Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15321 del 20/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/06/2017, (ud. 20/01/2017, dep.20/06/2017),  n. 15321

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11845/2015 proposto da:

ASCOSA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SISTINA 121, presso lo studio

dell’avvocato GIACOMO MAURIELLO, che la rappresenta e difende

unitamente agli avvocati SIMONA MELLUSO, MARIO MARIANO giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

V.R.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUIGI

MANTEGAZZA 24, presso il Dott. GARDIN, rappresentata e difesa

dall’avvocato BARTOLOMEO DELLA MORTE, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1554/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

21/03/2014, depositata il 04/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 20/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE

CHIARA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

la Corte d’appello di Napoli, quale giudice di rinvio a seguito di cassazione di precedente sentenza, nel liquidare l’indennità di occupazione legittima in favore della sig.ra V.R.A., erede del proprietario di un suolo in territorio del Comune di Casaluce occupato per la realizzazione di una bretella stradale facente parte del programma di ricostruzione di cui alla L. 14 maggio 1981, n. 219, ha applicato il criterio degli interessi legali sull’indennità virtuale di espropriazione determinata secondo il valore venale dell’immobile, essendo stato dichiarato incostituzionale il diverso criterio legale della c.d. semisomma tra valore venale e rendita dominicale;

l’Ascosa s.c. a r.l., espropriante gravata della condanna al pagamento, ha proposto ricorso per cassazione con un solo motivo, illustrato anche con memoria;

la sig.ra V.R. si è difesa con controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che:

l’unico motivo di ricorso, con il quale, denunciando violazione di norme di diritto, si censura l’applicazione del criterio del valore venale – per effetto della declaratoria d’incostituzionalità del criterio della semisomma – nella determinazione dell’indennità di esproprio, ancorchè virtuale, ai sensi della L. n. 219 del 1981, è fondato;

questa Corte, infatti, ha già avuto occasione di chiarire che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 80 della predetta legge per contrasto con l’art. 117 Cost., in relazione all’art. 1 del Primo Protocollo della CEDU, nella parte in cui prevede un criterio liquidatorio speciale non dissimile (per il profilo dello scostamento dal valore integrale del bene) da quello adottato, in via generale, dalle disposizioni del D.L. 11 luglio 1992, n. 333, art. 5-bis (conv., con modif., nella L. 8 agosto 1992, n. 359) e del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, art. 37, commi 1 e 2, dichiarate costituzionalmente illegittime con sentenza della Corte costituzionale n. 348 del 2007 per contrasto con l’art. 1 del Primo Protocollo, cit., “come interpretato dalla Corte di Strasburgo”, costituente “parametro integrativo dell’art. 117 Cost.”, quanto all’ivi prescritto necessario (ragionevole) allineamento dell’indennizzo al valore pieno di mercato del bene espropriato: infatti, secondo la stessa sentenza, obiettivi legittimi di utilità pubblica come quelli perseguiti da misure di riforma economica o di giustizia sociale possono giustificare un indennizzo inferiore al valore di mercato effettivo; il che si verifica, appunto, con la L. n. 219 del 1981, avente natura speciale, temporanea ed eccezionale, in quanto volta a porre rimedio alle conseguenze degli eventi sismici del novembre 1980 e febbraio 1981 (Cass. Sez. Un. 5265/2008 e successive conformi);

il ricorso va pertanto accolto e la sentenza impugnata va conseguentemente cassata con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale si atterrà al principio di diritto sopra enunciato;

il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2017

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