Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15342 del 25/06/2010

Cassazione civile sez. I, 25/06/2010, (ud. 25/05/2010, dep. 25/06/2010), n.15342

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 23779-2008 proposto da:

V.T. (c.f. (OMISSIS)), domiciliato in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato MARRA ALFONSO LUIGI,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositato il

26/02/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/05/2010 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso come da verbale di udienza.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 6.06.2007, V.T. adiva la Corte di appello di Napoli chiedendo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze fosse condannato a corrispondergli l’equa riparazione prevista dalla L. n. 89 del 2001 per la violazione dell’art. 6, sul “Diritto ad un processo equo”, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata e resa esecutiva con la L. 4 agosto 1955, n. 848.

Con decreto del 26.11.2007 – 26.02.008, l’adita Corte di appello, nel contraddittorio delle parti, condannava l’Amministrazione convenuta al pagamento in favore dell’istante della somma di Euro 5.250,00, con interessi legali dalla domanda, a titolo di equo indennizzo del danno non patrimoniale, oltre al pagamento della metà delle spese processuali, liquidate in Euro 20,00 per esborsi, Euro 50,00 per diritti ed Euro 150,00 per onorari, oltre accessori, compensate per la residua parte e distratte in favore del difensore antistatario.

La Corte osservava e riteneva, tra l’altro:

– che il V. aveva chiesto l’equa riparazione del danno non patrimoniale subito per effetto dell’irragionevole durata del processo amministrativo in tema di annullamento di delibera di GM e differenze retributive, da lui introdotto, dinanzi al TAR Campania, con ricorso del 9.05.1996, definito con sentenza sfavorevole del 10.05.2006;

– che la durata ragionevole del primo grado di detto processo amministrativo, di ordinaria complessità e non involgente questioni di rilievo, poteva essere fissata in un triennio, avuto anche riguardo alla sua natura;

– che per il periodo d’irragionevole ritardo di definizione, stimabile in circa anni 7, il chiesto indennizzo del danno morale doveva essere equitativamente liquidato all’attualità nella complessiva misura di Euro 7.150,00, tenuti presenti i parametri CEDU ed avuto riguardo alla natura ed all’esito negativo della controversia, al comportamento delle parti (compreso il ritardo nel deposito delle istanze di prelievo) e segnatamente del ricorrente, che aveva dimostrato scarso interesse alla sollecita definizione;

– che tenuto conto dello specifico oggetto del contendere e della scarsa rilevanza dello stesso non appariva equo concedere alcun bonus;

– che il parziale accoglimento del ricorso e la non contestazione dell’an debeatur da parte dell’Amministrazione integravano giusti motivi per la compensazione delle spese processuali nella misura di 1/2.

Avverso questo decreto il V. ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 8.10.2008. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha resistito con controricorso notificato il 6.1.2008.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente vanno disattese le istanze che il Pg ha formulato all’udienza pubblica, in parte inerenti a questioni anche d’incostituzionalità (cfr., tra le altre, Cass. 200801354), già affrontate e risolte da questa Corte, con univoco condiviso indirizzo, ed in parte relative a temi di politica legislativa, estranei all’ambito decisorio.

Riassuntivamente ed in sintesi, con il ricorso il V. denuncia violazioni di legge e vizi motivazionali e chiede l’annullamento del decreto impugnato, in applicazione delle rubricate disposizioni normative e dei relativi principi giurisprudenziali anche sovranazionali, riferiti sia (motivi da 1 a 6) ai criteri di liquidazione del danno morale, che assume essergli dovuto nella h misura di Euro 125 per ciascuno dei 120 mesi di durata del processo, con integrazione del bonus di Euro 2.000,00, e sia (motivi da 7 a 13) all’insufficienza delle liquidate spese, a suo parere anche immotivatamente ridotte rispetto a quelle richieste con la nota spese depositata nel pregresso grado di merito.

Il ricorso va accolto nei limiti delle argomentazioni che seguono.

Infondate si rivelano le censure inerenti alla misura dell’attribuito indennizzo per il sofferto danno morale.

Nel caso in disamina, infatti, la Corte di merito quale indennizzo per il sofferto danno morale, ha ineccepibilmente liquidato in via equitativa, l’importo complessivo di Euro 5.250,00 per circa anni 7 anni d’incongruo ritardo, senza maggiorazioni, dal momento che:

– ha legittimamente non correlato l’indennizzo alla durata dell’intero processo, posto che la legge nazionale L. n. 89 del 2001, (art. 2, comma 3, lett. a), con una chiara scelta di tecnica liquidatoria non incoerente con le finalità sottese all’art. 6 della CEDU, impone di riferire il ristoro al solo periodo di durata eccedente il ragionevole (cfr. tra le altre, Cass. 200508568;

200608714; 200723844);

– ha legittimamente determinato in via equitativa, l’importo di circa Euro 1.000,00 ad anno di incongruo ritardo, senza maggiorazioni, determinazione;

– che si rivela in linea con i parametri di quantificazione della riparazione del danno non patrimoniale applicati in casi simili dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, oscillanti tra Euro 1.000,00 e 1.500,00, posto anche che l’aderenza al parametro minimo appare congruamente argomentata con riferimento alle peculiarità del caso e segnatamente al contegno processuale dell’istante (tra le numerose altre, cfr. cass. 200704845);

– ha negato l’indennizzo supplementare di Euro 2.000,00, con congrua e logica argomentazione, posto che esso postula casi di particolare gravità del danno in relazione alla posta in gioco, nella specie non evincibili (in tema cfr cass. 20086808; 200917684).

Fondate,invece, si rivelano le censure inerenti all’entità delle spese processuali liquidate nel giudizio di merito, compensate per la metà, con statuizione rimasta incensurata.

Nei processi davanti ai giudici nazionali, ivi compresi quelli di equa riparazione per irragionevole durata del processo, il regime delle spese di lite deve seguire le regole legali previste dalla legge italiana (in tema, cfr. cass. 200318204; 200423789; 200714053), ma nella specie quanto liquidato a tale titolo appare non rispondente per difetto ai vigenti criteri tariffari, fissati per processo svoltosi innanzi alla Corte di appello.

Accolta, dunque, le censure in questione, sulle esposte premesse ben può procedersi alla cassazione in parte qua dell’impugnato decreto e, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., alla riliquidazione delle spese in questione, ferma la disposta loro compensazione per la metà, riliquidazione attuata secondo gli importi indicati in dispositivo, in relazione ad attività necessariamente compiute, non avendo il ricorrente specificato le modalità anche temporali di deposito della nota spese nel pregresso grado, ed in base ai vigenti criteri tariffari fissati per processo svoltosi innanzi alla Corte di appello.

L’esito del ricorso giustifica la compensazione nella misura di 2/3 delle spese del giudizio di legittimità, e la condanna dell’Amministrazione intimata al pagamento della residua parte, liquidata come in dispositivo. Spese distratte.

P.Q.M.

Accoglie nei limiti di cui in motivazione il ricorso del V., cassa in parte qua il decreto impugnato e decidendo nel merito liquida la metà delle spese del giudizio di merito in complessivi Euro 570,00 (di cui Euro 25,00 per esborsi ed Euro 300,00 per diritti), oltre alle spese generali ed agli accessori di legge, condannando il Ministero dell’Economia e delle Finanze al relativo pagamento in favore del ricorrente. Compensa, inoltre, nella misura di 2/3, le spese del giudizio di legittimità e condanna il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento in favore del ricorrente della residua parte, che liquida in complessivi Euro 322,00, di cui Euro 35 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge, spese tutte da distarsi in favore dell’Avv.to A.L. Marra antistatario.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 25 giugno 2010

 

 

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