Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15334 del 20/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/06/2017, (ud. 15/02/2017, dep.20/06/2017),  n. 15334

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7001/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

I.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CASTEL DEL RIO

32, presso lo studio dell’avvocato GIANCARLO CITTERIO, rappresentato

e difeso dall’avvocato GIUSEPPE MANZO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8171/18/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI, depositata il 15/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/02/2017 dal Consigliere Dott. ETTORE CIRILLO.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte, costituito il contraddittorio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. (come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197), osserva con motivazione semplificata:

L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR – Campania, che il 15 settembre 2015 ha riconosciuto a favore del Dott. I.A., medico di base convenzionato col SSN, il rimborso dell’IRAP versata per gli anni dal 2006 al 2008. Il contribuente si difende con rituale controricorso.

L’Agenzia delle Entrate erroneamente censura – per violazione di norme di diritto processuali (art. 132 c.p.c.; art. 118 att. c.p.c.; artt. 36, 61 proc. trib.) e sostanziali (D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2, 3; art. 2697 c.c.) – la sentenza d’appello laddove stima l’attività del contribuente priva del requisito dell’autonoma organizzazione per essere correlata col SSN ed essere espletata col solo ausilio di ambulatorio normalmente attrezzato e con modesti esborsi per prestazioni di lavoro dipendente.

La decisione del giudice regionale, adeguata al cd. “minimo costituzionale” di motivazione (Cass. Se. U, Sentenze n. 8053, 8054, 19881 del 2014), è centrata essenzialmente su principi regolativi ora definitivamente certificati da Cass. Sez. U, Sentenza n. 9451 del 10/05/2016 (Rv. 639529) laddove si afferma che, in tema di imposta regionale sulle attività produttive, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dal D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive.

Dalla lettura combinata della sentenza d’appello e del ricorso per cassazione emerge che nella specie il thema decidendum riguarda non tanto l’utilizzo di un ambulatorio normalmente attrezzato, quanto gli esborsi riportati in ricorso per prestazioni di lavoro dipendente, il tutto limitato però a poche migliaia di euro all’anno e, quindi, non incompatibili con la posizione del mero ausiliario generico. Il che esclude che i suddetti parametri siano superati dall’attività della parte contribuente, non risultando peraltro nè alterazioni del riparto degli oneri probatorie nè altre censure in punto di fatto – neppure ai sensi del riformulato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – comunque precluse dalla cd. “doppia conforme” nei gradi di merito (Cass. Se. U, Sentenza n. 8053 del 2014).

Conseguentemente il ricorso può essere deciso in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, con ordinanza di rigetto e compensazione di spese in ragione del recente consolidamento della giurisprudenza di legittimità in materia.

Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura generale dello Stato non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1-quater (nel caso di prenotazione a debito il contributo non è versato ma prenotato al fine di consentire, in caso di condanna della controparte alla rifusione delle spese in favore del ricorrente, il recupero dello stesso in danno della parte soccombente).

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2017

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