Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15251 del 01/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 01/06/2021, (ud. 14/01/2021, dep. 01/06/2021), n.15251

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – rel. Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. CAVALLARI Dario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19548-2016 proposto da:

EQUITALIA SERVIZI RISCOSSIONE SPA, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA FLAMINIA, 135, presso lo studio dell’avvocato GIAMMARIA

PIERLUIGI, rappresentata e difesa dagli avvocati PARENTE GIUSEPPE,

CIMETTI MAURIZIO;

– ricorrente –

contro

F.A.W.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 24/2016 della COMM. TRIB. REG. PIEMONTE,

depositata il 13/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/01/2021 dal Consigliere Dott. BALSAMO MILENA.

lette le conclusioni scritte del pubblico ministero in persona del

sostituto procuratore generale Dott. GIACALONE GIOVANNI che ha

chiesto che la Suprema Corte, in camera di consiglio, accolga il

ricorso ed emetta le pronunzie conseguenti per legge.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La società Equitalia Servizi di Riscossione spa propone un unico motivo di ricorso per la cassazione della sentenza n. 24/36/16 depositata il 13 gennaio 2016, con la quale, nel confermare la prima decisione, la commissione tributaria regionale del Piemonte accoglieva il ricorso del contribuente avverso l’iscrizione ipotecaria sui beni del fondo patrimoniale familiare, sostenendo che essi dovevano ritenersi sottratti all’esecuzione forzata di debiti non contratti per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, reputando tali i debiti tributari contratti dal contribuente nell’esercizio dell’attività di impresa e quindi estranei ai bisogni della famiglia.

La commissione tributaria regionale, in particolare, rilevava l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria in quanto i debiti erano stati contratti per esigenze relative alla famiglia, in quanto i beni acquistati negli anni 1997-2009 e correlati all’attività imprenditoriale del contribuente erano stati costituiti in fondo patrimoniale da destinare ai bisogni della famiglia.

Il contribuente è rimasto intimato.

Il P.G. ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

2.Con un unico motivo di ricorso la società di riscossione lamenta la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, denunciando violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77; per avere la Commissione tributaria affermato che anche un debito tributario sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare i bisogni della famiglia a condizione che si dimostri che l’obbligazione è sorta per soddisfare detti bisogni, non essendo sufficiente che il debito derivi dall’attività professionale o di impresa, gravando erroneamente sul creditore l’onere di provare l’estraneità del debito fiscale ai bisogni della famiglia, onere che, al contrario, ad avviso della ricorrente, gravava sul contribuente e che lo stesso non aveva assolto.

Deduce altresì che il criterio identificativo per cui può aver luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione contrattuale o extracontrattuale, ma nella relazione tra il fatto generatore di essa ed i bisogni della famiglia; con la conseguenza che anche un debito tributario sorto per l’esercizio dell’attività professionale potrebbe ritenersi contratto per soddisfare tale finalità. Precisa, infine, che i crediti tributari erano sorti l’anno prima della costituzione del fondo patrimoniale, avvenuta nel 2010, con la conseguente dimostrazione che il fondo era stato costituito per sottrarre il bene di proprietà del contribuente all’azione esecutiva dell’Agenzia.

3. Il motivo è fondato.

Al riguardo, deve precisarsi che questa Corte, dopo alcuni arresti (cfr. Cass. 19667/2014, Cass. 15354/2015 e Cass. 10794/2016) che avevano affermato che l’esecuzione richiamata dall’art. 170 c.c., fosse estranea all’iscrizione ipotecaria che, quindi, doveva ritenersi generalmente consentita, ha statuito più specificamente, con principio al quale questo Collegio intende dare continuità, che “in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria di cui D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 77, è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art. 170 c.c., sicchè è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, nè escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa.”(Ordinanza n. 3738/2015; Cass. 23876/2015).

4. In conseguenza di ciò, il debitore deve necessariamente dimostrare non solo la regolare costituzione del fondo patrimoniale e la sua opponibilità al creditore procedente, ma anche che il debito nei confronti di tale soggetto sia stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari.

Ha osservato, in particolare, questa Corte che “L’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’art. 170 c.c. grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale, sicchè, ove sia proposta opposizione, ex art. 615 c.p.c., per contestare il diritto del creditore ad agire esecutivamente, il debitore opponente deve dimostrare non soltanto la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore procedente, ma anche che il suo debito verso quest’ultimo venne contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia, a tal fine occorrendo che l’indagine del giudice si rivolga specificamente al fatto generatore dell’obbligazione, a prescindere dalla natura della stessa: pertanto, i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all’azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell’obbligarsi fosse quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo ma come comprensivi anche dei bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell’indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilità economiche familiari”(Cass. n. 20998/2018; Cass. n. 222761/2016; Cass. n. 641 e 5385 del 2015; Cass. nn, 23876 3738 del 2015; Cass. n. 4011 del 2013).

Nel caso in esame, la CTR è incorsa nel dedotto errore di diritto, laddove essa ha stabilito (pervenendo ad una soluzione giuridica antitetica all’orientamento di questa Corte) che, ai fini dell’iscrizione ipotecaria sui beni immobili conferiti in fondo, incombe sul fisco l’onere di dimostrare che il debito che intende soddisfare fosse stato contratto per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

Conclusivamente il ricorso deve essere accolto, con conseguente cassazione della pronuncia impugnata e rinvio alla CTR del Piemonte, in altra composizione, in quanto si rende necessario un nuovo accertamento in riferimento all’inerenza del debito ai bisogni della famiglia, secondo i principi giuridici sopra illustrati.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza e rinvia alla CTR del Piemonte, in diversa composizione, anche per le spese del Giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, tenuta da remoto, nell’adunanza camerale della sezione tributaria della Corte di cassazione, il 14 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 giugno 2021

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