Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15262 del 12/07/2011

Cassazione civile sez. I, 12/07/2011, (ud. 17/05/2011, dep. 12/07/2011), n.15262

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 28455-2007 proposto da:

R.C. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA EMANUELE FILIBERTO 257 (AVV. MARIA LAURA TURCO), presso

l’avvocato RACIOPPO PASQUALINO, che lo rappresenta e difende, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI ACATE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 738/2006 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 04/08/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/05/2011 dal Consigliere Dott. CARLO DE CHIARA;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato C. RACIOPPO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

APICE Umberto che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza impugnata la Corte di Catania ha dichiarato inammissibile, per violazione del termine annuale di cui all’art. 327 c.p.c., l’appello proposto dal sig. R.C. avverso la sentenza di primo grado con cui era stato condannato al risarcimento dei danni (L. 10.000.000) cagionati al Comune di Acate per la difettosa esecuzione dei lavori di potenziamento della rete idrica comunale. L’appellante aveva impugnato la sentenza di primo grado perchè il giudizio era proseguito senza la sua partecipazione non avendo egli ricevuto comunicazione, a causa della nullità delle relative notifiche, delle ordinanze che avevano disposto rinvii di ufficio dopo l’udienza, non tenutasi, del 4 maggio 1988, nonchè di altre ordinanze, di cui era dunque rimasto ignaro sino alle ricerche eseguite dopo che aveva avuto tardiva conoscenza della sentenza.

Il sig. R. ha quindi proposto ricorso per cassazione articolato in due motivi.

Il Comune di Acate non si è difeso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- I due motivi di ricorso, tra loro connessi, vanno esaminati congiuntamente.

La tesi del ricorrente è che l’errore processuale occorso nel giudizio di primo grado sia rilevante ai fini della esclusione della tardività dell’appello, e che l’art. 327 c.p.c., comma 2 sia illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 27 Cost. (recte: art. 24 Cost.), nella parte in cui non equipara alla posizione del contumace ignaro del processo quella della parte che, pur costituita, non abbia senza colpa avuto conoscenza della prosecuzione del giudizio.

1.1. – La complessiva censura non può trovare accoglimento.

L’art. 327 c.p.c., comma 1, che prevede la decadenza dall’impugnazione dopo il decorso di un anno dalla pubblicazione della sentenza, indipendentemente dalla notificazione di questa, è espressione di un principio di ordine generale, diretto a garantire certezza e stabilità dei rapporti giuridici (Cass. Sez. Un. 954/1994), che trova applicazione anche nei casi – come quello in esame – in cui sia, tardivamente, dedotto un error in procedendo che comporti la nullità della sentenza, senza che possa invocarsi l’applicazione analogica del comma 2 del medesimo articolo – concernente la parte contumace che dimostri di non aver avuto conoscenza del processo per nullità della citazione o della notificazione di essa e per nullità della notificazione degli atti di cui all’art. 292 c.p.c. dato che non vi è alcuna lacuna da colmare nel sistema processuale (Cass. 11264/2002, 19576/2004).

Nè, manifestamente, ciò si pone in contrasto con i parametri costituzionali invocati dal ricorrente. Sotto il profilo dell’art. 3 Cost., va rilevato che le situazioni poste a confronto sono significativamente differenti, concernendo l’una un soggetto il quale, per quanto irritualmente non informato della prosecuzione del giudizio, è comunque informato della pendenza dello stesso e vi ha partecipato; l’altra, invece, il contumace del tutto ignaro, senza sua colpa, del processo. Sotto il profilo dell’art. 24 Cost., va messa in rilievo la possibilità che comunque ha l’interessato, proprio perchè informato del processo, di attivarsi diligentemente per conoscerne lo stato senza essere sorpreso dal formarsi del giudicato, considerata anche l’ampiezza del termine di cui all’art. 327 cit..

2. – Il ricorso va pertanto respinto. In mancanza di attività difensiva della parte intimata, non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 17 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2011

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