Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15355 del 21/06/2017

Cassazione civile, sez. III, 21/06/2017, (ud. 03/03/2017, dep.21/06/2017),  n. 15355

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16485/2015 proposto da:

ZINCO SUD SRL, in persona dell’Amministratore Arch. D.P.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE XXI APRILE 11, presso lo

studio dell’avvocato CORRADO MORRONE, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato EMILIO MARTUCCI giusta procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA (già INA ASSITALIA SPA), in persona dei suoi

procuratori speciali e legali rappresentanti pro tempore sig.ri

C.P. e B.L., elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA CARLO POMA 4, presso lo studio dell’avvocato PAOLO GELLI,

che la rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

contro

NUOVA TIRRENA ASSICURAZIONE SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 236/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 18/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/03/2017 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La società Zinco Sud stipulò con le società Nuova Tirrena s.p.a. e Assitalia s.p.a. (che in seguito muterà ragione sociale in Generali Italia S.p.A.; d’ora innanzi, per brevità, “la Generali”) un contratto di coassicurazione contro i rischi di danni da incendio ed i rischi industriali, che dovessero occorrere al proprio stabilimento di (OMISSIS).

Ad aprile 2005 lo stabilimento fu dolosamente sabotato da ignoti. Questi tagliarono il tubo di scarico di una vasca per la zincatura dei metalli. Di conseguenza i liquidi che ivi continuarono ad affluire traboccarono, e danneggiarono gli impianti.

2. Nel 2007 la Zinco Sud convenne dinanzi al Tribunale di Catanzaro la Nuova Tirrena e la Generali, chiedendone la condanna al pagamento dell’indennizzo.

I convenuti lo negarono, sul presupposto che il contratto escludeva i danni causati da “dispersione di liquidi contenuti in vasche”.

Il Tribunale di Catanzaro con sentenza n. 684 del 2008 accolse la domanda.

3. La Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza 18.2.2015, accolse il gravame di Assitalia e Nuova Tirrena, e rigettò la domanda. Ritenne la Corte d’appello che:

– il contratto non prevedesse a carico dell’assicuratore alcun termine di decadenza entro il quale contestare l’operatività della polizza;

– i danni da dispersione di liquidi erano inequivocabilmente esclusi dalla garanzia.

4. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dalla Zinco Sud, con ricorso fondato su quattro motivi ed illustrato da memoria.

Ha resistito con controricorso la sola Generali.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso.

1.1. Col primo motivo la ricorrente lamenta che la Corte d’appello avrebbe omesso di esaminare un fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5: e cioè che i danni furono causati “dal taglio della tubatura, non dalla dispersione dei liquidi, che fu solo una conseguenza del taglio”. Pertanto il giudice di merito avrebbe errato nell’escludere la copertura assicurativa, dal momento che non si era verificata affatto la circostanza delimitatrice del rischio prevista dalla polizza.

1.2. Il motivo è infondato.

In primo luogo, la Corte d’appello non ha affatto omesso di considerare la causa dell’allagamento: tanto è vero che l’ha ritenuta come “pacifica tra le parti” (così la sentenza impugnata, foglio tre, primo capoverso).

In secondo luogo, il “fatto” che per la società ricorrente non è stato esaminato dalla Corte d’appello è privo del carattere di decisività. Infatti, anche se in ipotesi fosse stato trascurato, esso non avrebbe potuto condurre ad una decisione diversa da quella effettivamente adottata.

Il contratto di assicurazione, infatti, escludeva dall’indennizzabilità i danni da “dispersione dei liquidi contenuti in vasche”, senza ulteriori precisazioni. Sicchè, in ossequio al secolare principio in iure non remota, sed proxima causa spectatur, correttamente la Corte d’appello ha reputato irrilevante la “causa della causa” del danno.

2. Il secondo motivo di ricorso.

2.1. Col secondo motivo la ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sia affetta sia dal vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3; sia del vizio di omesso esame del fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Lamenta, in particolare, la violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c.. Sostiene che la Corte d’appello, nel ritenere il rischio da allagamento escluso dalla polizza, ha:

– malamente interpretato il contratto;

– omesso di considerare che con condotta concludente, consistita nel dare incarico ai periti di stimare il danno, le parti l’avevano ritenuto indennizzabile.

2.2. Il motivo è inammissibile nella parte in cui lamenta la violazione di legge, perchè chiede alla Corte una nuova e diversa interpretazione del contratto rispetto a quella adottata dal giudice di merito, che fu certamente non implausibile.

2.2. Nella parte in cui lamenta l’omesso esame del fatto decisivo il motivo è infondato, giacchè il fatto del cui omesso esame si duole non è “decisivo”.

Infatti il conferimento, da parte dell’assicuratore contro i danni, ad un perito dell’incarico di stimare il danno lamentato dall’assicurato non comporta alcuna ammissione sulla indennizzabilità del sinistro.

3. Il terzo motivo di ricorso.

3.1. Col terzo motivo la ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sia affetta dal vizio di violazione di legge, ex art. 360 c.p.c., n. 3.

Lamenta, in particolare, la violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., con riferimento all’art. 22 delle condizioni generali di contratto. Assume che la Corte d’appello abbia erroneamente interpretato la polizza, là dove ha escluso che l’assicuratore fosse decaduto dalla facoltà di eccepire l’inoperatività del contratto.

Infatti il contratto prevedeva l’obbligo dell’assicuratore di pagare l’indennizzo entro 30 giorni dalla conclusione della perizia, e ciò non era avvenuto. La violazione, da parte dell’assicuratore, del termine di pagamento dell’indennizzo secondo la società ricorrente avrebbe comportato la decadenza della compagnia anche della facoltà di eccepire l’inoperatività del contratto.

3.2. Il motivo è infondato.

Il contratto non prevedeva alcuna decadenza dalle eccezioni contrattuali, ma solo un termine di adempimento. La violazione di quel termine poteva comportare solo la mora debendi, ma non decadenze di sorta.

4. Il quarto motivo.

4.1. Col quarto motivo la ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sia affetta dal vizio di omesso esame di un fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Sostiene che non tutti i danni patiti in conseguenza del fatto doloso sopra descritto erano stati causati dall’allagamento. Infatti il taglio del tubo di abduzione delle acque dalla vasca di zincatura aveva comunque causato, di per sè, un danno all’impianto indennizzabile. La Corte d’appello, tuttavia, aveva omesso di esaminare questo “fatto decisivo”.

4.2. Il motivo è fondato.

E’ incontroverso fra le parti, ed è stato comunque accertato dal giudice di merito, che l’impianto della società ricorrente fu danneggiato da un atto doloso (taglio di una conduttura); e che dalla tubatura danneggiata sia fuoriuscito liquido che a sua volta provocò altri guasti.

Sicchè, mentre correttamente il giudice di merito ha escluso l’indennizzabilità dei danni causati dalla fuoriuscita di liquidi, ha però trascurato di considerare che il danno alla tubatura mozzata non era stato causato dalla fuoriuscita di liquidi, e che pertanto almeno quel danno doveva essere preso in considerazione ai fini della liquidazione dell’indennizzo.

4.3. Il ricorso va pertanto accolto sotto questo limitato profilo, e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Corte d’appello di Catanzaro, in diversa composizione, affinchè torni ad esaminare la domanda di indennizzo, distinguendo tra i danni causati dalla dispersione di liquidi, ed i danni causati in via immediata e diretta dall’atto di sabotaggio.

5. Le spese del presente grado di giudizio saranno liquidate dal giudice del rinvio.

PQM

 

la Corte di Cassazione:

(-) rigetta il primo, il secondo ed il terzo motivo di ricorso;

(-) accoglie il quarto motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Catanzaro, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 3 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2017

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