Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15366 del 26/07/2016


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Cassazione civile sez. III, 26/07/2016, (ud. 29/04/2016, dep. 26/07/2016), n.15366

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20951/2013 proposto da:

C.A., (OMISSIS), C.B. (OMISSIS),

V.R. (OMISSIS), C.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliati

in ROMA, C.NE CLODIA 15, presso lo studio dell’avvocato GIANFRANCO

LIUZZI, che li rappresenta e difende giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

AUTOSTRADE PER L’ITALIA SPA, in persona del Direttore F.P.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA STESICORO, 126, presso lo

studio dell’avvocato ISABELLA TRICANICO, che la rappresenta e

difende giusta procura speciale in calce al ricorso notificato;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 234/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 15/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/04/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA;

udito l’Avvocato GIANFRANCO LIUZZI;

udito l’Avvocato CARLO BALLOCA FRANCESCO per delega non scritta;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per il rigetto del ricorso e

condanna alle spese.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Pronunciando sulla domanda proposta da C.A., V.R., C.B. e C.G. volta ad ottenere il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a seguito della morte del loro congiunto Ca.An. rispettivamente figlio e fratello degli attori – deceduto “sul colpo” per le gravissime lesioni riportate in un sinistro stradale, con sentenza n. 25226/06, il Tribunale di Roma, accertato un concorso di colpa del 50% a carico di Autostrade S.p.a., condannava quest’ultima al risarcimento dei danni, che liquidava in Euro 65.860,85, in favore del padre, in Euro 65.860,85, in favore della madre e in Euro 25.982,67 in favore di ciascun fratello, nonchè alle spese di lite.

Avverso tale decisione C.A., V.R., C.B. e C.G. proponevano appello, censurando la sentenza impugnata per aver il Tribunale ritenuto la sussistenza di un concorso di colpa della vittima, per errata ed illegittima motivazione in ordine alla liquidazione del danno morale e per errata ed illegittima motivazione in ordine alla negazione del danno esistenziale.

Si costituiva Autostrade per l’Italia S.p.a., chiedendo il rigetto del gravame e proponendo appello incidentale volto al rigetto della domanda, con vittoria di spese del doppio grado del giudizio di merito. La Corte di appello di Roma, con sentenza depositata il 15 gennaio 2013 rigettava sia l’appello principale che quello incidentale e compensava tra le parti le spese di quel grado.

Avverso la sentenza della Corte di merito C.A., V.R., C.B. e C.G. hanno proposto ricorso per cassazionc sulla base di due motivi.

Ha resistito con controricorso Autostrade per l’Italia S.p.a..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si lamenta “Violazione e falsa applicazione degli artt. 2043, 2051 e 2697 c.c. – Errata ed illegittima motivazione relativamente ad un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 3)”.

I ricorrenti, sostenendo che la sentenza impugnata sarebbe “il frutto, non solo dell’erronea applicazione delle norme di diritto applicabili alla fattispecie, ma vieppiù di un ragionamento del tutto incongruo”, censurano la declaratoria della concorrente responsabilità di Ca.An., ribadita dalla Corte di merito. A tale riguardo sostengono che l’affermazione contenuta nel rapporto della polizia Stradale di Vasto, secondo cui il conducente aveva perso, presumibilmente a causa di un colpo di sonno, il controllo del mezzo sbandando verso destra sarebbe una “mera deduzione, una congettura” che non potrebbe trovare, “nel processo, spazio, nè come prova, nè come elemento di giudizio”. Inoltre, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per aver la Corte di merito affermato la natura contrattuale e valutato le responsabilità del loro congiunto e dell’attuale controricorrente alla luce dei canoni di cui all’art. 2043 c.c., “così illegittimamente sottraendosi al dovere di giudicare secondo i canoni dell’art. 2051 c.c. e per aver, altresì, la medesima Corte affermato la rilevanza causale di un fatto (lo sbandamento del mezzo) che, invece, sotto il profilo causale avrebbe dovuto ritenersi del tutto neutro, avendo il guardrail la funzione di impedire la fuoriuscita dei veicoli dalla carreggiata.

1. Il motivo non può essere accolto.

1.1. Va anzitutto precisato che la sentenza impugnata è stata depositata in data 15 gennaio 2013 e, pertanto, in relazione ai denunciati vizi motivazionali, risulta applicabile ratione temporis il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), introdotto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modifiche nella L. 7 agosto 2012, n. 134. Le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 8053 del 7/04/2014, hanno affermato che la già richiamata riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” – nella specie all’esame non sussistente – e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.

1.1.2. Inoltre, osserva il Collegio che, con il motivo all’esame, i ricorrenti tendono in sostanza, ad una rivalutazione del merito, inammissibile in questa sede (v., ex plurimis, Cass. 26/03/2010, n. 7394).

1.1.3. Per completezza si evidenzia che la Corte territoriale, nel rigettare le doglianze sia dell’appellante incidentale che degli appellanti principali in tema di attribuzione della responsabilità in relazione al sinistro di cui si discute in causa, da una parte, ha ritenuto infondato il gravame di Autostrade per l’Italia S.p.a. – che aveva lamentato la qualificazione della sua responsabilità come contrattuale con i conseguenti oneri probatori evidenziando che il Tribunale aveva altresì affermato che, pur considerando la responsabilità della convenuta di natura extracontrattuale, risultava comunque provata la condotta colposa della società convenuta per grave negligenza, e cioè per non aver installato barriere adeguate allo scopo di contenere la fuoriuscita dei veicoli dalla carreggiata stradale e, dall’altra, la medesima Corte ha ritenuto che “certamente la condotta colposa del conducente che è andato fuori strada ha avuto un’efficienza causale nella determinazione dell’evento morte… Infatti a prescindere dalla prova che il C. avesse perso il controllo del mezzo per un colpo di sonno (come ipotizzato dalla Polizia Stradale) la circostanza che la causa dello sbandamento sia rimasta ignota non fa venir meno una responsabilità della vittima perchè è proprio la perdita del controllo dell’autocarro che dimostra una sua condotta di guida imprudente”. Risulta pertanto del tutto irrilevante e non decisivo, ai fini della ritenuta corresponsabilità, il fatto che il conducente prima di andare fuori strada viaggiasse o meno sulla corsia laterale di emergenza, circostanza, questa, su cui insistono i ricorrenti. Appare poi in tutta evidenza che il colpo di sonno quale causa dello sbandamento del veicolo condotto dal C. è stato considerato dalla Corte di merito come mera ipotesi prospettata dalla Polstrada. Inoltre, va precisato che, secondo la giurisprudenza di legittimità, l’ipotesi del concorso di colpa del danneggiato di cui all’art. 1227 c.c., comma 1, è astrattamente ravvisabile anche in caso di responsabilità per cose in custodia (art. 2051 c.c.) e tale ipotesi, non concretando un’eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa, dev’essere esaminata e verificata dal giudice anche d’ufficio, attraverso le opportune indagini sull’eventuale sussistenza della colpa del danneggiato e sulla quantificazione dell’incidenza causale dell’accertata negligenza nella produzione dell’evento dannoso, indipendentemente dalle argomentazioni e richieste formulate dalla parte; pertanto, anche il giudice d’appello può valutare d’ufficio tale concorso di colpa nel caso in cui il danneggiante si limiti a contestare in toto la propria responsabilità (Cass. 22/03/2011, n. 6529; Cass. 30/09/2014, n. 20619). Alla luce delle considerazioni che precedono risulta evidente, quindi, pure l’insussistenza delle lamentate violazioni veicolate con l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

2. Con il secondo motivo si deduce “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 2056 c.c. – Errata ed illegittima motivazione relativamente ad un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 3)”.

I ricorrenti censurano la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte territoriale ha ritenuto che il Tribunale abbia personalizzato il danno; inoltre, pur sostenendo che la predetta Corte abbia correttamente affermato che il danno esistenziale non abbia più autonoma esistenza ma vada considerato nell’ambito del cd. danno non patrimoniale, contestano di aver omesso di fornire gli elementi idonei alla valutazione della sussistenza nel caso all’esame del danno esistenziale – (inizialmente richiesto come autonoma voce di danno e, dopo le pronunce del novembre 2008, invocato quale elemento di personalizzazione del danno) e al riguardo richiamano quanto rappresentato nell’atto di appello.

Sostengono conclusivamente i ricorrenti che la sentenza impugnata in secondo grado sarebbe evidentemente contraddittoria, erronea e non conforme al diritto e che dovrà essere riformata con conseguente affermazione della necessità della personalizzazione del danno da essi subito e della liquidazione dello stesso in una misura che tenga conto della gravissima ed irreparabile perdita da essi subita per responsabilità dell’attuale controricorrente.

2.1. Il motivo va rigettato.

2.2. Va ribadito, in relazione alle doglianze motivazionali, quanto già osservato nel par. 1.1., evidenziandosi che, alla luce della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, è deducibile come vizio della sentenza soltanto l’omissione e non più l’insufficienza o la contraddittorietà della motivazione, salvo che tali aspetti, consistendo nell’estrinsecazione di argomentazioni non idonee a rivelare la ratio decidendi, si risolvano in una sostanziale mancanza di motivazione (Cass. 4/04/2014, n. 7983), il che non sussiste nel caso di specie.

2.3. Nel resto il motivo è infondato. Al riguardo è assorbente il rilievo che, nella specie, i Giudici del merito hanno operato la personalizzazione del danno non patrimoniale con valutazione in fatto non censurata specificatamente dai ricorrenti in relazione a quanto previsto in tabella, con riferimento alla convivenza o meno del deceduto con i familiari sopravvissuti.

3. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.

4. Tenuto conto della particolarità della vicenda all’esame, sussistono giusti motivi di integrale compensazione delle spese, ai sensi del capoverso dell’art. 92 c.p.c., nel testo ratione temporis.

5. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa per intero tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 29 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2016

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