Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15329 del 03/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/06/2021, (ud. 24/03/2021, dep. 03/06/2021), n.15329

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 37316-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)) in persona del Direttore pro

tempore” elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

N.L., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE G.MAZZINI 119,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO MASSIMO CANDREVA,

rappresentato e difeso dall’avvocato ENNIO ABONANTE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2348/3/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CALABRIA, depositata il 31/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 24/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

La CTR della Calabria, con sentenza n. 2348/2018, dichiarava l’inammissibilità dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la pronuncia della CTP di Cosenza con cui era stato accolto il ricorso di N.L. avente ad oggetto l’avviso di accertamento relativo ad Irpef e Irap 2009.

Il Giudice di appello riteneva inidonea la distinta di spedizione prodotta dall’Ufficio a dimostrare la tempestività del gravame.

Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo con cui si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 1, e art. 53, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si censura la decisione impugnata nella parte in cui non ha riconosciuto valenza probatoria al documento prodotto dall’Ufficio contenente l’elenco delle raccomandate consegnate alle Poste Italiane che, mediante il proprio incaricato, aveva provveduto al ritiro apponendo il timbro postale sul foglio stesso in segno di ricevuta ed una sigla.

Si sostiene che dalla predetta distinta sarebbe emersa la tempestività dell’appello spedito in data (OMISSIS) rispetto al termine di impugnazione che veniva a scadere lo stesso giorno.

L’intimato si è costituito con controricorso eccependo l’inammissibilità del ricorso per difetto di specificità.

Va esclusa preliminarmente la fondatezza dell’eccezione del controricorrente di inammissibilità del ricorso per difetto di specificità del motivo di ricorso, che, già per quanto sopra riportato, intercetta in maniera puntuale le argomentazioni svolte dai giudici di appello nell’impugnata sentenza.

Il motivo è fondato.

La sentenza impugnata ha affermato che il termine per impugnare scadeva il (OMISSIS) e che invece l’impugnazione era stata notificata il 12 o 14 aprile 2016 oltre il termine massimo semestrale.

Tale accertamento non è corretto.

A tale proposito è appena il caso di ricordare. Al riguardo deve ricordarsi che è principio giurisprudenziale assolutamente pacifico e dal quale non vi è ragione di discostarsi, quello secondo cui “Nel giudizio tributario, la prova del perfezionamento della notifica a mezzo posta dell’atto d’appello per il notificante nel termine di cui all’art. 327 c.p.c., è validamente fornita dall’elenco di trasmissione delle raccomandate recante il timbro datario delle Poste, non potendosi attribuire all’apposizione di quest’ultimo su detta distinta cumulativa altro significato se non quello di attestarne la consegna all’ufficio postale” (Cass. n. 22878 del 2017; v. anche Cass. n. 24568 del 2014 e n. 7312 del 2016). Peraltro, “La giurisprudenza chiarisce, sul punto, che la veridicità dell’apposizione della data mediante il timbro postale a calendario è presidiata dal reato di falso ideologico in atto pubblico, poichè si riferisce all’attestazione di attività compiute dal pubblico agente nell’esercizio delle sue funzioni in relazioni alla ricezione (Cass. pen., 14.4.1994 – Cass. pen. 1996, 93, s.m.). Infatti, riguardo al timbro postale mancante di firma si ritiene che si ha atto pubblico in senso tecnico giuridico pur in difetto di sottoscrizione dell’atto stesso, esistendo la possibilità d’identificarne la provenienza e non richiedendone la legge la sottoscrizione ad substantiam (Cass. pen., 10.1.1989 – Cass. pen. 1991, I, 418, s.m.; conf. 1.3.1985 – Cass. pen. 1986, 1083, s.m.; 27.5.1982 – Cass. pen. 1983, 1980, s.m.; v. sull’accettazione del plico Cass. pen., 27.1.1987 – Cass. pen. 1988, 826, s.m.)” (Cass., Sez. U., n. 13452 del 2017, p. 5.9, v. anche p. 5.10 Cass. 2020 nr).

Ciò posto in diritto, deve osservarsi in fatto che nel caso di specie l’amministrazione finanziaria unitamente al ricorso d’appello ha depositato nella segreteria della Commissione tributaria regionale l’elenco delle raccomandate consegnate per la spedizione all’ufficio postale, corredato di timbro a secco del predetto ufficio, perfettamente leggibile, riportante la data del (OMISSIS) coincidente con la scadenza del termine di impugnazione (cfr. pag. 8 e 9 del ricorso descrittiva in osservanza del principio di autosufficienza copia della distinta di spedizione rilasciata dalle Poste italiane. In conclusione il ricorso va accolto nei termini di cui sopra, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla CTR della Calabria per nuovo giudizio e per la liquidazione delle spese del presente grado.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Calabria in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese della presente fase.

Così deciso in Roma, il 24 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 giugno 2021

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