Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15250 del 16/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 16/07/2020, (ud. 04/03/2020, dep. 16/07/2020), n.15250

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32395-2018 proposto da:

EDILGIUSAGO SAS DI M.G. E C., in persona del legale

rappresentante pro tepore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

VAL D’OSSOLA 100, presso lo studio dell’avvocato MARIO PETTORINO,

rappresentata e difesa dagli avvocati VITO MAZZELLA, PASQUALE

PACIFICO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– l’affinato –

avverso la sentenza n. 3413/20/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 09/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/03/2020 dal Consigliere Relatore Dott. RUSSO

RITA.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.- La EDILGIUSAGO s.a.s. ha impugnato l’avviso di classamento di un bene di sua proprietà, per il quale aveva presentato una DOCFA proponendo la categoria B/1, mentre l’ufficio ha attribuito la categoria A/10 con rendita di Euro 18.695,74; deduce che non si tratta di un ufficio bensì di una unità immobiliare destinata a caserma dei carabinieri, per la cui costruzione ha ottenuto una concessione edilizia specifica; afferma che, per questa specifica destinazione l’immobile è da classificare nella categoria B/1 o in alternativa E/4. Il ricorso del contribuente è stato accolto in primo grado. Proposto appello, la CTR della Campania con sentenza del 9.4.2018 ha riformato la sentenza di primo grado ritenendo rilevante ai fini del classamento la destinazione ordinaria che si accerta con riferimento alle prevalenti consuetudini locali e con riguardo alle caratteristiche costruttive della unità immobiliare.

2. Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione la società affidandosi a due motivi. Resiste con controricorso l’Agenzia. Assegnato il procedimento alla sezione sesta, su proposta del relatore è stata fissata l’adunanza camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. notificando la proposta e il decreto alle parti.

Diritto

RITENUTO

CHE:

3.- Con il primo motivo del ricorso la parte lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 1142 del 1949, artt. 61 e 62, e del D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, commi 1, 2, 5, nonchè dell’art. 115 c.p.c. La parte deduce che il vincolo di destinazione è stato impresso dalla concessione edilizia e che non è contestato tra le parti che detto immobile è sempre stato adibito a caserma dei carabinieri.

Il motivo è infondato.

3.1- Il D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61, recita: “il classamento consiste nel riscontrare, con sopraluogo per ogni singola unità immobiliare, la destinazione ordinaria e le caratteristiche influenti sul reddito e nel collocare l’unità stessa in quella tra le categorie e classi prestabilite per la zona censuaria a norma dell’art. 9 che, fatti gli opportuni confronti con le unità tipo, presenta destinazione e caratteristiche conformi od analoghe. Le unità immobiliari urbane devono essere classate in base alla destinazione ordinaria ed alle caratteristiche che hanno all’atto del classamento”. A norma del successivo art. 62 poi: “La destinazione ordinaria si accerta con riferimento alle prevalenti consuetudini locali, avuto riguardo alle caratteristiche costruttive dell’unità immobiliare”.

3.2- La CTR, nella interpretazione della norma, si è attenuta al principio di diritto enunciato da questa Corte, ed al quale il Collegio intende dare continuità, secondo il quale il provvedimento di attribuzione della rendita catastale di un immobile è un atto tributario che inerisce al bene che ne costituisce l’oggetto, secondo una prospettiva di tipo reale, riferita alle caratteristiche oggettive (costruttive e tipologiche in genere), che costituiscono il nucleo sostanziale della cd. “destinazione ordinaria”, sicchè l’idoneità del bene a produrre ricchezza va ricondotta, prioritariamente, non al concreto uso che di esso venga fatto, ma alla sua destinazione funzionale e produttiva, che va accertata in riferimento alle potenzialità d’utilizzo purchè non in contrasto con la disciplina urbanistica (Cass. 12025/2015). Ed ancora, questa Corte ha affermato che in tema di rendita catastale, nell’ipotesi in cui l’immobile per le proprie caratteristiche strutturali rientri in una categoria speciale, non assume rilevanza la corrispondenza rispetto all’attività in concreto svolta all’interno dello stesso che può costituire, ove ricorrente, mero elemento rafforzativo della valutazione oggettiva operata. (Cass. 222103/2018)

Non rileva quindi nè il carattere pubblico o privato della proprietà dell’immobile, nè eventuali funzioni latamente sociali svolte dal proprietario, mentre il fine di lucro merita di essere preso in considerazione, in quanto espressamente previsto come criterio di classificazione per numerose categorie, ma in termini oggettivati, nel senso che se ne richiede una verifica che ne ricerchi la sussistenza desumendola dalle caratteristiche strutturali dell’immobile, irreversibili se non attraverso modifiche significative, e non si arresti quindi al tipo di attività che in un determinato momento storico vi viene svolta, che può costituire un criterio complementare ma non alternativo o esclusivo ai fini del classamento. (Cass. 34002/2019)

3.2- Quanto al resto si tratta di un accertamento in fatto incensurabile in questa sede laddove la CTR osserva che nel caso in esame le caratteristiche del bene, quali si evincono dalle fotografie, evidenziano la sua potenzialità di utilizzo come fabbricato per civile abitazione utilizzabile con ufficio, cui si attaglia la categoria A/10 assegnata dall’ufficio.

4.- Con il secondo motivo del ricorso la parte lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo e cioè che è precluso l’utilizzo del bene diverso da caserma dei carabinieri perchè in contrasto con la disciplina urbanistica. Il motivo è infondato perchè il punto è stato esaminato CTR, la quale osserva come il parametro della destinazione ordinaria di natura sostanziale è destinato a prevalere su quello di carattere formale rappresentato dalla concessione edilizia.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza della parte ricorrente e si liquidano come da dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 510,00 oltre rimborso spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, camera di consiglio, il 4 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 luglio 2020

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