del consumo, desumendosi dall’art. 33, comma 2, lett. u) – che qualifica vessatoria fino a prova contraria la clausola che deroghi il foro del consumatore -, e dall’art. 36, quanto alla nullità che ne consegue (nel caso in esame, ratione temporis non è applicabile l’articolo 66 bis del Codice frutto della novellazione operata dal D.Lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, art. 1, comma 1). Emerge pertanto la fondatezza della prospettazione del ricorrente, dovendosi applicare nella fattispecie il foro del consumatore, ovvero risultando competente il giudice di pace di Gorizia.

In conclusione, pronunciando sul ricorso, inteso quale istanza di regolamento necessario di competenza, deve dichiararsi la competenza del giudice di pace di Gorizia, dinanzi al quale va rimesso il giudizio nei termini di legge, rimettendogli altresì le spese del regolamento.

PQM

 

Pronunciando sul ricorso dichiara la competenza del giudice di pace di Gorizia dinanzi al quale rimette le parti nei termini di legge, al suddetto giudice di pace rimettendo anche le spese del regolamento di competenza.

Così deciso in Roma, il 27 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2017

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