Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15338 del 03/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/06/2021, (ud. 24/03/2021, dep. 03/06/2021), n.15338

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10892-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

C.E.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 33/3/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL VENETO, depositata il 10/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO

MOCCI.

 

Fatto

RILEVATO

che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto che aveva rigettato il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Treviso. Quest’ultima aveva accolto l’impugnazione di C.E. avverso un avviso di accertamento per IRPEF, relativo all’anno 2008.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato a due motivi;

che, col primo, l’Agenzia assume la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, giacchè la CTR avrebbe reso una motivazione carente ed illogica;

che, in particolare, i giudici veneziani avrebbero omesso di motivare circa l’esistenza di un precedente in cui si afferma la responsabilità del sig. C., rappresentato da una sentenza emessa dalla stessa CTR per la medesima annualità ma relativamente ad altre imposte, nonostante l’Agenzia avesse rilevato tale circostanza;

che, col secondo rilievo, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 38 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, giacchè il sig. C., socio e membro del consiglio direttivo, avrebbe senz’altro agito in nome e per conto dell’associazione avendo operato contemporaneamente come conduttore e sublocatore di due immobili, in favore dell’associazione;

che l’intimato non si è costituito;

che il primo motivo non è fondato;

che, infatti, la lettura della sentenza impugnata da contezza del fatto che la CTR ha argomentato in maniera sufficiente e non contraddittoria la propria decisione, agli effetti del “minimo costituzionale” richiesto per la legittimità di un provvedimento giurisdizionale;

che il secondo motivo è invece fondato;

che, infatti, “secondo il costante insegnamento di questa Corte – la responsabilità personale e solidale, prevista dall’art. 38 c.c., di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell’associazione stessa, bensì all’attività negoziale concretamente svolta per suo conto e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra l’ente ed i terzi”. (Cass. Sez. 5 n. 25650 del 15/10/2018; conforme Sez. 6-5, n. 4747 del 24/02/2020);

che, in proposito, l’attività negoziale posta in essere dal signor C., socio fondatore e membro del consiglio direttivo, appare sufficiente ad integrare un’attività rilevante ai fini dell’art. 38 c.c. Il sig. C., infatti, si è prestato a prendere in locazione l’immobile adibito a sede dell’associazione, per conto dell’associazione medesima, dando dunque luogo ad obbligazione periodica e di rilevante entità economica;

che, pertanto, il sig. C. risulta coobbligato in solido ai sensi dell’art. 38 c.c., in quanto socio fondatore dell’Associazione e componente del consiglio direttivo, oltre tutto disponibile a svolgere una attività gestionale e negoziale in favore della medesima;

che la CTR non si è attenuta ai predetti principi;

che, pertanto, in accoglimento del ricorso la sentenza va cassata ed il giudizio rinviato alla CTR Veneto, in diversa composizione, affinchè si attenga agli enunciati principi e si pronunzi anche con riguardo alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Regionale del Veneto, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 24 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 giugno 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA