Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15262 del 24/06/2010

Cassazione civile sez. II, 24/06/2010, (ud. 16/03/2010, dep. 24/06/2010), n.15262

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

R.R., elettivamente domiciliata in Roma, Via Pacuvio

n. 34 presso lo studio dell’Avvocato ROMANELLI Guido, dal quale è

rappresentata e difesa, unitamente all’Avvocato Filippo Almici, per

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

R.F., RE.RO., R.A.;

– intimati –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Brescia n. 1077/06,

depositata in data 1 dicembre 2006.

Udita, la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16 marzo 2010 dal Consigliere relatore Dott. Stefano Petitti;

sentito, per la ricorrente, l’Avvocato Guido Romanelli, il quale ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CICCOLO Pasquale Paolo Maria, il quale ha concluso in senso conforme

alla relazione.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, con sentenza depositata in data 10 maggio 2006, la Corte d’appello di Brescia ha rigettato il gravame proposto da R. R., A. e RO. avverso la sentenza del Tribunale di Cremona che aveva respinto la domanda dai medesimi proposta per ottenere, in via principale, la dichiarazione della simulazione assoluta o relativa dell’atto pubblico di compravendita stipulato il (OMISSIS), con il quale la madre D.M. aveva venduto a R.F. un immobile abitativo in (OMISSIS), per il prezzo di L. 50.000.000; atto preceduto da una scrittura privata del (OMISSIS), volta a ripartire il prezzo tra gli altri fratelli, ma della quale veniva predicata la nullità in quanto dissimulante una donazione modale priva di forma; e, in via subordinata, la riduzione per lesione della quota di legittima quale effetto della donazione dell’immobile;

che, per la cassazione di questa sentenza, ha proposto ricorso R.F. sulla base di un unico articolato motivo, con il quale deduce “omessa ed in parte insufficiente ed inadeguata motivazione per mancata valutazione di fatti rilevanti ai fini della decisione che si è concretata in un giudizio di legittimità e non in una rivalutazione del merito della vicenda secondo il principio devolutivo dell’appello – Anche motivazione insufficiente e motivazione inadeguata per omessa valutazione delle risultanze probatorie emergenti in atti – Motivazione contraddittoria ed inadeguata in ordine alla ammissibilità di un mezzo di prova riferito ad un fatto decisivo”;

che non hanno svolto attività difensiva gli intimati;

che, essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la decisione con il procedimento di cui all’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata redatta relazione ai sensi di tale norma, che è stata notificata alle parti e comunicata al Pubblico Ministero.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il relatore designato, nella relazione depositata in data 11 gennaio 2010, ha formulato la seguente proposta di decisione:

“Ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6, applicabile alle sentenze pubblicate dal 2 marzo 2006, i motivi del ricorso per cassazione devono essere accompagnati, a pena di inammissibilità (art. 375 cod. proc. civ., n. 5) dalla formulazione di un esplicito quesito di diritto nei casi previsti dall’art. 360 cod. proc. civ., comma 1, nn. 1), 2), 3), 4), e, qualora – come nella specie – il vizio sia denunciato ai sensi dell’art. 360. 5 cod. proc. civ., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione. In particolare, secondo quanto ritenuto dalle Sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 20603 del 2007, l’enunciazione del motivo che deduce il vizio di motivazione deve contenere un momento di sintesi, omologo al quesito di diritto, che ne circoscriva i limiti in modo da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua inammissibilità.

Nella specie, il motivo non è conforme alle prescrizioni dettate dalla norma citata, in quanto manca la separata e specifica indicazione del fatto controverso e delle ragioni in base alle quali la motivazione sarebbe viziata; manca, cioè, il momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) con la indicazione del fatto controverso con la precisazione del vizio del procedimento logico- giuridico che, incidendo nella erronea ricostruzione del fatto, sia stato determinante della decisione impugnata. Il ricorso può quindi essere dichiarato inammissibile”;

che il Collegio condivide la proposta di inammissibilità contenuta nella relazione di cui sopra, alla quale non sono stati mossi rilievi critici;

che, in particolare, si deve rilevare che la Corte d’appello ha evidenziato come il Tribunale di Cremona, nel rigettare la domanda degli odierni ricorrenti, abbia valorizzato elementi documentali che non sono stati validamente contrastati con l’atto di appello, e segnatamente il dato desumibile dall’atto del (OMISSIS), nel quale si riferiva della conformità della stima del valore del bene ceduto dalla madre all’intimato al valore di mercato, come affermato da un esperto, e l’ulteriore elemento della immediata esecuzione della ripartizione del ricavato della vendita tra i fratelli; che, inoltre, anche con riferimento alla subordinata questione della riduzione, la Corte d’appello ha motivatamente rigettato il corrispondente motivo di gravame, rilevando, da un lato, che il rigetto della principale domanda di simulazione precludeva la possibilità di procedere all’accertamento della riduzione per lesione della legittima; e, dall’altro, che la sentenza del Tribunale non era stata sul punto puntualmente censurata, essendosi gli appellanti limitati a dedurre la contraddittorietà della motivazione della sentenza di primo grado, e non anche a dimostrare nel grado di appello che il Tribunale aveva errato a ritenere non dimostrata l’effettiva consistenza dell’asse ereditario;

che, infine, con specifico riferimento alla ritenuta inammissibilità della consulenza tecnica d’ufficio in appello, la Corte d’appello ha correttamente rilevato che gli appellanti hanno sollecitato un accertamento ex novo in appello su una questione diversa da quella che aveva formato oggetto di richiesta di consulenza tecnica d’ufficio in primo grado, disattesa dal Tribunale, ed ha quindi correttamente deciso sulle risultanze istruttorie, delle quali, in sostanza, la ricorrente sollecita una nuova valutazione;

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, non avendo gli intimati svolto attività difensiva.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte suprema di Cassazione, il 16 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 24 giugno 2010

 

 

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