Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15231 del 22/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 22/07/2016, (ud. 03/12/2015, dep. 22/07/2016), n.15231

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20857-2013 proposto da:

S.T., (OMISSIS); elettivamente domiciliata in Roma, Via

Augusto Aubry n. 5, presso lo studio dell’avvocato MASSINIO TORRE,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MASSIMO VENERI

come da procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA NORD SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via delle Quattro Fontane 161,

presso lo studio dell’avvocato SANTE RICCI, rappresentato e difeso

dagli avvocato MAURIZIO PARENTE, come da procura speciale a margine

del controricorso e ricorso incidentale;

COMUNE VERONA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Via Orti della Farnesina 155, presso lo studio

dell’avvocato CLAUDIA ZHARA BUDA, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati GIOVANNI ROBERTO CAINERI, FULVIA SQUADRONI,

come da procura speciale a margine del controricorso e ricorso

incidentale;

– controricorrenti e ricorrenti in via incidentale –

avverso la sentenza n. 1659/2013 del TRIBUNALE di VERONA, depositata

i 10/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/12/2015 dal Consigliere Dott. PARZIALE Ippolisto;

udito l’Avvocato Iolanda Boccia per delega per Equitalia, che si

riporta agli atti e alle conclusioni assunte;

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. S.T. si opponeva, ex art. 615 c.p.c., alla cartella esattoriale di Equitalia Nomos n. (OMISSIS) di 312,11 Euro, notificatale 4/4/2011. L’attrice contestava l’esistenza di un titolo esecutivo, “la pretesa ordinanza n. 127/06 in data 20/3/2007 notificata in data 20/3/2007″. Richiamava l’esistenza di una sentenza che aveva definito la controversia. Integrato il contraddittorio con l’ente impositore, il Comune di Verona rilevava che l’esecuzione promossa in base alla cartella opposta era pienamente legittima, trovando titolo nella sentenza del Giudice di Pace di Verona n. 5797 in data 20/3-15/11/2007, pronunciata nel giudizio n. 127/2006 RG., che aveva confermata il verbale opposto elevato dalla Polizia Municipale, determinando la sanzione in 159,00 Euro, oltre a 9,44 Euro per spese di notificazione, per un totale di 168,44 Euro” (vedi controricorso del Comune). La sanzione, mai pagata, era stata iscritta a ruolo, con le maggiorazioni di legge L. n. 689 del 1981, ex art. 27. Il Comune rilevava che “eventuali imprecisioni, contenute nella cartella, degli estremi del titolo esecutivo, ovvero della sentenza che aveva confermato il verbale, erano da ritenersi irrilevanti e avrebbero comunque dovuto essere fatte eventualmente valere, trattandosi di inizi formali, mediante un’opposizione agli alti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., da proporsi nel termine di 20 giorni dalla notificazione della cartella, avvenuta il 4/4/2011, avanti il Tribunale di Verona, Giudice competente ex art. 9 c.p.c., comma 2.”.

2. Il giudice di pace di Verona accoglieva, “nel merito”, come precisato nella decisione, l’opposizione all’esecuzione della signora S.T. annullando la cartella esattoriale emessa da Equitalia Nord e condannava le parti opposte alla rifusione delle spese, liquidate in 729,00 Euro di cui 512,00 Euro per diritti, 180,00 Euro per onorari, 37,00 Euro per contributo unificato, oltre al rimborso forfettario spese generali.

3. Veniva proposto appello principale dal Comune che chiedeva respingersi l’opposizione proposta avverso la cartella esattoriale, nonchè appello incidentale di Equitalia che lamentava il mancato accoglimento dell’eccezione riguardante il suo difetto di legittimazione passiva quanto al contestato titolo esecutivo, relativo esclusivamente all’ente impositore. L’Equitalia inoltre insisteva nel merito per l’accoglimento dell’appello del Comune. L’appellata S. instava per l’inammissibilità dell’appello di Equitalia e chiedeva comunque rigettarsi nel merito l’appello del Comune e quello adesivo di Equitalia.

4. Il giudice dell’appello rigettava l’eccezione, avanzata dalla signora S., di inammissibilità dell’appello di Equitalia per violazione dell’art. 342 c.p.c., nel nuovo testo; rigettava anche l’appello incidentale di Equitalia sulla sua carenza di legittimazione passiva affermando che “le contestazioni di parte opponente attenevano alla mancanza del titolo e sostanzialmente alla erroneità della cartella esattoriale emessa da Equitalia”. Accoglieva l’appello del Comune e di Equitalia, rigettando l’opposizione avverso il titolo azionato. Accoglieva, infine, solo parzialmente il secondo motivo di appello del Comune ultime righe della sentenza) quanto alla debenza delle maggiorazioni della L. n. 689 del 1981, ex art. 27, dovendosi non già applicare tale norma, ma la disposizione più favorevole di cui all’art. 203 C.d.S., con la conseguenza che la maggiorazione non poteva essere richiesta nella misura superiore alla metà del massimo edittale. Di qui il relativo dispositivo: “in parziale accoglimento dell’appello riforma la sentenza del Giudice di Pace di Verona, respingendo l’opposizione proposta da S.T. avverso la cartella esattoriale… limitando la debeità per la maggiorazione in misura pari alla metà del massimo edittale”.

4.1 – In particolare, il giudice unico del Tribunale rilevava che, per evidente errore materiale, facilmente riconoscibile da parte della signora S., la cartella riportava il riferimento non già al numero e anno della sentenza (5797 del 2007), ma al numero di registro del relativo processo (127/2006), restando comunque facilmente individuabile il relativo titolo.

5. Avverso tale decisione ricorre la signora S. che articola dieci motivi. Resistono con controricorso le parti intimate, avanzando a loro volta ricorso incidentale. Parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

A – Il ricorso principale della signora S..

I motivi del ricorso.

Riguardano specificamente la posizione di l’Equitalia il terzo, il quarto, il settimo, l’ottavo e il nono. Il decimo è relativo alla regolazione delle spese e gli altri riguardano la pronuncia sulla cartella esattoriale.

1 – Col primo motivo si deduce: “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione art. 132 c.p.c.”. Osserva la ricorrente che il tribunale affermando nel dispositivo di pronunciare sulla causa d’appello proposta da S.T. contro il Comune di Verona” ha errato nell’indicare “non tanto… il nome delle parti…, bensì la posizione processuale delle parti stesse nel procedimento di impugnane”, circostanza questa che (potrebbe aver distratto l’attenzione del Giudice nell’esame della controversia”.

2 – Col secondo motivo si deduce: “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 132 c.p.c.. Rileva la ricorrente che il Tribunale in Verona ha affermato che “nei confronti di S.T. è stata emessa la cartella esattoriale n. (OMISSIS) per l’importo di 299,65 mentre la Sig.ra S. ha impugnato “la cartella esattoriale, che è indicata con il numero (OMISSIS)”. Rileva che “anche tale discrepanza non può che comportare la nullità della sentenza, poichè viene indicata una situazione di fatto non corrispondente agli elementi e ai fatti di causa”.

3 – Col terzo motivo si deduce: “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4 in relazione all’art. 342 c.p.c., art. 343 c.p.c., art. 348 bis c.p.c.”. Rileva la ricorrente di aver eccepito “nella seconda comparsa di costituzione e risposta in data 05 Dicembre 2012 avanti il Tribunale in Verona nonchè nel foglio di conclusioni depositato in data 27 Marzo 2013, la inammissibilità incidentale proposto dalla Soc. Equitalia NORD S.p.A”. Il giudice dell’appello ha respinto tale eccezione, affermando che “la nuova formulazione dell’art. 342 c.p.c., si applica ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della Legge di conversione del D. 11 agosto 2012, ossia a partire dall’11 Settembre 2012. Poichè l’appello è stato notificato il 03 settembre 2012 la nuova disposizione non opera nel caso e l’eccezione di parte appellata va rigettata”. Ritiene la ricorrente che tale interpretazione della norma è errata perchè occorre distinguere tra comparsa di risposta ed appello incidentale, quest’ultimo proposto nella vigenza della nuova normativa e, quindi, ad essa soggetto.

4 – Col quarto motivo si deduce: “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4 e 5, in relazione all’art. 350 c.p.c., art. 348 bis c.p.c.. Rileva la ricorrente che, nonostante la specifica eccezione sollevata “con la prima difesa terza comparsa di costituzione e risposta in data 05.12.20127”, il giudice dell’appello non aveva esaminato la questione di inammissibilità dell’appello proposto da Equitalia Nord S.p.A., in ordine all’assenza dei requisiti richiesti dalla nuova norma dell’art. 342 c.p.c..

5 – Col quinto motivo si deduce: “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e 4, in relazione agli artt. 474, 479 c.p.c., art. 480 bis c.p.c., art. 132, comma 2, n. 4”. Il giudice dell’appello ha errato nel ritenere che “se è vero che la cartella esattoriale conteneva degli errori terminologici (voce ordinanza in luogo di sentenza) è altrettanto vero che la stessa ragionevolmente ed in buona fede interpretata e letta dal debitore, avrebbe consentito sin da subito di accertare che il titolo azionato era costituito proprio dalla sentenza n. 5797/2012 sent e n. 127/2006 RG. del Giudice di Pace in quanto: a) dalla cartella esattoriale risultava il numero di ruolo generale coincidente con quello della sentenza; 2) risultava l’importo dovuto originariamente iscritto a ruolo e coincidente con quello della sentenza (Euro 168,44); 3) vi era coincidenza tra la cartella e la sentenza con riguardo alla data di emissione (pubblicazione) del 20 marzo 2007”. Il Tribunale in Verona ha “dimenticato quanto dispone l’art. 480 c.p.c., relativamente agli elementi che devono essere portati a conoscenza del debitore con l’atto di precetto, a pena di nullità”. Rileva la ricorrente che non si capisce come avrebbe potuto… accertare quale era il titolo azionato quando si parla di “ordinanza” che è stata emessa col n. 127/06, e che è stata notificata il 20.03.2007 quando non esiste alcuna ordinanza e nessuna notifica è mai stata effettuata”.

6 – Col sesto motivo si deduce: “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e 4 art. 5 c.p.c., in relazione agli art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 477 c.p.c., art. 480 c.p.c. e art. 132 comma 2, n. 4”. Osserva la ricorrente che, a fronte dell’eccezione relativa alla insussistenza e alla inesistenza di un titolo valido per procedere in executivis, il giudice dell’appello non ha (fornito alcuna giustificazione nè esposto alcuna motivazione. Aggiunge che il Tribunale in Verona avrebbe dovuto motivare le ragioni per le quali si doveri ritenere possibile agire esecutivamente sulla base di una ordinanza che non rappresentava alcun titolo esecutivo e di cui era sconosciuta la identificazione con il numero progressivo e mai notificata, e con una data di notifica inesistente e priva dell’apposizione della formula esecutiva, nonchè avrebbe dovuto motivare come il debitore avrebbe potuto avere certezza sul diritto del creditore a procedere alla esecuzione forzata seppure sulla base di quelle indicazioni del tutto errate o false.

7 – Col settimo motivo di ricorso si deduce: “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 333 c.p.c., art. 342 c.p.c., art. 346 c.p.c., art. 112 c.p.c.. Osserva la ricorrente che Equitalia Nord “non ha proposto appello nei confronti degli altri capi della sentenza, e cioè relativamente alla eccezione di inesistenza del titolo e della illegittimità delle maggiorazioni, per cui il Tribunale di Verona non poteva affermare che veniva accolto l’appello principale proposto da Soc. Equitalia Nord e così violando quanto meno l’art. 112 c.p.c., artt. 333, 343 e 346 c.p.c.”. Doveva ritenersi che Equitalia aveva rinunciato a proporre appello incidentale anche per gli altri capi della sentenza. Aggiunge che l’aver concluso nel senso di “accogliersi l’appello proposto dal Comune di Verona… e riformarsi la sentenza del Giudice di Pace di Verona non può configurare la proposizione nè dell’appello principale,…, nè di appello incidentale perchè non è stato in tal senso formulato. L’adesione del convenuto alla domanda dell’appellante principale, contenuta nella comparsa di costituzione e risposta, non può rappresentare la proposizione dell’appello principale”. Di conseguenza, il Tribunale di Verona “non poteva… affermare di poter accogliere l’appello principale della Soc. Equitalia Nord, perchè non esisteva alcun appello in tal senso, nè poteva accogliere l’appello incidentale perchè non era stato proposto nella comparsa di costituzione e risposta, se non limitatamente al capo relativo alla legittimazione passiva”.

8 – Con l’ottavo motivo di ricorso si deduce: “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e 4, in relazione all’art. 342 c.p.c., art. 343 c.p.c., art. 346 c.p.c., art. 112 c.p.c..” Osserva la ricorrente che “il Tribunale in Verona ha accolto solamente l’appello proposto dal Comune in Verona, atteso che la Soc. Equitalia Nord non aveva proposto alcun appello principale ne appello incidentale”.

9 – Con il nono motivo di ricorso si deduce: violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 91 c.p.c., art. 92 c.p.c.. Il giudice dell’appello ha errato nella regolazione delle spese tra ricorrente e Equitalia, posto che l’appello incidentale è stato respinto e quello principale non è stato proposto.

10 – Col decimo motivo si deduce: violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e 4, in relazione all’art. 91 c.p.c., art. 92 c.p.c., art. 132 c.p.c., e D.M. n. 140 del 2012. In ogni caso, il giudice dell’appello ha errato nella regolazione complessiva delle spese.

B. Il ricorso incidentale del Comune di Verona.

Il Comune ha proposto ricorso incidentale circa le questioni proposte dalla ricorrente principale con riguardo al quinto e al sesto motivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, ritenendo che il Tribunale abbia violato art. 112 c.p.c..

Chiede che la Corte di Cassazione voglia rigettare il ricorso proposto dalla signora S.T. ed accogliere il ricorso incidentale del Comune di Verona confermando nel merito, la sentenza del Tribunale di Verona n. 1639/13. Osserva il Comune che “la signora S.T. ha proposto avanti il Giudice di Pace un’opposizione ex art. 613 c.p.c., contestando l’esistenza di un titolo esecutivo. Soltanto nelle note conclusive in data 29/3/2012, dopo che il Comune aveva depositato il titolo che legittimava l’azione esecutiva, la signora S.T. ha lamentato la violazione dell’art. 480 c.p.c., disposizione che, come noto, stabilisce il contenuto del precetto. Aggiunge il Comune che la signora S. non aveva chiesto l’annullamento della cartella per vizi formali e di essersi comunque formalmente opposto fin dalla “comparsa di risposta in data 5.3.2012, dichiarando di non accettare il contraddittorio su questioni nuove, ad eventuali imprecisioni nella cartella opposta, degli estremi della sentenza che aveva confermato il verbale”, posto che tali questioni “avrebbero dovuto essere fatte eventualmente valere – trattandosi di vizi formali – mediante un’opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., da proporsi nel termine di 20 giorni dalla notificazione della cartella, avvenuta il 4.4.2011” con termine ormai scaduto. Aggiunge il Comune di aver affermato col secondo motivo d’appello che “la sentenza è viziata anche laddove ha richiamato gli artt. 474 e 480 c.p.c., esaminando questioni che non risultano essere state dedotte nell’atto di citazione quali motivi di opposizione e che pertanto non poteva prendere in considerazione, tenuto conto, altresì, della concentrazione che caratterizza il procedimento avanti il Giudice di Pace” aggiungendo che “il contenuto del precetto relativamente ad altri elementi, che non concernono l’entità del credito, può unicamente dar luogo a vizi formali – come alle affermato dallo stesso Giudice, che parla di “requisito formale indispensabile” – che devono essere fatti valere proponendo l’opposizione agli atti esecutivi, ex artt. 617 c.p.c., di competenza del Tribunale” (pagine 7 e 8 dell’atto d’appello)”.

Rileva il Comune che il Tribunale di Verona ha omesso di esaminare tale motivo d’impugnazione, violando l’art. 112 c.p.c., ulteriormente errando perchè “non avrebbe dovuto neppure pronunciarsi sul contenuto dell’atto di precetto, ovvero considerare i vizi formali dello stesso”, posto che “controparte con l’atto di citazione avanti il Giudice di Pace ha infatti promosso un’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., non un’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.”.

C. Il ricorso incidentale di Equitalia.

Con l’unico motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 39, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10, e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Chiede la riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Verona nella parte in cui ha rigettalo l’appello incidentale dell’odierna resistente così motivando: “l’appello incidentale nel merito infondato in quanto correttamente il giudice di Pace ha ritenuto la legittimazione passiva di Equitalia Nord Spa. Infatti le contestazioni di parte opponente attenevano alla mancanza del titolo e, sostanzialmente, alla erroneità della cartella esattoriale emessa da Equitalia. Tale ultima censura involgeva la posizione dell’esattore che quella cartella aveva emesso con la conseguente legittimazione passiva dello stesso”.

Chiede rigettarsi il ricorso della signora S. e, in accoglimento del ricorso incidentale, “cassare la sentenza… nella parte in cui non ha accolto l’eccezione di carenza di legittimazione passiva formulata da Equitalia…”.

D. Ordine di esame dei ricorsi in relazione alle questioni proposte ed alle parti.

Appare opportuno affrontare, in primo luogo, i primi due motivi del ricorso principale, che contengono in generale censure sulla decisione nel suo complesso. Successivamente, le censure avanzate dalle parti relative al capo della sentenza che, riformando la decisione di primo grado, ha respinto l’opposizione alla cartella fondata sulla inesistenza del titolo. Di seguito, le censure relative alla posizione di Equitalia. Infine, le censure sulle spese.

E. I primi due motivi del ricorso principale.

Si possono trattare congiuntamente. Riguardano questioni attinenti a erronee indicazioni contenute in sentenza e relative alla posizione delle parti e alla cartella impugnata, che determinerebbe nullità della sentenza, perchè dimostrerebbero una non adeguata attenzione alla valutazione delle posizioni e delle argomentazioni. Sono entrambi infondati. Il primo motivo è generico. Si deduce una mera irregolarità formale o un errore materiale, senza indicare quali effetti pregiudizievoli sarebbero derivati per la ricorrente in relazione alla decisione assunta. Parimenti il secondo indica un eventuale errore materiale che non incide sulle ragioni della decisione.

F. Le censure relative alla esistenza/inesistenza del titolo.

Si tratta del quinto e sesto motivo del ricorso principale e del ricorso incidentale del Comune. Vanno trattati congiuntamente e va accolto il ricorso incidentale del Comune, che tende a rilevare la violazione dell’art. 112 c.p.c., perchè il giudice dell’appello avrebbe dovuto rilevare l’inammissibilità dei motivi di opposizione, comunque respinti nel merito, con i quali la S. contestava non già l’inesistenza del titolo, quanto piuttosto alcuni aspetti formali dello stesso. Aspetti questi ultimi ritenuti peraltro correttamente infondati dal giudice dell’appello, che ha ritenuto di poter superare tutti i rilievi avanzati con riguardo all’evidente errore materiale presente nella cartella a fronte di tutti gli altri elementi univoci presenti e alla luce delle difese della stessa ricorrente, che nemmeno ha dedotto l’esistenza di altri e diversi possibili titoli, che avrebbero potuto giustificare altrimenti l’azione di recupero. Secondo il giudice dell’appello, gli elementi risultanti dall’atto erano sufficienti a consentire alla ricorrente di individuare agevolmente il titolo azionato.

Il ricorso incidentale è però fondato, posto che, in effetti, gli elementi di opposizione dedotti riguardavano non già l’esistenza/inesistenza del titolo, ma la sua regolarità formale (e quindi avrebbero richiesto la proposizione di una opposizione agli atti esecutivi e non alla esecuzione). L’accoglimento del motivo peraltro non determina effetti se non sulla motivazione della decisione impugnata, che di conseguenza va modificata, restando confermata, come del resto chiede il ricorrente incidentale, la decisione di rigetto della opposizione sul punto.

G. I motivi di ricorso con riguardo alla posizione di Equitalia. Riguardano sia il ricorso incidentale di Equitalia che censura il mancato accoglimento della sua eccezione di difetto di legittimazione passiva sia il ricorso principale della signora S. sul punto. Possono essere trattati congiuntamene, dovendosi accogliere il ricorso incidentale di Equitalia, posto che l’opposizione non riguardava la regolarità formale della cartella, ma l’esistenza del titolo, riferito esclusivamente all’Ente impositore. Le censure avanzate dalla signora S. complessivamente sulla posizione di Equitalia restano assorbite, salvo in parte quella relativa alle spese del giudizio, trattate unitariamente di seguito.

H. Spese.

Per effetto delle decisioni di merito, sussistevano elementi di ragionevole impugnazione per ciascuna delle parti in causa. Sicchè, in definitiva, si ritiene che sussistano elementi sufficienti per disporre la totale compensazione delle spese di giudizio per le parti in causa.

I. In definitiva, i motivi del ricorso principale vanno in parte rigettati e in parte dichiarati assorbiti, mentre va accolto il ricorso incidentale del Comune che non comporta alcuna riforma della sentenza impugnata, nonchè quello di Equitalia, dovendosi dichiarare, in parte qua cassando la sentenza impugnata, la sua carenza di legittimazione passiva.

L. Spese integralmente compensate tra le parti. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, signora S., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte accoglie i ricorsi incidentali del Comune di Verona e di Equitalia, rigetta i primi due motivi del ricorso principale, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata, dichiarando la carenza di legittimazione passiva di Equitalia, confermando nel resto. Spese compensate per l’intero giudizio. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale S. dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 3 dicembre 215.

Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2016

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