Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15176 del 22/07/2016


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Cassazione civile sez. trib., 22/07/2016, (ud. 30/06/2016, dep. 22/07/2016), n.15176

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CANZIO Giovanni – Presidente –

Dott. NOVIK Adet Toni – Consigliere –

Dott. DAVIGO Piercamillo – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. CENTONZE Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1568-2010 proposto da:

L.D.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F. DENZA

20, presso lo studio dell’avvocato LAURA ROSA, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato LORENZO DEL FEDERICO giusta delega a

margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE CENTRALE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 91/2008 della COMM.TRIB.REG. di L’AQUILA,

depositata il 25/11/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/06/2016 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;

udito per il ricorrente l’Avvocato ROSA LAURA che si riporta al

ricorso e alla memoria depositati e chiede l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI Anna Maria, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L.D.G. impugnava l’avviso di accertamento emesso all’Agenzia delle Entrate di Sulmona con il quale, a seguito di accesso che aveva evidenziato l’esistenza di due magazzini non denunciati, e nei quali erano stati rinvenuti dei beni da considerarsi come cessioni e non come rimanenze di magazzino, era stato determinato un maggior reddito imponibile per l’anno 1999 ai fini delle imposte dirette ed IVA. Assumeva il ricorrente che in sede di determinazione del costo del venduto non si era tenuto conto del valore delle merci andate distrutte a seguito di un nubifragio, evidenziando altresì l’eccessività della percentuale di ricarico applicata.

LA CTP di L’Aquila accoglieva in parte il ricorso, ritenendo non provata la perdita delle merci a seguito dell’evento atmosferico, ma rideterminava la percentuale di ricarico, in misura inferiore a quella ritenuta applicabile dall’Ufficio.

Il contribuente proponeva appello e, proposto appello incidentale anche da parte dell’Ufficio, la CTR di L’Aquila con la sentenza n. 91/6/08 del 25/11/2008 rigettava entrambi i gravami.

Rilevava che, atteso il tenore del D.P.R. n. 441 del 1997, art. 2, comma 3 la documentazione prodotta dal contribuente non appariva idonea a dimostrare il valore complessivo dei beni perduti, mentre quanto alla percentuale di ricarico, sosteneva che entrambi gli appelli spiegati sul punto, non fornivano argomentazioni in grado di far ritenere incongrua la valutazione espressa dal giudice di primo grado.

Ha chiesto la cassazione di tale sentenza L.D.G. sulla base di tre motivi illustrati anche da memorie ex art. 378 c.p.c. L’Agenzia delle Entrate non ha svolto difese in questa fase.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si denunzia la violazione del D.P.R. n. 441 del 1997, art. 2, comma 3 nonchè dell’art. 53 Cost.

Deduce il contribuente che la sentenza impugnata aveva escluso ogni rilevanza alle circostanze, sebbene documentate, relative all’intervenuto allagamento dei propri locali ed alla perdita della merce ivi allocata.

La norma in questione prevede che la presunzione di cessione delle merci non rinvenute in magazzino possa essere vinta, per il caso di perdite di beni riconducibili ad eventi fortuiti, accidentali o comunque indipendenti dalla volontà del soggetto, mediante la produzione di idonea documentazione fornita da un organo della pubblica amministrazione, o, in mancanza, con dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà resa entro trenta giorni dall’evento o dalla data in cui se ne ha conoscenza, documentazione dalla quale risulti il valore complessivo dei beni perduti.

Assume che con il ricorso introduttivo del giudizio aveva allegato copia della relazione di intervento dei VV.FF. di L’Aquila in occasione del nubifragio del 28 maggio 1999, che attestava l’intervento presso il proprio magazzino, nonchè il rinvenimento di merce danneggiata, con allegazione al rapporto di un prospetto riepilogativo delle fatture relative ai beni mobili danneggiati.

Nonostante tale produzione documentale la CTR aveva negato il superamento della presunzione, violando in tal modo la previsione normativa di cui sopra.

Viene pertanto formulato il seguente quesito di diritto “se ai sensi del D.P.R. n. 441 del 1997, art. 2, comma 3, sia idoneo a vincere la presunzione di cessione dei beni mobili, non rinvenuti in sede di verifica in magazzino, il rapporto dei Vigili del Fuoco dal quale risultino l’avvenuto allagamento del magazzino in cui era stipato il mobilio a causa di un nubifragio, l’elenco dettagliato dei mobili che vi erano depositati, il costo d’acquisto di detti beni come da relative fatture espressamente ed analiticamente indicate, a nulla rilevando che nel rapporto medesimo il verbalizzante abbia dichiarato di non essere in grado di quantificare i danni subiti per essere i mobili imballati, richiedendo la norma l’identificazione del valore complessivo dei beni perduti, e non la stima dei danni come sostenuto da questa difesa; ovvero se la circostanza che, nel loro rapporto, i Vigili del Fuoco intervenuti sul posto non siano stati in grado di fare al momento una stima dei danni, privi il rapporto stesso di efficacia probante ai fini del superamento della presunzione di cessione (come sostenuto dall’Ufficio nei propri atti e ritenuto dalla CTR)”.

1.1. Reputa il Collegio che il motivo debba essere rigettato.

Ed, invero, la censura sebbene prospettata in riferimento alla violazione ovvero falsa applicazione di legge, in realtà mira a sollecitare un diverso apprezzamento dei fatti di causa.

In tal senso, costituisce principio consolidato nella giurisprudenza della Corte quello secondo cui (cfr. ex multis Cass. n. 26307/2014; Cass. S.U. n. 10313/2006) in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione.

In tale prospettiva, per aversi violazione di legge è necessario che la fattispecie concreta sia stata fatta rientrare in una norma che non le si addice, senza che quindi sia contestata anche la ricostruzione del fatto giuridicamente rilevante.

Tornando al caso in esame, e premesso che la norma che si assume essere stata violata riconosce efficacia liberatoria dalla presunzione di cessione di beni ad atti della P.A. che provino la perdita dei beni medesimi dovuta ad eventi fortuiti o accidentali, a fronte di una valutazione del giudice di merito, che non ha negato l’efficacia in sè della documentazione invocata dal ricorrente per riprodurre gli effetti della norma, ma piuttosto la sua idoneità probatoria circa il valore complessivo dei beni perduti, appare evidente che la doglianza non investe la corretta applicazione della legge, quanto la ricostruzione delle rilevanza probatoria del documento, e quindi la ricostruzione del fatto giuridicamente rilevante.

Ed in tal senso la censura mira sostanzialmente a sollecitare una rivisitazione degli apprezzamenti in fatto compiuti dal giudice di merito, che ancorchè esplicitati in maniera stringata non denotano irrazionalità o incongruenze, posto che la lettura della relazione di intervento dei VV.FF. invocata da parte ricorrente, non consente effettivamente di apprezzare se e quali beni siano stati effettivamente danneggiati in conseguenza del nubifragio che ha interessato il locale del contribuente, essendosi nella stessa a tal riguardo affermato che non era stato possibile quantificare i danni al mobilio custodito, essendo lo stesso incellofanato ed imballato.

2. Con il secondo motivo di ricorso si denunzia l’insufficiente motivazione su di un fatto controverso e decisivo, relativamente all’apprezzamento compiuto dalla CTR in merito all’inidoneità della documentazione predisposta dai VV.FF. a provare la perdita subita dal contribuente.

2.1 Orbene rileva il Collegio che il procedimento in oggetto, ratione temporis risulta sottoposto alla previsione di cui all’art. 366 bis c.p.c., nella cui vigenza la Corte ha costantemente affermato che anche nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’illustrazione di ciascun motivo di ricorso per cassazione deve contenere – a pena di inammissibilità – la chiara indicazione, sintetica e autonoma, del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assuma omessa o contraddittoria, ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione e la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze, in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità. Tale requisito non può dirsi rispettato qualora solo la completa lettura della complessiva illustrazione del motivo – all’esito di una attività svolta dal lettore e non di una indicazione da parte del ricorrente – consenta di comprendere il contenuto e il significato delle censure, in quanto la ratio che sottende la disposizione indicata è associata alle esigenze deflattive del filtro di accesso alla suprema Corte, la quale deve essere posta in condizione di comprendere, dalla lettura del solo quesito, quale sia l’errore commesso dal giudice di merito (cfr. da ultimo Cass. n. 13238/2014; Cass. n. 4782/2013).

Il motivo in esame per come formulato si palesa quindi inammissibile, atteso che pur risolvendosi nella doglianza di vizi della motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, risulta del tutto privo della formulazione del quesito di sintesi, così come sopra esplicato.

3. Con il terzo motivo di ricorso si lamenta l’insufficiente motivazione su di un fatto controverso e decisivo e precisamente per quanto attiene alla corretta individuazione della percentuale di ricarico, che la CTR ha confermato nella medesima misura stabilita dalla CTP. Assume invece il ricorrente che con uno specifico motivo di appello, di cui riporta ampi stralci in ricorso, aveva sottoposto a critica le argomentazioni del giudice di primo grado, evidenziando anche le incongruenze e gli errori commessi dalla CTP (applicazione di una percentuale di sconto media, che non tiene conto delle diverse percentuali di sconto praticate dai fornitori e della diversa incidenza sul volume complessivo delle vendite dei vari fornitori) e che a fronte di tali argomentazioni la CTR si è limitata ad affermare che gli argomenti addotti dal ricorrente (così come dall’amministrazione che a sua volta aveva proposto appello incidentale) non fornivano elementi tali per far ritenere incongruo il ricarico determinato dalla CTP. 3.1. Orbene rileva il Collegio che il procedimento in oggetto, ratione temporis risulta sottoposto alla previsione di cui all’art. 366 bis c.p.c., nella cui vigenza la Corte ha costantemente affermato che anche nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’illustrazione di ciascun motivo di ricorso per cassazione deve contenere – a pena di inammissibilità – la chiara indicazione, sintetica e autonoma, del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assuma omessa o contraddittoria, ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione e la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze, in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità. Tale requisito non può dirsi rispettato qualora solo la completa lettura della complessiva illustrazione del motivo – all’esito di una attività svolta dal lettore e non di una indicazione da parte del ricorrente – consenta di comprendere il contenuto e il significato delle censure, in quanto la ratio che sottende la disposizione indicata è associata alle esigenze deflattive del filtro di accesso alla suprema Corte, la quale deve essere posta in condizione di comprendere, dalla lettura del solo quesito, quale sia l’errore commesso dal giudice di merito (cfr. da ultimo Cass. n. 13238/2014; Cass. n. 4782/2013).

Il motivo in esame per come formulato si palesa quindi inammissibile, atteso che pur risolvendosi nella doglianza di vizi della motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, risulta del tutto privo della formulazione del quesito di sintesi, così come sopra esplicato.

4. Il ricorso deve essere pertanto rigettato, ma nulla deve disporsi per le spese atteso che l’intimata in questa fase non ha svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta della Corte Suprema di Cassazione, il 30 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2016

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