Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15209 del 01/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 01/06/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 01/06/2021), n.15209

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4133-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, presso l’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.D.P., elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio

dell’Avvocato ANTONINO DIERNA, rappresentato e difeso dall’Avvocato

GIUSEPPE VACCARO giusta procura speciale estesa a margine del

controricorso

e

RISCOSSIONE SICILIA S.p.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione, rappresentata e difeso dall’Avvocato

GIOVANNI DISTEFANO giusta procura speciale estesa in calce alla

copia notificata del ricorso per cassazione;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 3134/16/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della SICILIA, depositata il 13/9/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

ANTONELLA DELL’ORFANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Agenzia delle entrate propone ricorso, affidato ad unico motivo, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia aveva dichiarato inammissibile, in quanto tardivo, l’appello avverso la sentenza n. 36/2013 della Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa in accoglimento del ricorso proposto da D.D.P. avverso cartelle esattoriali;

il contribuente resiste con controricorso ed ha depositato memoria difensiva, il Concessionario, parimenti costituitosi con controricorso, aderisce alle conclusioni della ricorrente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. con unico motivo si denuncia violazione di norme di diritto (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 51,artt. 88,326,327,395,396 c.p.c., e 111 Cost.) per avere la CTR dichiarato inammissibile l’appello in quanto tardivamente proposto a seguito della notifica, da parte del contribuente, di ricorso per revocazione della sentenza di primo grado, senza tener conto dell’abuso, da parte di quest’ultimo, del rimedio processuale in questione, in quanto non suffragato da alcun errore di fatto – come tale dichiarato inammissibile con sentenza n. 3030/02/2014 della CTP di Siracusa – ed avente come unico fine di precostituirsi la possibilità di addurre la tardività dell’appello eventualmente proposto dalla parte avversaria;

1.2. la censura in esame è infondata;

1.3. va ribadito, anche nella presente sede, l’orientamento consolidato di questa Corte in merito all’equivalenza tra notificazione della sentenza e notificazione dell’istanza di revocazione per la decorrenza del termine breve (cfr. Cass. n. 4918 del 2001; conformi Cass. n. 22220 del 2019, Cass. n. 16828 del 2015, non massimata, Cass. n. 7261 del 2013, Cass. n. 21718 del 2012, non massimata);

1.4. la ragione che in questi casi giustifica il decorso del termine c.d. breve a carico dell’impugnante è che, presupponendo l’esercizio della prima impugnazione la conoscenza della sentenza impugnata ricorre, invero, esattamente la situazione di notum tacere realizzata dalla notificazione della sentenza, cui allude l’art. 326 c.p.c., comma 1;

1.5. invero, se la conoscenza della sentenza per effetto della notificazione al difensore (art. 285 c.p.c., in relazione all’art. 170 c.p.c., comma 1) si realizza tramite la consegna da parte dell’ufficiale giudiziario fidefacente al riguardo della copia integrale della stessa, è evidente che” quando il difensore della parte esercita per conto di questa il diritto di impugnazione, il notum facere relativo alla sentenza, idoneo al decorso del termine per impugnare, si realizza a maggior ragione nel momento in cui alla redazione dell’atto di impugnazione (atto interno alla sfera del mandato alle liti) segue l’esternazione nel processo con effetti per tutte le sue parti tramite la notificazione dell’impugnazione (e nel caso ve ne siano più con effetto dall’ultima notificazione);

1.6. la conoscenza della sentenza è, infatti, rivelata nel processo dalla necessaria implicazione che deriva dall’essere essa sottoposta a critica mediante un’impugnazione, e detta conoscenza, poi, è rivelata sempre tramite atto dell’ufficiale giudiziario, cioè tramite la notificazione dell’impugnazione;

1.7. non si tratta di interpretazione analogica, perchè l’ipotesi di conoscenza legale idonea al decorso del termine breve, che si è individuata, non riguarda un equipollente della notificazione, ma semplicemente un modo di realizzazione proprio del suo effetto, tra l’altro provocato dalla stessa parte riguardo alla quale al notum facere relativo alla sentenza è dato rilievo, e, quindi, l’operazione ermeneutica è semmai un’interpretazione meramente estensiva, che, com’è noto, è ammissibile pur in presenza di norme eccezionali (così Cass. n. 21718/2012, cit.);

1.8. con riguardo, inoltre, alle doglianze di parte ricorrente circa l’abuso dello strumento processuale della revocazione da parte del contribuente, va premesso che il principio del giusto processo, espresso dall’art. 111 Cost., comma 1, non consente più di utilizzare, per l’accesso alla tutela giudiziaria, metodi divenuti incompatibili con valori avvertiti come preminenti ai fini di un efficace ed equo funzionamento del servizio della giustizia, ed impedisce, perciò, di accordare protezione ad una pretesa priva di meritorietà e caratterizzata per l’uso strumentale del processo (cfr. Cass. n. 28286 del 2011), con la conseguenza, che le norme processuali vanno interpretate in modo da evitare lo spreco di energie giurisdizionali (cfr. Sez. Un. 12310 del 2015);

1.9. limitando l’analisi agli approdi giurisprudenziali più significativi, si è rinvenuto abuso degli strumenti processuali: – nella parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria di una determinata somma di denaro, dovuta allo stesso soggetto in forza di un unico rapporto obbligatorio (cfr. Sez. Un. 23726 del 2007); – nel frazionamento della tutela giurisdizionale da parte dell’unico danneggiato, mediante la proposizione di distinte domande, parcellizzando l’azione extracontrattuale di danno derivante da un unico fatto illecito (cfr. Cass. n. 28286 del 2011); – nel frazionamento della tutela giurisdizionale in tema di licenziamento, mediante la proposizione di due distinti giudizi lamentando, in uno, solo vizi formali e, nell’altro, vizi di merito, con conseguente disarticolazione dell’unitario rapporto sostanziale nascente dallo stesso fatto (cfr. Cass. n. 4867/2016); – nel mancato uso della nomale diligenza nell’iscrivere ipoteca sui beni per un valore proporzionato rispetto al credito garantito, secondo i parametri individuati nella legge (artt. 2875 e 2876 c.c.), così ponendo in essere, mediante l’eccedenza del valore dei beni rispetto alla cautela, un abuso del diritto della garanzia patrimoniale in danno del debitore (cfr. Cass. n. 6533 del 2016); in materia tributaria nei casi di definizione delle liti tributarie pendenti in presenza di elementi dai quali emerga, in modo evidente e inequivoco, il carattere meramente fittizio e artificioso della controversia principale, instaurata, nonostante la palese tardività, al solo fine di creare il presupposto per poter fruire del beneficio (cfr. Cass. n. 18445 del 2016; Cass. n. 210 del 2014);

1.10. sussiste, pertanto, abuso del processo allorquando lo strumento processuale viene azionato per conseguire finalità estranee o addirittura contrarie rispetto a quelle per cui l’ordinamento appresta lo strumento di tutela per la posizione sostanziale della parte, laddove, tuttavia, nel caso in specie, l’inammissibilità dell’appello non trova fonte diretta nel preteso abuso processuale del contribuente nel proporre istanza di revocazione della sentenza di primo grado, dovendo altresì porre in rilievo che il divieto dell’uso deviato, o indiretto, degli strumenti processuali, analogamente a quanto già affermato da questa Corte con riguardo al dovere delle parti di comportarsi in giudizio con lealtà e probità (cfr. Cass. n. 10247 del 1998, Cass. n. 2593 del 1983), non può considerarsi violato qualora gli effetti vantaggiosi discendano soltanto in conseguenza di un concorrente difetto di normale diligenza della controparte, come nel presente caso, in cui è incontestata la proposizione dell’appello oltre il termine breve di sessanta giorni dalla notifica del ricorso per revocazione della sentenza di primo grado;

2. sulla scorta di quanto sin qui illustrato il ricorso va respinto;

3. le spese di lite seguono la soccombenza tra la ricorrente ed il controricorrente D.D., con liquidazione come da dispositivo, mentre sussistono i presupposti per compensare integralmente, tra il predetto controricorrente ed il concessionario, le spese del grado stante quanto evidenziato in motivazione circa la tardiva proposizione dell’appello da parte della sola Agenzia delle entrate.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore del controricorrente D.D., liquidate in Euro 7.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento ed agli accessori di legge, se dovuti; compensa integralmente le spese di lite tra il Concessionario ed il controricorrente D.D..

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, tenutasi in modalità da remoto, della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 giugno 2021

 

 

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