Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1516 del 25/01/2021

Cassazione civile sez. lav., 25/01/2021, (ud. 11/11/2020, dep. 25/01/2021), n.1516

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARIENZO Rosa – Presidente –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2395-2019 proposto da:

F.M.A., elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO

VITTORIO EMANUELE II n. 18, presso lo studio dell’avvocato COMENICO

IARIA (STUDIO LEGALE LESSONA), che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PISA, in persona del Rettore pro tempore,

in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e

difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici

domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 25731/2018 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 15/10/2018 R.G.N. 19052/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/11/2020 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO PAOLA, che ha concluso per inammissibilità, in

subordine rigetto.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza pubblicata in data 21 agosto 2012, la Corte di Appello di Firenze ha confermato la pronuncia di primo grado con la quale, dichiarato il difetto di giurisdizione per il periodo anteriore al 1 luglio 1998, l’Università di Pisa era stata condannata ad attribuire a F.M.A. il trattamento normativo della qualifica di Ispettore Generale di Ragioneria e a corrisponderle le conseguenti differenze retributive con decorrenza 1.7.98, quantificate in Euro 130.197,38 fino al 31.12.2007.

2. Proposto ricorso per cassazione dall’Università, con ordinanza n. 25731 del 2018, questa Corte ha respinto i primi due motivi di ricorso, ma ha accolto il terzo con cui si lamentava l’omessa pronuncia ai sensi dell’art. 112 c.p.c. per non avere la Corte di Appello “pronunciato sull’eccezione di prescrizione formulata dall’Università”.

L’ordinanza ha così argomentato sulla fondatezza del motivo: “la sentenza impugnata è viziata per aver omesso di pronunciare sull’eccezione relativa alla decorrenza della prescrizione decennale sull’eventuale diritto all’inquadramento e quinquennale sulle differenze retributive, dal momento in cui l’amministrazione avrebbe dovuto adottare il provvedimento di riconoscimento della qualifica; la stessa avrebbe dovuto essere presa autonomamente in considerazione, perchè proposta dall’amministrazione nell’atto introduttivo del giudizio, e non già, come ipotizza la difesa di parte controricorrente, ritenuta risolta implicitamente attraverso il riferimento alla conferma integrale da parte della Corte di Appello della sentenza di primo grado, la quale ha statuito in merito all’eccepita prescrizione”.

3. Per la revocazione di tale ordinanza ha proposto ricorso F.M.A., con unico articolato motivo; ha resistito con controricorso l’Università degli Studi di Pisa tramite l’Avvocatura Generale dello Stato.

Parte ricorrente ha anche comunicato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il motivo di revocazione ex art. 391 bis c.p.c., in relazione all’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, la ricorrente lamenta “un manifesto errore di fatto” in cui sarebbe incorsa questa Corte, evincibile dal contenuto degli atti processuali oggetto di cognizione.

Precisamente avrebbe erroneamente ritenuto che l’Università di Pisa, “anche nel grado di appello, avesse coltivato quell’eccezione di intervenuta prescrizione che la medesima aveva formulato in primo grado e che era stata rigettata, perchè infondata, dal giudice di prime cure”. “In realtà – prosegue l’istante – tale motivo di ricorso in appello non è stato in alcun modo proposto, cosicchè il medesimo avrebbe dovuto ritenersi rinunciato, con la conseguente formazione, sul punto, di un giudicato interno”.

2. Il ricorso per revocazione non può trovare accoglimento.

2.1. Opportuno premettere i consolidati principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità nell’interpretazione dell’ipotesi di revocazione di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4.

Invero tale ipotesi sussiste se la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa; vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita.

Pacificamente per questa Corte tale genere di errore presuppone il contrasto tra due diverse rappresentazioni dello stesso oggetto, emergenti una dalla sentenza e l’altra dagli atti e documenti processuali, purchè, da un lato, la realtà desumibile dalla sentenza sia frutto di supposizione, e non di valutazione o di giudizio e, dall’altro, quella risultante dagli atti e documenti non sia stata contestata dalle parti (per tutte Cass. SS.UU. n. 5303 del 1997; v. poi Cass. SS.UU. n. 561 del 2000; Cass. SS.UU. n. 15979 del 2001; Cass. SS.UU. n. 23856 del 2008; Cass. SS.UU. n. 4413 del 1016).

Pertanto in generale l’errore non può riguardare la violazione o falsa applicazione di norme giuridiche ovvero la valutazione e l’interpretazione dei fatti storici; deve avere i caratteri dell’assoluta evidenza e della semplice rilevabilità sulla base del solo raffronto tra la sentenza impugnata e gli atti e i documenti di causa, senza necessità di argomentazioni induttive o di particolari indagini ermeneutiche; deve essere essenziale e decisivo, nel senso che tra la percezione asseritamente erronea da parte del giudice e la decisione da lui emessa deve esistere un nesso causale tale che senza l’errore la pronuncia sarebbe stata diversa (tra le ultime v. Cass. n. 14656 del 2017).

In particolare, secondo il consolidato orientamento di questa Corte (Cass. n. 22569 del 2013; n. 4605 del 2013; n. 16003 del 2011) fuoriesce dal travisamento rilevante ogni errore che attinga la interpretazione del quadro processuale che esso denunziava, in coerenza con una scelta che deve lasciar fermo il valore costituzionale della insindacabilità delle valutazioni di fatto e di diritto della Corte di legittimità.

Inoltre non è idoneo ad integrare un errore revocatorio l’ipotizzato travisamento, da parte della Corte di cassazione, di dati giuridico-fattuali acquisiti attraverso la mediazione delle parti e l’interpretazione dei contenuti espositivi degli atti del giudizio, e dunque mediante attività valutativa, insuscettibile in quanto tale – quand’anche risulti errata – di revocazione (Cass. n. 14108 del 2016; Cass. n. 13181 del 2013).

2.2. Ciò posto, la revocazione della F. non è accoglibile per la concorrenza di una duplice ragione, ciascuna sufficiente a determinarne il rigetto.

Nella specie, parte ricorrente individua l’errore revocatorio nel fatto che l’ordinanza impugnata avrebbe ritenuto proposto dall’Università un motivo di appello relativo all’eccezione di prescrizione respinta in primo grado, motivo che in realtà non risultava proposto.

Tuttavia in alcun punto dell’ordinanza impugnata si legge esplicitamente che il Collegio ha considerato che quel motivo ci fosse e, quindi, in alcun punto si afferma essere sussistente un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa e sul quale sia stata fondata la decisione. Piuttosto la decisione appare radicata sul rilievo che l’eccezione di prescrizione “avrebbe dovuto essere presa autonomamente in considerazione, perchè proposta dall’amministrazione nell’atto introduttivo del giudizio”; in mancanza di qualsivoglia riferimento al giudizio d’appello, la proposizione è da intendersi evidentemente al primo atto con il quale, nel giudizio di primo grado, l’ente ha eccepito la prescrizione. Conferma tale lettura la circostanza che quel Collegio ha ritenuto che l’eccezione avrebbe dovuto essere presa “autonomamente” in considerazione e questa è evidentemente una valutazione di tipo giuridico, che non può certo essere sindacata in sede di revocazione.

Peraltro, la circostanza che un certo fatto non sia stato considerato dal giudice non implica necessariamente che quel fatto sia stato espressamente negato nella sua materiale esistenza (potendo, invece, esserne stata implicitamente negata la rilevanza giuridica ai fini del giudizio), perchè, altrimenti, si ricondurrebbe all’ambito del giudizio per revocazione, piuttosto che nell’ordinario giudizio di impugnazione, ogni fatto che non sia stato espressamente considerato nella motivazione giudiziale (Cass. n. 3200 del 2017).

Tanto introduce al secondo profilo di inammissibilità espressamente eccepito dalla resistente, atteso che, in tema di revocazione, l’art. 395 c.p.c., n. 4, circoscrive la rilevanza e decisività dell’errore di fatto al solo caso in cui esso non abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza abbia pronunciato.

Nella specie, nello stesso terzo motivo dell’originario ricorso per cassazione dell’Università, poi accolto, l’Avvocatura dello Stato aveva specificamente lamentato che la Corte toscana non si era pronunciata “sul profilo della prescrizione, pure subordinatamente sottoposto all’esame del giudice d’appello, così come risulta dal contento del ricorso, pag. 3 (all. 1 fascicolo Corte d’Appello) il cui passaggio” viene pure testualmente trascritto.

A ciò aveva replicato il controricorso della F. in cui si era, invece, sostenuto che la questione della prescrizione non era stata sollevata con l’atto di appello dell’amministrazione.

Pertanto sulla questione controversa si è formato il contraddittorio, essendo irrilevante che l’Università non abbia a sua volta replicato al controricorso avverso, atteso che il punto controverso era stato devoluto alla cognizione del Collegio da entrambe le parti: l’una affermando che il profilo della prescrizione era stato “subordinatamente sottoposto all’esame del giudice d’appello”; l’altra invece negando che la questione della prescrizione fosse stata riproposta in appello. Sul punto controverso l’ordinanza impugnata ha provveduto affermando che l’eccezione, già sollevata in primo grado, avrebbe dovuto essere presa “autonomamente” in considerazione e non implicitamente “risolta” con la conferma della sentenza di primo grado, il che implica un’attività di giudizio, riguardante anche la valutazione del contenuto espositivo di atti processuali, che non è suscettibile di riesame in questa sede.

Invero, ai sensi degli artt. 395, n. 4, e 391 -bis c.p.c., perchè si sia in presenza di un punto “controverso” è sufficiente che il fatto sia stato oggetto di contestazione tra le parti, cioè di posizioni contrapposte, e abbia così dato luogo a materia di contrasto e di dibattito, a fronte della quale la pronuncia del giudice non si può configurare come pura svista percettiva, ma assume necessariamente natura di valutazione e di giudizio, sottraendosi come tale al rimedio revocatorio (cfr. Cass. n. 14929 del 2018).

3. Conclusivamente il ricorso va respinto, con spese che seguono la soccombenza liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (cfr. Cass. SS.UU. n. 4315 del 2020).

PQM

La Corte rigetta il ricorso per revocazione e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite liquidate in Euro 5.250,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2021

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