Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15231 del 01/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 01/06/2021, (ud. 02/03/2021, dep. 01/06/2021), n.15231

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13412-2019 proposto da:

C.G.F., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA SALVIUCCI N 2, presso lo studio dell’avvocato GENTILE

RUGGERO MARIA, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati LANATA

ALESSANDRO e FERRARA LAMBERTO;

– ricorrenti –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente del

Consiglio dei ministri pro tempore, MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

UNIVERSITA’ E RICERCA, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI GENOVA, in persona

del Rettore pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 172/2019 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 07/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CIRILLO

FRANCESCO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il dottor C.G. e gli altri medici di cui in epigrafe convennero in giudizio, davanti al Tribunale di Genova, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’istruzione, università e ricerca, e l’Università degli studi di Genova chiedendo che fosse dichiarato il loro diritto a percepire un’adeguata remunerazione in relazione alle specializzazioni da ciascuno di loro conseguite, avendo essi frequentato le relative scuole nel periodo compreso tra l’anno accademico 1980-1981 e l’anno accademico 1999-2000.

A sostegno della domanda esposero di aver svolto attività professionale a tempo pieno per l’intero periodo dei corsi e di non aver percepito alcuna remunerazione.

Si costituirono in giudizio le parti convenute, eccependo la prescrizione del diritto e chiedendo nel merito il rigetto della domanda. Il Tribunale rigettò la domanda in accoglimento dell’eccezione di prescrizione e condannò gli attori al pagamento delle spese di lite.

2. La sentenza è stata impugnata dai medici soccombenti e la Corte d’appello di Genova, con sentenza del 7 febbraio 2019, ha rigettato l’appello, ha confermato la pronuncia di primo grado ed ha condannato gli appellanti al pagamento delle ulteriori spese del grado. 3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Genova propongono ricorso il dottor C.G. gli altri medici di cui in epigrafe, con unico atto affidato a due motivi.

Resistono la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’istruzione, università e ricerca, e l’Università degli studi di Genova con un unico controricorso.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., e non sono state depositate memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 1173,2935 e 2946 c.c., sostenendo che la Corte d’appello avrebbe erroneamente accolto l’eccezione di prescrizione; secondo i ricorrenti, la prescrizione dovrebbe cominciare a decorrere dal 2 novembre 2007, avendo solo in quel momento lo Stato italiano dato corretto adempimento alle note direttive comunitarie sui medici specializzandi.

1.1. Il motivo di ricorso è inammissibile ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1).

La sentenza impugnata, infatti, si è conformata all’orientamento di questa Corte, ormai da tempo consolidato, in base al quale, a seguito della tardiva ed incompleta trasposizione nell’ordinamento interno delle direttive n. 75/362/CEE e n. 82/76/CEE, relative al compenso in favore dei medici ammessi ai corsi di specializzazione universitari – reali7zata solo con il D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257 – è rimasta inalterata la situazione di inadempienza dello Stato italiano in riferimento ai soggetti che avevano maturato i necessari requisiti nel periodo che va dal 1 gennaio 1983 al termine dell’anno accademico 1990-1991. La lacuna è stata parzialmente colmata con la L. 19 ottobre 1999, n. 370, art. 11, che ha riconosciuto il diritto ad una borsa di studio soltanto in favore dei beneficiari delle sentenze irrevocabili emesse dal giudice amministrativo; ne consegue che tutti gli aventi diritto ad analoga prestazione, ma tuttavia esclusi dal citato art. 11, hanno avuto da quel momento la ragionevole certezza che lo Stato non avrebbe più emanato altri atti di adempimento alla normativa Europea. Nei confronti di costoro, pertanto, la prescrizione decennale della pretesa risarcitoria comincia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore del menzionato art. 11 (sentenza 17 maggio 2011, n. 10813, più volte confermata in seguito).

Da tale giurisprudenza non vi sono ragioni per discostarsi.

Nella specie, la Corte di merito ha fatto buon governo di tale principio e, avendo accertato che il primo atto di interruzione della prescrizione era costituito dall’atto di citazione, notificato nel marzo 2014, ha ritenuto correttamente che il diritto fatto valere in giudizio fosse prescritto.

2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., per la mancata compensazione delle spese di lite in relazione ad una causa nella quale vi erano continui cambiamenti nella giurisprudenza.

2.1. Il motivo non è fondato.

La Corte d’appello, infatti, ha fatto corretta applicazione del principio di soccombenza, tanto più che l’orientamento suindicato in tema di prescrizione era da tempo consolidato nella giurisprudenza di questa Corte nel momento in cui l’odierno giudizio fu intrapreso.

3. Segue dai precedenti rilievi l’evidente inammissibilità della richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizie UE avanzata dai ricorrenti.

4. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

A tale esito segue la condanna dei ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono, inoltre, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 6.000, più spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 2 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 giugno 2021

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