Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15304 del 25/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 25/07/2016, (ud. 09/03/2016, dep. 25/07/2016), n.15304

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13543/2013 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, ((OMISSIS)), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso lo studio

dell’avvocato CLEMENTINA PULLI, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati EMANUELA CAPANNOLO, MAURO RICCI giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

D.D. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIALE G. MAZZINI 140, presso lo studio dell’avvocato LUCIA VITALE,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FORTUNATO

VITALE giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE ((OMISSIS));

– intimato –

avverso la sentenza n. 1852/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 20/2/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

9/3/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CATERINA MAROTTA;

udito l’Avvocato CLEMENTINA PULLI difensore del ricorrente che si

riporta ai motivi;

udito l’Avvocato FORTUNATO VITALE difensore della resistente che si

riporta al controricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1 – Considerato che è stata depositata relazione del seguente contenuto:

“Con sentenza n. 1852/2013, la Corte di appello di Roma, decidendo sulle impugnazioni principale ed incidentale proposte rispettivamente da D.D. e dall’I.N.P.S., in parziale riforma della decisione del Tribunale di Tivoli, dichiarava il diritto di D.D. all’assegno mensile di invalidità civile con decorrenza dal 1 gennaio 2008 (in luogo di un avvenuto riconoscimento in primo grado dal 1 agosto 2008), con condanna dell’I.N.P.S. al pagamento degli ulteriori ratei oltre accessori. Riteneva la Corte territoriale che non potesse essere presa in considerazione la documentazione prodotta solo in grado di appello dall’I.N.P.S., e dunque tardivamente, intesa a dimostrare una incompatibilità tra la prestazione pretesa con quella dell’assegno ordinario di invalidità (e ciò per il periodo dal 1 agosto 2008 al 31 maggio 2010).

Avverso tale decisione l’I.N.P.S. propone ricorso per cassazione affidato ad un motivo.

D.D. resiste con controricorso.

Con l’unico motivo l’Istituto denuncia la violazione della L. n. 222 del 1984, art. 1, comma 12, dell’art. 2697 c.c.; degli artt. 414, 421, 345 e 437 c.p.c.. Deduce che erroneamente la Corte territoriale ha considerato tardiva la documentazione prodotta dall’Istituto in grado di appello afferendo la stesso alla eccezione di incompatibilità tra la prestazione di cui della L. n. 118 del 1971, art. 13 e l’assegno di cui della L. n. 222 del 1984, art. 1, ritualmente formulata in sede di comparsa di costituzione nel giudizio di primo grado ove si faceva espresso riferimento alla circostanza che la ricorrente fosse titolare di assegno ordinario di invalidità “come si rileva dal prospetto consultazione archivio pensionati che si produce”.

Il motivo è infondato anche se la motivazione della sentenza impugnata va corretta nei termini di seguito illustrati.

Come è noto, l’assegno mensile di assistenza, concesso agli invalidi civili, è incompatibile: – con le pensioni di invalidità lavorativa erogate a qualsiasi titolo dall’I.N.P.S. e da altri enti previdenziali, per i lavoratori autonomi e dipendenti (L. n. 54 del 1982, art. 9; della L. n. 222 del 1984, art. 1, comma 12); con le pensioni dirette di invalidità per causa di guerra, di lavoro o di servizio (L. n. 407 del 1990, art. 3; della L. n. 412 del 1991, art. 12), quindi anche con la rendita I.N.A.I.L. (L. n. 407 del 1990, art. 3; L. n. 412 del 1991, art. 12; D.M. n. 553 del 1992); con l’assegno per l’assistenza personale e continuativa.

Questa Corte ha da tempo affermato che le situazioni di incompatibilità di cui della L. n. 407 del 1990, art. 3, come modificato della L. n. 412 del 1991, art. 12, comma 2, non comportano la irriconoscibilità del diritto ai trattamenti dichiarati incompatibili (cfr. ex plirimis Cass. 10 febbraio 2011, n. 3240, Cass. 21 settembre 2011, n. 19226 nonchè, a contrario, la più recente Cass. 21 gennaio 2015, n. 1079, in cui la questione controversa tra le parti non era l’accertamento del diritto all’attribuzione dell’assegno di invalidità civile rispetto ad una diversa prestazione già in godimento bensì l’accertamento del diritto a fruire cumulativamente delle due prestazioni in ragione della diversità dell’evento invalidante che vi era sotteso). Tali situazioni di incompatibilità non costituiscono, pertanto, un requisito ostativo all’insorgenza del diritto ma devono solo essere verificate in sede di erogazione della prestazione e comportano semplicemente la facoltà dell’interessato di optare (non tra l’una o l’altra prestazione bensì) per il trattamento economico più favorevole (Cass. 22 novembre 2001, n. 14820; Cass. 5 marzo 2010, n. 5407).

A torto, dunque, l’I.N.P.S. pretende che venga esclusa la sussistenza del diritto all’assegno mensile di invalidità in ragione della evidenziata incompatibilità, potendo quest’ultima rilevare solo nella fase successiva all’insorgenza del diritto.

Le suddette considerazioni rendono irrilevante ogni questione relativa alla prova, in sede giudiziale, della titolarità in capo alla D., dell’assegno ordinario di invalidità.

In conclusione, si propone il rigetto del ricorso, previa correzione della motivazione ex art. 384 c.p.c., u.c.; il tutto, con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.

2 – Non sono state depositate memorie ex art. 380 bis c.p.c..

3 – Questa Corte ritiene che le osservazioni in fatto e le considerazioni e conclusioni in diritto svolte dal relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti alla consolidata giurisprudenza di legittimità in materia e che ricorra con ogni evidenza il presupposto dell’art. 375 c.p.c., n. 5, per la definizione camerale del processo.

4 – Conseguentemente il ricorso va rigettato, previa correzione della motivazione ai sensi dell’art. 384 c.p.c., u.c., nei termini sopra indicati.

5 – La regolamentazione delle spese segue la soccombenza.

6 – Il ricorso è stato notificato in data successiva a quella (31/1/2013) di entrata in vigore della legge di stabilità del 2013 (L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), che ha integrato del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, aggiungendovi il comma 1 quater, del seguente tenore: “Quando l’impugnazione, anche incidentale è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma art. 1 bis. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l’obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso”.

Essendo il ricorso in questione integralmente da respingersi, deve provvedersi in conformità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per compensi professionali oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15% da corrispondersi agli Avvocati Lucia Vitale e Fortunato Vitale, antistatari.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 9 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 luglio 2016

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