Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15223 del 11/07/2011

Cassazione civile sez. III, 11/07/2011, (ud. 09/06/2011, dep. 11/07/2011), n.15223

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

PALAZZO UBALDI SRL (OMISSIS) in persona del legale rappresentante

pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO MIRABELLO

18, presso lo studio dell’avvocato ALFONSO QUINTARELLI, rappresentata

e difesa dall’avvocato BRIZI VALENTINO, giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.S.M.D.M.L. (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE MILIZIE 38, presso lo

studio dell’avvocato DE ROSA ANDREA, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato FERRANTI GIUSEPPE R., giusta delega a margine

del controricorso;

– controricorrente –

e contro

INTESA GESTIONE CREDITI SPA – quale procuratrice della Cassa di

Risparmio di Foligno SpA, LOCAT SPA;

– intimate –

avverso la sentenza n. 930/2009 del TRIBUNALE di PERUGIA del 6.6.09,

depositata il 17/06/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. COSTANTINO

FUCCI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Quanto segue:

p. 1. La s.r.l. Palazzo Ubaldi ha proposto ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, avverso la sentenza del 6 giugno 2009, con la quale il Tribunale di Perugia ha rigetta l’opposizione proposta ai sensi dell’art. 615 c.p.c., comma 2, da essa ricorrente avverso l’esecuzione forzata immobiliare nei suoi confronti intrapresa dalla s.p.a. Intesa Gestione Crediti, nella quale erano intervenute le creditrici s.p.a. Locat e L. M.S.M.d.M..

Al ricorso ha resistito con controricorso la M.S.M. d.M., mentre non hanno svolto attività difensiva l’Intesa Gestione Crediti e la Locat.

p. 2. Essendo il ricorso soggetto alle disposizioni di cui al D.Lgs. n, 40 del 2006 e prestandosi ad essere trattato con il procedimento di cui all’art. 380 bis c.p.c., nel testo anteriore alla L. n. 69 del 2009, è stata redatta relazione ai sensi di detta norma, che è stata notificata agli avvocati delle parti costituite e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

p. 3. Parte resistente ha depositato memoria.

Considerato quanto segue:

1. Nella relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., si sono svolte le seguenti considerazioni:

“(…) 3. – Il ricorso appare inammissibile perchè proposto senza l’osservanza dell’art. 366 bis c.p.c., applicabile ad esso nonostante l’abrogazione intervenuta il 4 luglio 2009 per effetto della L. n. 69 del 2009, art. 47. L’art. 58, comma 5, della legge ha, infatti, sostanzialmente disposto che la norma abrogata rimanesse ultrattiva per i ricorsi notificati come quello in esame, che è stato introdotto nel novembre del 2009 – dopo quella data avverso provvedimenti pubblicati, come quello impugnato, anteriormente (si vedano: Cass. (ord.) n. 7119 del 2010; Cass. n. 6212 del 2010 Cass. n. 26364 del 2009; Cass. (ord.) n. 20323 del 2010).

I due motivi su cui il ricorso si fonda – deducenti “violazione e /o falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363, 1813, 1842 e 1852 c.c. in relazione all’art. 360 n. 3 e n. 5 c.p.c.” e “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 474 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 5 – non si concludono con la formulazione del prescritto quesito di diritto, mentre il secondo, per la parte in cui dedurrebbe vizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, non si conclude e nemmeno contiene il momento di sintesi espressivo della cd. “chiara indicazione”, cui alludeva l’art. 366 bis c.p.c. (si veda, fra tante, Cass. sez. un. n. 20603 del 2007).

L’esistenza della causa di inammissibilità rende superfluo esaminare l’eccezione di rito della resistente, peraltro relativa ad altro intimato”.

p. 2. Il Collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione, alle quali nulla è necessario aggiungere.

Nella memoria parte resistente insiste nella sua eccezione di rito, assorbita dalla rilevata causa di inammissibilità.

Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza nel rapporto fra ricorrente e resistente e si liquidano in dispositivo, tenendo conto che la memoria si è inutilmente incentrata solo sulla riproposizione della questione indicata come assorbita dalla relazione e, quindi, facendo applicazione del D.M. n. 127 del 2004, art. 4, comma 2.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente alla rifusione alla resistente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro cinquemilaquattrocento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 9 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 11 luglio 2011

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