Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15232 del 23/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 23/06/2010, (ud. 13/05/2010, dep. 23/06/2010), n.15232

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

N.I.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 144/31/05, depositata il 14 novembre 2005.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13 maggio 2010 dal Relatore Cons. Dr. Biagio Virgilio;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale dott. PRATIS Pierfelice, il quale ha concluso

per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania indicata in epigrafe, con la quale, rigettando l’appello dell’ufficio, è stata confermata la illegittimità dell’avviso di rettifica e liquidazione con cui era stato rideterminato il valore dell’avviamento di un’azienda ceduta da N.I.: in particolare, il giudice a quo ha ritenuto inapplicabile alla fattispecie il D.P.R. n. 460 del 1996, art. 2, comma 4, in quanto specificamente dettato ai fini dell’accertamento con adesione (procedura non seguita nel caso in esame) e perchè nella specie trattasi di impresa artigianale; ha inoltre osservato che, anche a voler applicare il criterio indicato in tale norma, il valore di avviamento indicato dall’Ufficio in appello risultava inferiore a quello indicato nell’atto impugnato;

che il contribuente, al quale il ricorso è stato validamente notificato a seguito di ordinanza di rinnovo della notifica, non si è costituito.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il primo motivo di ricorso, con il quale si denuncia la violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51 in relazione al D.P.R. n. 460 del 1996, art. 2, comma 4, nonchè vizio di motivazione, censurando la prima delle suddette rationes decidendi, è manifestamente fondato in applicazione del consolidato principio secondo cui, in tema di imposta di registro, ai fini dell’applicazione del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 51, comma 4, riguardante il controllo dell’ufficio sugli atti aventi ad oggetto aziende o diritti reali su di esse, la congruità della valutazione dell’avviamento può essere desunta anche dall’adozione di criteri indicati dal legislatore per la valutazione dello stesso bene, sia pure nell’ambito di disposizioni non direttamente applicabili all’imposta in questione, come il D.P.R. 31 luglio 1996, n. 460, art. 2, comma 4, riguardante l’accertamento con adesione in materia di imposte dirette, trattandosi di criteri aventi la funzione di fornire indicazioni minime cui l’Amministrazione finanziaria deve attenersi nella procedura transattiva che conduce ad un accertamento con adesione; se, infatti, è possibile che tale accertamento si realizzi per valori superiori a quelli indicati dal D.P.R. n. 460 del 1996, art. 2 citato, è comunque ovvio che il contribuente vi aderisca quando esso si attesti su un importo inferiore a quello che potrebbe legittimamente emergere con autonomo accertamento ordinario e nel successivo contenzioso: pertanto, se ai detti criteri un qualche rilievo indiziario può essere attribuito, esso è nel senso che il valore effettivo non è inferiore a quello cui si perviene mediante la loro applicazione (Cass. nn. 613 e 3505 del 2006, 16705 del 2007);

che anche il secondo motivo, con il quale si denuncia nuovamente la violazione delle norme suddette, nonchè vizio di motivazione, è manifestamente fondato, sia perchè nulla impedisce all’Ufficio di ridurre in corso di giudizio la pretesa fiscale, sia in quanto il giudice a quo non spiega adeguatamente le ragioni in virtù delle quali la natura artigianale dell’impresa renderebbe inapplicabili gli anzidetti criteri di determinazione del valore di avviamento;

che, infine, è inammissibile il terzo motivo, con il quale si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 57 e 58 dovendosi ritenere che la sentenza impugnata non contenga alcuna statuizione di inammissibilità dell’appello, ampiamente esaminato e rigettato nel merito;

che, in conclusione, vanno accolti il primo e il secondo motivo e dichiarato inammissibile il terzo; la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione ai motivi accolti e la causa rinviata ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Campania, la quale procederà a nuovo esame della controversia, uniformandosi al principio sopra enunciato, oltre a provvedere in ordine alle spese anche del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il terzo; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Campania.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2010

 

 

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