Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15277 del 01/06/2021

Cassazione civile sez. III, 01/06/2021, (ud. 20/01/2021, dep. 01/06/2021), n.15277

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30063/2019 proposto da:

I.I., domiciliato ex lege in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MASSIMO RIZZATO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 3544/2019 della CORTE DI APPELLO DI VENEZIA,

depositata il 09/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/01/2021 dal Consigliere Dott. VINCENTI ENZO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. – Con ricorso affidato a due motivi, I.I., cittadino nigeriano, proveniente dall’Edo State, ha impugnato sentenza della Corte d’Appello di Venezia, resa pubblica il 9 settembre 2019, che ne rigettava il gravame avverso la decisione di primo grado del Tribunale della medesima Città, che, a sua volta, ne aveva respinto l’opposizione avverso il diniego della competente Commissione territoriale del riconoscimento, in via gradata, dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria.

2. – Per quanto ancora rileva in questa sede, la Corte d’Appello osservava che: a) il richiedente “ha allegato di essersi allontanato dal proprio paese, perchè, essendo di etnia Benin, era stato coinvolto in un conflitto di comunità”; di aver rifiutato, tuttavia, di partecipare a siffatti scontri armati per esser il padre stato ucciso e per timore di subire medesima sorte; b) “il racconto è talmente generico da non consentire neppure l’incipit per l’esercizio dei poteri officiosi” in quanto “dapprima l’appellante ha dichiarato di essersi sottratto ai combattimenti per timore di venire ucciso dal padre, per poi rispondere che non sapeva come il genitore fosse morto”; era poi “del tutto singolare la circostanza che, non essendo egli mai uscito dal villaggio, giunto a Benin dopo una fuga repentina, subito egli abbia incontrato un amico già in procinto di partire per la Libia”; c) non poteva, quindi, trovare riconoscimento la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b); d) circa la fattispecie di cui all’art. 14, lett. c), dell’anzidetto decreto, non poteva ravvisarsi la sussistenza di una situazione di violenza indiscriminata in conflitto armato nella zona di Benin City, in quanto sita a sud del paese (rapporto annuale Refworld del 2016, confermato da rapporto EASO aggiornato al 2018); e) non sussistevano i presupposti per la tutela umanitaria, non potendo essere valorizzate le condizioni di instabilità politica del paese ed essendo non credibile la narrazione del richiedente.

3. – L’intimato Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva, limitandosi al deposito di “atto di costituzione” al fine di eventuale partecipazione ad udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. – Con il primo motivo viene dedotta violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2,3,7 e 8, in punto di errata valutazione della credibilità del richiedente, per aver la Corte “svolto le proprie osservazioni prendendo a riferimento una ricognizione solo apparente e comunque parziale degli elementi di fatto, sia in relazione al vissuto personale del sig. I., incorrettamente e superficialmente formulando, sulla base di mere presunzioni, il riferito giudizio di non attendibilità”.

1.1. – Il motivo è inammissibile.

Secondo orientamento consolidato della giurisprudenza di questa Corte, in tema di protezione internazionale, il D.Lgs. n. 251 del 2007 impone al giudice soltanto l’obbligo, prima di pronunciare il proprio giudizio sulla sussistenza dei presupposti per la concessione della protezione, di compiere le valutazioni ivi elencate e, in particolare, di stabilire se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili (Cass. n. 6897/2020).

La Corte territoriale, nell’apprezzamento della credibilità del richiedente, si è attenuta al principio di procedimentalizzazione legale della decisione, avendo operato la propria valutazione alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, prendendo in considerazione tutte le circostanze dedotte in giudizio, mentre le censure mosse con il ricorso sono orientate piuttosto a criticare l’apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito.

2. – Con il secondo motivo viene lamentata violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in merito al mancato riconoscimento di tale ipotesi di protezione sussidiaria, là dove il ricorrente cita un rapporto di Amnesty International, non datato, che evidenzierebbe il multiforme sussistere di problematiche e criticità, esistenti in Nigeria, a livello di tutela dei diritti umani, nonchè giurisprudenza di merito, la quale avrebbe riconosciuto tale fattispecie di protezione sussidiaria a cittadini nigeriani provenienti dal sud del paese.

2.1. – Il secondo motivo è inammissibile.

In tema di protezione internazionale, ai fini della dimostrazione della violazione del dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice di merito, non può procedersi alla mera prospettazione, in termini generici, di una situazione complessiva del Paese di origine del richiedente diversa da quella ricostruita dal giudice, sia pure sulla base del riferimento a fonti internazionali alternative o successive a quelle utilizzate dal giudice e risultanti dal provvedimento decisorio, ma occorre che la censura dia atto in modo specifico degli elementi di fatto idonei a dimostrare che il giudice di merito abbia deciso sulla base di informazioni non più attuali, dovendo la censura contenere precisi richiami, anche testuali, alle fonti alternative o successive proposte, in modo da consentire a questa Corte l’effettiva verifica circa la violazione del dovere di collaborazione istruttoria (Cass. n. 26728/2019).

La Corte territoriale ha dato atto – in base a rapporto annuale Refworld del 2016, confermato da rapporto EASO, aggiornato al 2018 – dell’insussistenza dei presupposti di riconoscimento dell’ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), nella zona di provenienza del richiedente (Edo State), sita al sud della Nigeria. Là dove il giudice di appello ha rilevato che “l’occupazione, grazie all’azione coordinata di forze militari di più stati, è ora limitata alla zona nord est del paese, mentre l’attuale richiedente proviene dall’Edo State, ovvero dalla zona posta a sud del paese” (pag. 8 della sentenza), nel motivo di censura non vengono evidenziati precisi riscontri idonei ad evidenziare che le informazioni sulla cui base il giudice territoriale ha deciso siano state superate da altre e più aggiornate fonti qualificate. Soltanto là dove dalla censura emerga la precisa dimostrazione di quanto precede, infatti, potrebbe ritenersi violato il cd. dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice del merito, nella misura in cui venga cioè dimostrato che quest’ultimo abbia deciso sulla scorta di notizie ed informazioni tratte da fonti non più attuali.

In caso contrario, come nella specie, la semplice e generica allegazione dell’esistenza di un quadro generale del Paese di origine del richiedente la protezione differente da quello ricostruito dal giudice di merito si risolve nell’implicita richiesta di rivalutazione delle risultanze istruttorie e nella prospettazione di una diversa soluzione argomentativa, entrambe precluse in questa sede.

3. – Ne consegue l’inammissibilità del ricorso.

Non occorre provvedere alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in assenza di attività difensiva della parte intimata.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 20 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 giugno 2021

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