Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15261 del 01/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 01/06/2021, (ud. 03/02/2021, dep. 01/06/2021), n.15261

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3224-2016 proposto da:

M.M., elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE TRASTEVERE 244,

presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO FASSARI, rappresentata e

difesa dall’avvocato DUCCIO CAMPANI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2363/2014 della COMM. TRIB. REG. TOSCANA,

depositata il 04/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/02/2021 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO;

lette le conclusioni scritte del pubblico ministero in persona del

sostituto procuratore generale Dott. CARDINO ALBERTO che ha chiesto

il rigetto del ricorso.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

1. Con scrittura privata del (OMISSIS) S.R. vendeva a M.M. la quota di proprietà di 315/1000 di un terreno sito in (OMISSIS). Con successiva scrittura privata del (OMISSIS) M.M. vendeva a N.V. la quota pari a 630/1000 del medesimo terreno, di cui 315/1000 già di sua proprietà ed altri 315/1000 acquistati da S.R.. In data (OMISSIS), con atto stipulato per ministero di notaio, S.R. e M.M. vendevano a N.V., ciascuno per la propria quota di 315/1000, la quota complessiva di 630/1000 del terreno di che trattasi. A seguito di accesso effettuato dall’agenzia delle entrate presso la sede dell’impresa di N.V. il (OMISSIS), venivano rinvenute le scritture private del (OMISSIS) (con cui S.R. aveva venduto a M.M. la quota di 315/1000) e del (OMISSIS) (con cui M.M. aveva venduto a N.V. la quota complessiva di 630/1000 del terreno). L’ufficio riteneva trattarsi di veri e propri atti di compravendita che non erano stati sottoposti a registrazione e notificava a M.M. due avvisi di liquidazione con cui liquidava le imposte di registro e catastali con relative sanzioni. Proponeva ricorso la contribuente affermando che le scritture private costituivano preliminari di compravendita, tanto è vero che le parti erano addivenute alla stipula dell’atto traslativo della proprietà il successivo (OMISSIS). Sosteneva, poi, la contribuente che l’imposta di registro avrebbe dovuto essere liquidata nella misura dell’1% e quella catastale in misura fissa ricorrendo i presupposti di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 33, poichè si trattava di area soggetta a piano urbanistico particolareggiato. La commissione tributaria provinciale di Firenze accoglieva il ricorso. Proposto appello da parte dell’agenzia delle entrate, la commissione tributaria regionale della Toscana lo accoglieva sul rilievo che dalle espressioni usate dalle parti nella stipula degli atti di che si tratta si evinceva inequivocabilmente che si trattava di atti traslativi della proprietà e non di preliminari di compravendita. Rilevava poi la CTR che l’agevolazione di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 33, non spettava poichè non era stata realizzata la utilizzazione edificatoria del terreno entro il termine di cinque anni.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione la contribuente M.M. affidato a due motivi. L’agenzia delle entrate si è costituita al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c.. Il pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte a norma dell’art. 380 bis. 1 c.p.c., instando per il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione agli artt. 1418,1325 e 1346 c.c.. Sostiene che la CTR avrebbe dovuto considerare che il contratto stipulato tra le parti il (OMISSIS) era nullo per indeterminatezza dell’oggetto in quanto la porzione di terreno oggetto della cessione non risultava individuata dalle parti, le quali avevano fatto riferimento alla planimetria complessiva. Conseguentemente l’atto impositivo era illegittimo in quanto basato su un contratto privo di oggetto.

2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione agli artt. 1322 e 1325 c.c.. Sostiene che i contratti del (OMISSIS) e del (OMISSIS) sono da ritenersi privi di causa in quanto le parti sono addivenute alla stipula del contratto per atto pubblico del (OMISSIS) con cui hanno trasferito la proprietà, sicchè i contratti precedenti sono privi di funzione economico-sociale.

2. Osserva la Corte che la contribuente, con nota del 20 gennaio 2021, ha dichiarato di rinunciare al ricorso. Ciò comporta l’estinzione del giudizio per sopravvenuto difetto di interesse. Non si provvede sulle spese in mancanza di attività difensiva. Trattandosi di inammissibilità sopravvenuta alla proposizione del ricorso, non sussistono i presupposti per imporre alla ricorrente il pagamento del cd. “doppio contributo unificato” (Cass. n. 31732 del 07/12/2018).

P.Q.M.

La corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale da remoto, il 3 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 giugno 2021

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