Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1529 del 20/01/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 20/01/2017, (ud. 09/01/2017, dep.20/01/2017),  n. 1529

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 19680/2011 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

C.M.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 244/2/11, depositata il 16 maggio 2011, notificata il 23

maggio 2011;

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 9 gennaio 2017

dal Cons. Giuseppe Fuochi Tinarelli;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. DEL CORE Sergio, che ha concluso per l’accoglimento

del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione con un unico motivo avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania indicata in epigrafe, che, in riforma della sentenza di primo grado, ha accolto l’appello di C.M. ed annullato la cartella di pagamento relativa all’anno di imposta 2002, oggetto di controllo automatizzato ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, con la quale. Con tale atto si chiedeva il pagamento delle due rate, non versate dopo la prima ed aventi scadenza 30 settembre 2003 e 30 settembre 2004, dell’imposta sostitutiva di cui alla L. 28 dicembre 2001, n. 448, art. 7 dovuta per la rivalutazione dei valori dei terreni edificabili. Riteneva il giudice d’appello che la pretesa dell’Agenzia, riguardando quanto dovuto per gli anni 2003 e 2004, non poteva essere rilevabile dall’Unico 2003 e, dunque, il recupero non poteva scaturire dal controllo automatizzato.

Il contribuente non si è costituito.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2. Il collegio ha autorizzato la redazione di motivazione in forma semplificata.

3. Con l’unico motivo l’Agenzia delle entrate deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, lett. f), e della L. n. 448 del 2001, art. 7 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, atteso che l’obbligazione per l’imposta sostitutiva deve ritenersi assunta nell’anno di richiesta del beneficio e per il suo intero ammontare, rilevando la rateizzazione solo ai fini della dilazione del pagamento, sicchè in caso di mancato rispetto dei termini alle scadenze di legge viene meno solo il beneficio della rateazione, con obbligo di versare l’intero importo, la cui omissione emerge direttamente dal quadro RM della dichiarazione.

Il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, lett. f), , inoltre, nel disporre che l’Amministrazione provvede a controllare la rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti, consente di recuperare le somme non versate senza necessità di alcun accertamento trattandosi di imposta certa, liquida e incontestata dal contribuente nel suo effettivo ammontare.

4. Il motivo è fondato.

4.1. la L. n. 448 del 2001, art. 7 rubricato “Rideterminazione dei valori di acquisto dei terreni edificabili e con destinazione agricola”, ha disposto, per quanto qui rileva, che: “1. Agli effetti della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 81, comma 1, lett. a) e b), e successive modificazioni, per i terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti alla data del 1 gennaio 2002, può essere assunto, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore a tale data determinato sulla base di una perizia giurata di stima (…) 3. L’imposta sostitutiva può essere rateizzata fino ad un massimo di tre rate annuali di pari importo, a partire dalla predetta data del 30 settembre 2002. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3 per cento annuo, da versarsi contestualmente a ciascuna rata. 4. La perizia, unitamente ai dati identificativi dell’estensore della perizia e al codice fiscale del titolare del bene periziato, nonchè alle ricevute di versamento dell’imposta sostitutiva, è conservata dal contribuente ed esibita o trasmessa a richiesta dell’Amministrazione finanziaria. In ogni caso la redazione ed il giuramento della perizia devono essere effettuati entro il termine del 30 settembre 2002. 5. (…). 6. (…).”

L’imposta, dunque, si riferisce solo al 2002, anno in cui matura integralmente, e si sostituisce a quella determinata dalla disciplina dei redditi ordinaria; il relativo importo, inoltre, è determinato in base ad una relazione peritale, che deve essere predisposta (insieme al relativo giuramento) entro il 30 settembre 2002, data entro la quale deve, di norma, essere versato nella sua integralità. La norma riconosce quale ulteriore beneficio anche la possibilità di una rateizzazione del (solo) pagamento della somma così determinata, da effettuare con rate annuali, la prima delle quali da versare entro il 30 settembre 2002, fondando contestualmente l’onere per la parte di conservare ed esibire (o trasmettere) la relativa documentazione su semplice richiesta dell’Amministrazione finanziaria.

Tale facoltà, invero, deve necessariamente essere esercitata dal contribuente con la dichiarazione dei redditi dell’anno nel quale sorge l’obbligazione sostitutiva: solo in tal modo, infatti, l’Amministrazione finanziaria ha contezza della scelta (sorgendo, diversamente, l’immediato inadempimento), che comporta, in automatico, anche la fissazione delle successive scadenze, la cui indicazione rimane, quindi, desumibile dalla stessa dichiarazione.

Nè potrebbe, d’altra parte, ritenersi l’indicazione delle scadenze successive estranea alla dichiarazione per il 2002, perchè è in tale ambito che il contribuente ha operato ed esplicitato (a) l’opzione per l’imposta sostitutiva e (b) la scelta del regime di rateizzazione del relativo pagamento, determinazione, come più volte affermato dalla Corte (da ultimo, v. Cass. n. 936 del 2016), non suscettibile di revoca unilaterale da parte del contribuente.

Il successivo inadempimento, allora, trova il suo diretto riscontro nella primaria ed originale dichiarazione, senza che il mancato pagamento delle singole rate determini o giustifichi anche una modifica dell’imputazione dell’obbligazione tributaria ad una annualità successiva.

4.2. Occorre poi rilevare che, ai sensi dell’art. 36 bis, comma 2, lett. f) cit., il controllo automatizzato include anche la verifica della rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti, in ispecie a titolo di acconto e saldo, operazioni che l’Amministrazione finanziaria compie senza necessità di alcuno specifico accertamento alla stregua dei dati in possesso dell’anagrafe tributaria (regolata dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 e dal D.P.R. 2 novembre 1976, n. 784).

Il mancato pagamento (nella specie incontestato) costituisce, del resto, una ipotesi di controllo meramente formale, completamente scevro da profili valutativi e da atti d’indagine diversi dal mero raffronto tra dichiarazione fiscale e anagrafe tributaria (in tal senso, in riferimento all’istituto di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54 v. Sez. U, n. 17758 del 2016, Rv. 640942).

5. Il ricorso, pertanto, va accolto con cassazione della sentenza impugnata, e, non essendovi necessità di ulteriori accertamenti in fatto, va respinto il ricorso introduttivo del contribuente; le spese processuali del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza, mentre vanno compensate le spese dei gradi di merito per la peculiarità della vicenda e attesa l’assenza di precedenti specifici.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente. Condanna la parte soccombente al pagamento a favore dell’Agenzia delle entrate delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.025,00 per compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito. Compensa le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 9 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA