Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15364 del 26/07/2016


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Cassazione civile sez. III, 26/07/2016, (ud. 29/04/2016, dep. 26/07/2016), n.15364

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19752/2013 proposto da:

SALVATORI AUTOTRASPORTI CUSTODIA MOBILI SRL, (OMISSIS), in persona

del legale rappresentante pro tempore sig. S.M.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MAGNA GRECIA 84, presso lo

studio dell’avvocato LEONARDO ROSA, rappresentata e difesa

dall’avvocato VINCENZO ROSA giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

UNIPOL ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo procuratore Dott.

L.G.M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PREMUDA 6, presso lo studio dell’avvocato LUCA PETRUCCI, che la

rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

D.M.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 146/2012 del TRIBUNALE SEDE DISTACCATA DI

CASTELNUOVO DI PORTO, depositata il 23/07/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/04/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO;

udito l’Avvocato MASSIMO PINESCHI per delega;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per il rigetto dei primi tre

motivi previa correzione della motivazione della sentenza impugnata:

accoglimento del 4 motivo del ricorso, espungendo ex art. 384

c.p.c., la condanna al pagamento di Euro 200,00 per spese; spese del

grado compensate.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La società Salvatori Autotrasporti Custodi Mobili a r.l. propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi esplicati da memorie, avverso la sentenza del Tribunale di Tivoli (del 23 luglio 2012). La sentenza impugnata ha rigettato l’impugnazione proposta dalla stessa società nei confronti della decisione del Giudice di pace, di rigetto della domanda attorea di risarcimento dei danni materiali riportati dal furgone di proprietà della società, asseritamente causati dalla condotta colposa di D.M.A., alla guida di un motociclo.

Si difende con controricorso l’Assicurazione.

Non si difende l’altra parte intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.I primi due motivi di ricorso, che possono essere trattati congiuntamente per la stretta connessione, per certi versi inammissibili, sono infondati. Con essi si invoca l’omessa motivazione (anche in riferimento all’art. 115 c.p.c. e art. 132 c.p.c., n. 4, mentre risulta del tutto incompatibile con questi l’invocazione anche dell’art. 112 c.p.c.), nonchè la violazione dell’art. 2054 c.c., comma 2, in via subordinata, per non aver applicato la presunzione di pari responsabilità in presenza del mancato accertamento della dinamica del sinistro.

1.1. Il giudice di appello, in riferimento alla diversa dinamica del sinistro prospettata dalle parti contrapposte, nel confermare la decisione di primo grado sulla base delle risultanze istruttorie, ha ritenuto: – inattendibile la testimonianza del trasportato, di conferma della ricostruzione attorea; confortata dalle fotografie, dalle quali non risulterebbero danni al furgone, se non “la perdita di una striscia di plastica sullo sportello, non univocamente ricollegabile al sinistro”, la ricostruzione della convenuta, basata sulla denuncia di sinistro dell’assicurato. Con la conseguenza, di mettere in discussione la stessa verificazione del sinistro per come assunto dalla società attrice.

In definitiva, tra le due ricostruzioni della dinamica del sinistro, ha ritenuto attendibile quella sostenuta dall’assicurazione e non quella della società attorea, anche alla luce delle foto del furgone dove non ha individuato danni causalmente ricollegabili. Con la conseguenza che la presunzione di responsabilità di cui dell’art. 2054 c.c., comma 2, non è applicabile, in assenza di incertezza in ordine alla condotta di ciascun conducente, e di mancanza di incertezza in ordine alla condotta non colpevole del convenuto. In particolare, il giudice ha escluso la tesi attorea, secondo la quale il motociclo aveva urtato il furgone nel rientrare da una manovra di sorpasso di veicoli incolonnati, procurando “evidenti” danni materiali sull’intera fiancata sinistra del furgone a ritenuto che, come sostenuto dalla convenuta, il furgone aveva effettuato una manovra ad U, vietata, e che il motociclo era caduto per evitare il contatto, solo urtando il furgone senza che si determinassero danni ai mezzi. In tal modo, ha escluso ogni responsabilità del conducente del motociclo e, prima ancora, l’esistenza di danni derivanti dall’urto.

La ricorrente critica la ritenuta inattendibilità del testimone, lamentando deficienza motivazionale anche sotto altri profili e chiedendo, sostanzialmente, al giudice di legittimità una inammissibile rivalutazione della ricostruzione della dinamica avvenuta sulla base delle risultanze probatorie.

La sentenza gravata, quindi, ha correttamente ritenuto di non dover far ricorso alla presunzione di corresponsabilità di cui all’art. 2054 c.c., comma 2, per non essere “emersa alcuna responsabilità” a carico del conducente del motociclo e per non essere neanche emersi danni univocamente ricollegabili al sinistro posto a base della domanda.

2. Il rigetto delle censure concernenti l’an della responsabilità e, prima ancora, lo stesso verificarsi del sinistro per come assunto dall’attore, determina l’assorbimento del terzo motivo, attinente al quantum del risarcimento.

3. Con il quarto motivo, invocando la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. e del R.D.L. n. 1578 del 1933, si deducono due profili di censura, relativi alle spese processuali di secondo grado, entrambi inammissibili.

Va premesso che se la domanda è stata rigettata nel merito, come nella specie, certamente non può ravvisarsi soccombenza per essere stata disattesa l’eccezione di inammissibilità per novità della domanda, come vorrebbe la ricorrente.

3.1. Sotto un primo profilo, la sentenza, con la quale è stata disposta condanna alle spese sulla base della soccombenza, non può essere censurata per non aver il giudice fatto ricorso al potere di compensazione delle stesse. Infatti, mentre l’esercizio del potere di disporre la compensazione è stato nel tempo sottoposto ad un controllo sempre più stringente – (dalla formulazione originaria dell’art. 92 c.p.c., alla riforma contenuta nella L. 28 dicembre 2005, n. 263 (“altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione”), a quella della L. 18 giugno 2009, n. 69 (“altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione”), a quella ultima del D.L. n. 132 del 2014, convertito nella L. n. 162 del 2014 (“nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti” – con conseguente sindacabilità della motivazione posta alla base dell’esercizio di quel potere, il mancato esercizio dello stesso non può essere dedotto quale motivo di illegittimità della pronuncia di merito che ha applicato il principio della soccombenza.

3.2. Quanto al secondo profilo, si deduce l’erroneo riconoscimento di Euro 200,00 per spese anticipate a favore dell’appellata società di assicurazione, mentre, invece, secondo la ricorrente la parte appellata non avrebbe affrontato alcuna spesa viva per la costituzione in giudizio.

La censura è inammissibile. Che l’importo liquidato in sentenza sia riferibile a spese anticipate dall’appellata è solo assunto dal ricorrente, mentre in sentenza non si qualifica come relativo a spese anticipate. La censura risulta, pertanto, generica.

4. In conclusione, il ricorso va rigettato. Non avendo l’intimato D.M. svolto attività difensiva, non sussistono i presupposti per la pronuncia in ordine alle spese processuali.

Le spese, liquidate sulla base dei parametri vigenti, seguono la soccombenza a favore della Assicurazione.

PQM

LA CORTE DI CASSAZIONE rigetta il ricorso; condanna la società ricorrente al pagamento, in favore della società controricorrente, delle spese processuali del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.100,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 29 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2016

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