Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15337 del 25/06/2010

Cassazione civile sez. I, 25/06/2010, (ud. 25/05/2010, dep. 25/06/2010), n.15337

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 23773-2008 proposto da:

F.M.G., (c.f. (OMISSIS)), domiciliata in

ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato MARRA ALFONSO LUIGI,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositato il

02/02/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/05/2010 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso come da verbale di udienza.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 2007, F.M.G. adiva la Corte di appello di Napoli chiedendo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze fosse condannato a corrisponderle l’equa riparazione prevista dalla L. n. 89 del 2001 per la violazione dell’art. 6, sul “Diritto ad un processo equo”, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata e resa esecutiva con la L. 4 agosto 1955, n. 848.

Con decreto del 6.12.2007 – 2.02,2008, l’adita Corte di appello, condannava l’Amministrazione a pagare all’istante la somma di Euro 15.500,00 a titolo di equo indennizzo del danno non patrimoniale, nonchè le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 395,00, di cui Euro 25,00 per esborsi, Euro 70,00 per diritti ed Euro 250,00 per onorari,oltre alle spese generali ed agli accessori di legge, distratte in favore del difensore antistatario.

La Corte osservava e riteneva, tra l’altro:

– che la F. aveva chiesto l’equa riparazione del danno non patrimoniale subito per effetto dell’irragionevole durata del processo amministrativo in tema di scatti di anzianità nel pubblico impiego, da lei ed altre 38 parti introdotto, dinanzi al TAR Campania, con ricorso depositato il 27.05.1989, ed ancora pendente in primo grado, a distanza di 18 anni e 6 mesi e dopo la presentazione di 2 istanze di fissazione, rispettivamente del 27.05.1989 e del 7.04.1998, ma non anche di prelievo;

– che la durata ragionevole del primo grado di detto processo amministrativo, di media difficoltà, poteva essere fissata nel limite del triennio;

– che per il periodo d’irragionevole ritardo di definizione, quantificabile in 15 anni e 6 mesi, il chiesto indennizzo del danno morale doveva essere equitativamente liquidato all’attualità nella misura di Euro 1.000,00 ad anno di ritardo, conformemente ai parametri CEDU ed a quelli usualmente applicati dalla Corte.

Avverso questo decreto la F. ha proposto ricorso per Cassazione, notificato il 1. 10.2008. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha resistito con controricorso notificato il 8- 10.11.2008.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente vanno disattese le istanze che il Pg ha formulato all’udienza pubblica, in parte inerenti a questioni anche d’incostituzionalità (cfr., tra le altre, Cass. 200801354), già affrontate e risolte da questa Corte, con univoco condiviso indirizzo, ed in parte relative a temi di politica legislativa, estranei all’ambito decisorio.

Riassuntivamente ed in sintesi, con il ricorso la F. denuncia violazioni di legge e vizi motivazionali e chiede l’annullamento del decreto impugnato, in applicazione delle rubricate disposizioni normative e dei relativi principi giurisprudenziali anche sovranazionali, riferiti sia (motivi da 1 a 10) ai criteri di determinazione del periodo di ragionevole durata, da determinarsi a suo parere in anni 2, nonchè di liquidazione del danno morale, che assume esserle dovuto nella misura di Euro 125 per ciascuno dei 212 mesi di durata del processo, con integrazione del bonus di Euro 2.000,00, e sia (motivi da 11 a 16) all’insufficienza delle liquidate spese, a suo parere anche immotivatamente ridotte rispetto a quelle richieste con la nota spese depositata nel pregresso grado di merito.

Il ricorso va accolto nei limiti delle argomentazioni che seguono.

Infondate risultano le censure afferenti l’insufficienza dell’indennizzo liquidato per il subito danno non patrimoniale.

Nel caso in disamina, infatti, la Corte di merito:

– ha motivatamente fissato in 3 anni la durata ragionevole del primo grado del processo presupposto, in aderenza anche allo standard CEDU di normale durata di un processo civile, e di contro i ricorrenti avversano questa conclusione prospettando una durata inferiore sulla base di profili astratti e non pertinenti al decisum (in tema, cfr.

Cass. 200521390; 200501094);

– ha legittimamente non correlato l’indennizzo alla durata dell’intero processo, posto che la legge nazionale L. n. 89 del 2001, (art. 2 comma 3, lett. a), con una chiara scelta di tecnica liquidatoria non incoerente con le finalità sottese all’art. 6 della CEDU, impone di riferire il ristoro al solo periodo di durata eccedente il ragionevole (cfr. tra le altre, Cass. 200508568;

200608714; 200723844);

– ha legittimamente liquidato in via equitativa, l’importo di Euro 1.000,00 ad anno di incongruo ritardo, senza maggiorazioni, dal momento che la determinazione si rivela in linea con i parametri di quantificazione della riparazione del danno non patrimoniale applicati in casi simili dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, oscillanti tra Euro 1.000,00 e 1.500,00, e che l’aderenza al parametro minimo appare congruamente argomentata con riferimento alle peculiarità del caso (tra le numerose altre, cfr. Cass. 200704845), che precludevano pure l’incrementabilità con bonus di Euro 2,000,00, il quale presuppone casi di particolare gravità del danno in relazione alla posta in gioco, nella specie non evincibile (in tema cfr Cass. 20086808; 200917684).

Fondate, invece, sono le censure inerenti all’entità delle spese processuali del giudizio di merito.

Nei processi davanti ai giudici nazionali, ivi compresi quelli di equa riparazione per irragionevole durata del processo, il regime delle spese di lite deve seguire le regole legali previste dalla legge italiana (in tema, cfr. Cass. 200318204; 200423789; 200714053), ma nella specie quanto liquidato a tale titolo appare non rispondente per difetto ai vigenti criteri tariffari, fissati per processo svoltosi innanzi alla Corte di appello.

Accolta, dunque, la doglianza in questione, sulle esposte premesse ben può procedersi con riguardo soltanto alla statuizione inerente alla liquidazione delle spese del giudizio di merito alla cassazione dell’impugnato decreto e, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., alla riliquidazione di tali spese secondo gli importi indicati in dispositivo, in relazione ad attività necessariamente compiute, non avendo il ricorrente specificato le modalità anche temporali di deposito della nota spese nel pregresso grado.

L’esito del ricorso giustifica la compensazione nella misura di 2/3 delle spese del giudizio di legittimità, e la condanna del Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento della residua parte, liquidata come in dispositivo. Spese distratte.

PQM

Accoglie nei limiti di cui in motivazione il ricorso della F., cassa in parte qua il decreto impugnato e decidendo nel merito liquida le spese del giudizio di merito in complessivi Euro 1.140,00 (di cui Euro 50,00 per esborsi ed Euro 490,00 per onorari), oltre alle spese generali ed agli accessori di legge, condannando il Ministero dell’Economia e delle Finanze al relativo pagamento in favore della ricorrente. Compensa, inoltre, nella misura di 2/3, le spese del giudizio di legittimità e condanna il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento in favore della ricorrente della residua parte, che liquida in complessivi Euro 325,00 di cui Euro 290,00 per onorario, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge, spese tutte da distarsi in favore dell’Avv.to A.L. Marra antistatario.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 25 giugno 2010

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