Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15177 del 20/06/2017

Cassazione civile, sez. III, 20/06/2017, (ud. 03/05/2017, dep.20/06/2017),  n. 15177

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 12296 del ruolo generale dell’anno

2015, proposto da:

D.F. (C.F.: (OMISSIS)) rappresentata e difesa, giusta

procura in calce al ricorso, dall’avvocato Luigia Carla Germani

(C.F.: (OMISSIS));

– ricorrente –

nei confronti di:

B.M. (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso, giusta

procura in calce al controricorso, dall’avvocato Manlio Lucia (C.F.:

(OMISSIS));

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Milano n.

751/2015, depositata in data 16 febbraio 2015, e notificata in data

11 marzo 2015;

udita la relazione sulla causa svolta alla camera di consiglio del 3

maggio 2017 dal Consigliere Tatangelo Augusto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.F. ha agito in giudizio nei confronti di B.M. per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di abusi sessuali da quest’ultimo posti in essere nei suoi confronti quando entrambi erano minorenni.

La domanda è stata rigettata dal Tribunale di Milano, che ha ritenuto il convenuto incapace di intendere e di volere all’epoca dei fatti.

La Corte di Appello di Milano ha confermato la decisione di primo grado.

Ricorre la D., sulla base di un unico motivo.

Resiste con controricorso il B..

Il ricorso è stato trattato in camera di consiglio, in applicazione dell’art. 375 c.p.c., e art. 380 – bis c.p.c., comma 1.

Parte ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., comma 1.

Il collegio ha disposto che sia redatta motivazione in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

E’ pregiudiziale ed assorbente il rilievo dell’improcedibilità del ricorso, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2.

La ricorrente D. ha dedotto, nel suddetto ricorso (notificato in data 7 maggio 2015), che la sentenza impugnata, pubblicata in data 16 febbraio 2015, le sarebbe stata notificata telematicamente in data 11 marzo 2015.

Ha però prodotto esclusivamente la copia conforme della sentenza in questione, senza copia della relazione di notificazione (e precisamente, trattandosi di notificazione avvenuta in via telematica, il relativo documento telematico ovvero, in mancanza della possibilità di produrre direttamente quest’ultimo, la copia cartacea di esso con attestazione di conformità all’originale telematico ricevuto a mezzo P.E.C.).

Nè al deposito della copia conforme della sentenza con la relazione di notificazione ha provveduto il controricorrente.

Ciò emerge dall’esame del fascicolo processuale effettuato in concreto dalla Corte, ed è del resto attestato sia dal contenuto dell’indice dei documenti prodotti in allegato al ricorso, riprodotto anche sulla copertina del fascicolo di parte ricorrente (dove, al n. 1, è richiamata la “copia autentica uso Cassazione sentenza n. 751/15 della Corte d’Appello di Milano sezione 2 civile”, senza alcun riferimento alla relazione di notificazione della stessa), sia dal contenuto della nota di deposito e iscrizione a ruolo della ricorrente in data 21 maggio 2015, sottoscritta e vistata dal Cancelliere dell’Ufficio Depositi (che, al n. 5, indica la “copia autentica del provvedimento impugnato”, ancora una volta senza alcun riferimento alla relazione di notificazione).

Altrettanto è a dirsi con riguardo alla produzione del controricorrente. Nell’ambito di questa – e benchè nella relativa nota di deposito e iscrizione a ruolo del 2 luglio 2015, sottoscritta e vistata dal Cancelliere dell’Ufficio Depositi, risulterebbe compresa la “copia autentica del provvedimento impugnato”, anche se pur sempre senza alcun accenno alla relazione di notificazione – non risulta in realtà neanche in concreto rinvenibile la suddetta copia conforme, e la stessa in effetti non risulta neanche indicata come prodotta in allegato al ricorso, nè richiamata nell’indice del relativo fascicolo processuale di parte.

Il ricorso va pertanto dichiarato improcedibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Va esclusa l’attestazione di sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17,risultando la ricorrente ammessa al gratuito patrocinio.

PQM

 

La Corte:

– dichiara improcedibile il ricorso;

– condanna la ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 2.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, ed oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 3 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA